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Oncologia

Tumore al seno: come convivere con il linfedema

pubblicato il 10-09-2013
aggiornato il 26-01-2017

Il “braccio gonfio” colpisce una donna su 4 dopo la mastectomia. Servono movimento (ottimo se in acqua) e bendaggi elastici, soprattutto nei viaggi in aereo. Attenzione al calore e alle punture di insetto, causa di infiammazioni: utile la vaccinazione

Tumore al seno: come convivere con il linfedema

Il “braccio gonfio” colpisce una donna su 4 dopo la mastectomia. Servono movimento (ottimo se in acqua) e bendaggi elastici, soprattutto nei viaggi in aereo. Attenzione al calore e alle punture di insetto, causa di infiammazioni: utile la vaccinazione

Il linfedema, ovvero un cronico accumulo di liquidi a livello interstiziale, è ancora oggi una conseguenza permanente di alcuni interventi di chirurgia oncologica per l’asportazione di uno o più linfonodi in casi di tumore al seno e melanomi. Caratteristico è il rigonfiamento del braccio nelle donne sottoposte a resezione mammaria o mastectomia: almeno una su quattro. Dei 300 milioni di casi nel mondo - sconosciuti i dati epidemiologici in Italia – la metà dei linfedemi ha, invece, cause sporadiche, genetiche o è associata ad altre sindromi. Dal linfedema non si guarisce, tuttavia è possibile imparare a conviverci allontanando il rischio di complicanze: basta seguire un regolare piano terapeutico e precauzioni.  

FISIOTERAPIA REGOLARE- Il primo approccio terapeutico, suggerito dalle linee guida internazionali, è il drenaggio manuale di linfa: bendaggi elastici, massaggi, ginnastica isotonica mobilitano il ristagno linfatico, favorendo una riduzione dell’edema. Possono aiutare anche l’assunzione di farmaci, come le cumarine naturali, e il ricorso a ultrasuoni e onde d’urto quando si manifesta un indurimento del tessuto nell’area interessata dal linfedema. Di recente introduzione, infine, la microchirurgia per ripristinare vie di drenaggio funzionanti, il trapianto di linfonodi e, ancora in via sperimentale, la liposuzione.  

E’ ESSENZIALE MUOVERSI- I benefici delle terapie d’attacco possono mantenersi a lungo, anche mesi, se si adottano accorgimenti quotidiani. Essenziale l’attività fisica, anche moderata. «E’ sufficiente tenere gli arti in movimento con passeggiate e ricordarsi di alzarsi frequentemente dalla sedia se si svolgono attività sedentarie per molte ore di seguito, come un qualsiasi lavoro di ufficio oppure durante lunghi viaggi. Soprattutto in aereo, è bene aiutarsi con bendaggi elastici, sia per gli arti superiori che inferiori», consiglia Sandro Michelini, direttore dell'ospedale San Giovanni Battista di Roma e presidente della Società Europea di Linfologia. Particolare attenzione in estate, perchè in generale il caldo favorisce il ristagno di liquidi anche nelle persone sane. «Ma si può prendere il sole: non fanno male i raggi diretti, piuttosto l’accumulo di calore, perciò è importante bagnare periodicamente l’area interessata. Quando distesi, tenere gli arti inferiori sollevati, con l’aiuto di un cuscino, per consentire un raffreddamento cutaneo e facilitare la vasocostrizione. Se in vacanza, farsi aiutare dal mare: il movimento in acqua facilita infatti il trasporto linfatico.»

INSETTI E PICCOLE FERITE- Una delle complicanze più temute è la linfangite, un’infiammazione dei vasi linfatici innescata dall’infiltrazione di agenti virali attraverso microlesioni della cute. Come proteggersi? D’estate il rischio è maggiore perchè la pelle, senza la protezione degli indumenti, è più esposta a graffi e piccole ferite, la porta di ingresso per comuni ceppi di stafilococchi o streptococchi. Ma è opportuno stare attenti tutto l’anno, soprattutto durante attività all’aria aperta come il giardinaggio, e rinunciare a comportamenti imprudenti come camminare scalzi. Anche le punture di insetto, frequenti quelle di zanzare, possono veicolare microrganismi patogeni. Se in viaggio verso mete tropicali e subtropicali, è bene raccogliere informazioni aggiuntive: alcune aree sono endemiche per infiammazioni che possono colpire il sistema linfatico e veicolate da punture di insetto. Necessarie misure straordinarie in Medioriente, Estremo Oriente e Sud America: qui di filariosi linfatica, trasmessa da un tipo di zanzara, si ammalano anche i soggetti sani.

LA VACCINAZIONE - La somministrazione di vaccini, per fortificare le difese immunitarie, è indicata ogni sei mesi soprattutto in soggetti predisposti a episodi infiammatori. «Abbiamo ottimi risultati preventivi in pazienti che altrimenti affronterebbero 8-10 linfalgiti l’anno: abbassare il rischio di infiammazioni significa ridurre l’incidenza di recidive, la virulenza degli episodi e il ricorso agli antibiotici - spiega Michelini – Però la vaccinazione non è a carico del sistema sanitario nazionale. L’esenzione per neoplasie, il codice 048, garantisce solo alcuni trattamenti fisici e gli antibiotici, ma non i vaccini, farmaci cumarinici e onde d’urto».

 


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