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Pediatria

Adolescenti e quarantena: le opportunità che non ti aspetti

pubblicato il 21-03-2020

La reclusione, i social network e le ore al computer. L'emergenza Coronavirus sconvolge la vita degli adolescenti. Ma ci sono anche delle opportunità

Adolescenti e quarantena: le opportunità che non ti aspetti

E gli adolescenti? Chissà che tormento a stare in casa. E chissà quanto la fanno “pagare” ai genitori questa reclusione da coronavirus, loro sempre in movimento, sempre con gli amici. E invece no, dice un medico che li conosce bene e li segue presso l’Ospedale Fatebenefratelli di Milano, per molti di loro sarà un’opportunità. «Perché è vero che gli adolescenti sono degli esploratori, alla ricerca continua di nuovi ambienti», dichiara il dottor Giovanni Migliarese, psichiatra e psicoterapeuta, specializzato in questa età critica. «Ora l’ambiente è quello di casa e possono essere contenti di starci. Contenti perché costretti da circostanze esterne, sia chiaro. In quanto la reclusione stimola un altro tema importante, a parte la voglia di libertà, nell’adolescenza: la responsabilità».

 

STIMOLO A LASCIARE L’INFANZIA

E’ il momento in cui i ragazzi sono a metà strada dall’infanzia da abbandonare e dell’età adulta in cui entrare. «Se vuoi essere adulto», riprende Migliarese «devi imparare a essere responsabile. Non solo per te, ma anche per gli altri. La famiglia, intanto». Nel 2017 Giovanni Migliarese ha pubblicato un libro insieme con il professor Claudio Mencacci dal sottotitolo chiaro: La salute psichica in adolescenza e il titolo-programma Quando tutto cambia (ed. Pacini). Nel volume, di chiara comprensione per genitori e docenti, si dice che la dimensione della morte è presente diffusamente nell’immaginario dell’adolescente forse perché è appunto il momento della perdita dell’età infantile, una specie di morte, e l’acquisizione di una nuova identità adulta. E il passo può essere arduo.


SENSO DI PROTEZIONE VERSO I NONNI

Riprende lo psichiatra: «Ecco perché ora la richiesta di stare reclusi può rivelare un aspetto positivo per loro. I genitori devono sottolineare questo senso di responsabilità, sulla rinuncia che può diventare un guadagno. Va sollecitato il senso di protezione verso i nonni: il sentimento di sostenere i più deboli è una virtù civile e i ragazzi ne sono sensibili».

 

DALL'ASSENZA, LA RISCOPERTA DEL CONTATTO UMANO

Ma la corsa all’uso dei social network, la “grande compagnia” via etere, non diventerà compulsiva? «Credo che ai ragazzi mancheranno piuttosto gli amici della vita reale. Quei quattro ragazzi in carne e ossa, di frequentazione quotidiana, si riveleranno alla loro consapevolezza come ben più importanti dei millecinquecento amici che possono avere sui social».

 


IL COMPUTER NON E’ UNA DROGA

Altro timore diffuso tra i genitori: il computer, come pure il cellulare. Già la scuola richiede questi mezzi per seguire la didattica a distanza, il loro uso per un numero crescente di ore non diverrà un problema? «Noi ci occupiamo anche di dipendenze dalla tecnologia e posso rassicurare: se non c’è una predisposizione innata, una vulnerabilità di base, un periodo di maggiore uso di computer e cellulare non ingenera una dipendenza. La tecnologia è uno strumento, di per sé non è una droga. E neanche un virus». 

Serena Zoli
Serena Zoli

Giornalista professionista, per 30 anni al Corriere della Sera, autrice del libro “E liberaci dal male oscuro - Che cos’è la depressione e come se ne esce”.


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