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Oncologia

Seno: perché l’attività fisica riduce il rischio di tumore

pubblicato il 17-04-2014
aggiornato il 11-07-2017

Recenti dati indicano i benefici dell’esercizio fisico costante a qualunque età. I consigli sulle attività da preferire

Seno: perché l’attività fisica riduce il rischio di tumore

Fra le parole d’ordine contro il cancro ce n’è una molto semplice: muoversi. I benefici dell’esercizio fisico sono ormai noti e dall’ultima European Breast Cancer Conference è arrivata una conferma importante: fare attività fisica con costanza riduce del 12 per cento il rischio di ammalarsi di tumore al seno per le donne di qualunque età e peso corporeo.

 

L’ANALISI

Mathieu Boniol, dell’Istituto internazionale di ricerca sulla prevenzione di Lione e autore dello studio, ha spiegato: «Abbiamo considerato tutti gli studi sulla relazione fra cancro al seno e esercizio fisico apparsi finora». Vale a dire 37 studi clinici che negli ultimi 27 anni hanno coinvolto quattro milioni di donne. Da notare, sottolineano gli autori, che il beneficio è risultato indipendente dal peso corporeo e dall’età delle donne, il che conferma che l’azione anticancro dell’attività fisica deriva da diversi processi, non solo dal controllo della bilancia.


 

PERCHE’ FA BENE

Ecco cosa ne pensa Daniela Lucini, professore associato Università di Milano, internista e specialista in psicologia clinica, responsabile dell’unità di Medicina dell’esercizio e patologie funzionali dell’Istituto Clinico H­­­­umanitas di Rozzano: «E’ ormai dimostrato che correggere alcuni aspetti dello stile di vita (attività fisica, alimentazione, fumo e stress) ha una funzione preventiva nei confronti dei tumori in generale e, in particolare, dei tumori di seno e colon». Fare movimento fa bene per vari motivi: «L’attività fisica aiuta a modulare il sistema immunitario da cui dipende, a sua volta, la modulazione della malattia oncologica. Aiuta a controllare il peso corporeo, che ha una relazione strettissima con il rischio di tumore. Influenza aspetti del metabolismo legati ai meccanismi di insulinoresistenza. Inoltre, esistono benefici sulla modulazione del sistema nervoso autonomo, più spesso correlata con le malattie cardiovascolari, ma che ha anche importanti correlazioni con il controllo immunologico». Va poi detto che esiste un effetto virtuoso, per cui, spiega Daniela Lucini: «Chi svolge attività fisica o inizia a praticarla in genere tende ad adottare altri comportamenti salutari: mangia in maniera più corretta, non fuma, beve poco alcol».

 

QUALE ATTIVITA’?

Non tutti i tipi di esercizio portano gli stessi benefici. «Le linee guida internazionali indicano una riduzione di mortalità per tutte le malattie, tumori compresi, con un esercizio di tipo aerobico detto di “endurance”, ovvero tutte quelle attività che fanno muovere il corpo intero: correre, camminare, andare in bicicletta, nuotare». Quanto e con quale frequenza? «L’attività fisica - prosegue la professoressa Lucini - andrebbe prescritta come un farmaco e, esattamente come il tipo, la dose e la durata dei medicinali, anche il tipo, l’intensità e la frequenza dell’esercizio andrebbero misurati sulla persona. In generale, però, suggeriamo almeno 30 minuti di attività fisica aerobica al giorno (camminare, andare in bicicletta, nuotare, ndr), almeno 5 giorni a settimana. L’intensità dovrebbe essere moderata, tale da permetterci di svolgerla senza troppa fatica, ma da lasciarci alla fine un po’ sudati».


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TRA IL DIRE E IL FARE

Perchè si parla tanto di attività fisica ma poi la si pratica col contagocce? Secondo l’Istat (dati 2010) il 38% degli italiani dichiara di non praticare alcuna attività fisica. I dati 2010 del Coni indicano che in Italia praticano sport 71 donne ogni 100 uomini (nel 1995 erano 61). Risponde Lucini: «Si fa fatica. Cambiare stile di vita è più impegnativo di prendere una pillola, significa assumersi una responsabilità. Se si sta bene, si tende a sottovalutare il beneficio della prevenzione e il piacere legato allo sport, che fa star meglio anche chi non è malato. I medici, infine, spesso non se ne occupano o lo fanno con superficialità». Uno degli aspetti più interessanti dello studio è che l’effetto benefico dell’esercizio è risultato indipendente dall’età delle donne e dal “curriculum” sportivo. «E’ la riprova che non è mai troppo tardi per cominciare a muoversi». 


Donatella Barus
Donatella Barus

Giornalista professionista, dirige dal 2014 il sito della Fondazione Umberto Veronesi. E’ laureata in Scienze della Comunicazione, ha un Master in comunicazione. Dal 2003 al 2010 ha lavorato alla realizzazione e redazione di Sportello cancro (Corriere della Sera e Fondazione Veronesi). Ha scritto insieme a Roberto Boffi il manuale “Spegnila!” (Rizzoli), dedicato a chi vuole smettere di fumare.


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