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Pediatria

Neonati prematuri: quando rianimare

pubblicato il 25-03-2011
aggiornato il 28-09-2017

In assenza di gravi patologie un bambino prematuro va portato fisiologicamente alla maturità. Non è tutto un caso infatti che esistano molti casi di bambini, ormai adulti perfettamente sani, nati di venti settimane

Neonati prematuri: quando rianimare

Quando è giusto rianimare un neonato prematuro? Nonostante il Ministero della Salute abbia stabilito che la terapia intensiva vada fatta a prematuri dopo 22 settimane di gestazione la situazione rimane ancora molto confusa. A sollevare di nuovo la questione è stata una recente sentenza del TAR dove viene annullato l'atto di indirizzo con cui la Lombardia invitava i propri ospedali a non effettuare interruzioni di gravidanza oltre la 22ª settimana e 3 giorni. La sentenza, oltre a toccare la questione dell’aborto terapeutico, apre anche il dilemma della rianimazione dei bambini prematuri, con le cure da offrire a un feto che eventualmente sopravviva all'interruzione di gravidanza. Per fare chiarezza sulle tempistiche a riguardo della rianimazione abbiamo intervistato la professoressa Iolanda Minoli, scienziata di fama mondiale che ha creato e diretto dal 1960 l’Unità di terapia intensiva per nati prematuri della Macedonio Melloni, centro di riferimento internazionale della neonatologia perinatale di Milano.

NEONATI PREMATURI- I neonati a rischio in Italia sono pari al 18-20% di tutte le nascite e di essi i prematuri, ovvero i nati prima del termine di gestazione, rappresentano circa l’8%. “Decidere quando bisogna prestare o meno delle cure in base all’arbitraria scelta delle 22 settimane è profondamente sbagliato. In assenza di gravi patologie un bambino prematuro va portato fisiologicamente alla maturità. Questo è un concetto spesso sottovalutato” dichiara la Minoli. Il problema principale dei bambini prematuri è rappresentato dalla difficoltà a respirare poiché le cellule dei polmoni non sono ancora mature. Il processo che porta queste cellule a maturare avviene in continuazione giorno dopo giorno. “Rianimare un bambino prematuro è per me un dovere. Se lo si riesce a portare a maturità il gioco è fatto. E’ solo questione di cure e tempo, quello necessario affinché le cellule bronchiali si differenzino in polmonari e facciano respirare autonomamente il bambino. Ciò non è accanimento terapeutico, lo diventa solamente nel momento in cui dopo diversi giorni non si vedono segni della presenza di nuove cellule”. Non è un caso infatti che esistano molti casi di bambini, ormai adulti perfettamente sani, nati di 20 settimane.

VALENTINA- Uno dei casi limite della lunga carriera della dottoressa Minoli è quello rappresentato da Valentina. “Nacque che pesava circa 450 grammi per 30 centimetri di lunghezza. La ventilammo per due settimane di seguito e poi quando fu matura venne dimessa”. Oggi Valentina ha più di vent’anni, è sana, bella ed è aiuto chef in un ristorante. “Questa storia, continua la Minoli, deve essere d’aiuto per tante mamme che vivono l’esperienza di una gravidanza conclusasi con un parto prematuro. La buona riuscita del caso di Valentina è frutto di ore e ore di studio, dedizione e amore con il quale si svolge il proprio lavoro”. Quella di Valentina non è però l’unica storia. In questi 30 anni di attività molti sono stati i bambini nati prematuri da lei salvati e che sono cresciuti e oggi sono ingegneri, medici, professori universitari, artigiani, preti e suore che non sarebbero mai potuti diventare ciò senza la presenza di questo straordinario medico.

CAUSE MULTIFATTORIALI- “La causa di una nascita prematura è la donna” dichiara con un pizzico di ironia la dottoressa Minoli. Anche se tra le cause di un parto prematuro vi è sicuramente una componente genetica, molto è dovuto al comportamento e allo stile di vita della donna. “Spesso mi capita di vedere donne incinta lavorare troppo, correre su e giù dai mezzi di trasporto, comportarsi nervosamente, mangiare male e di corsa. Non solo, al termine della giornata tutte pronte per l’aperitivo e la discoteca con una bella sigaretta in bocca. Tutto ciò influenza profondamente la salute del bambino e rappresenta una delle cause di nascita prematura”. Per questa ragione è importante svolgere un’intensa attività di prevenzione. Tra i desideri della dottoressa Minoli vi è infatti quello di poter organizzare attività in cui le giovani ragazze possano rendersi conto dei rischi di una vita dissoluta, come ama definire, sulla salute del loro futuro bambino. Oltre a un’intensa attività di prevenzione una degli obiettivi della dottoressa Minoli è anche quello dell’istituzione del fisiopatologo della gravidanza, figura fondamentale che aiuterebbe ad intraprendere corretti stili di vita alla donna sia prima che durante la gravidanza.


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