Sistemi sanitari sempre più sotto pressione, l’intelligenza artificiale che è già parte integrante della gestione della salute e il desiderio di mantenere comunque un legame con il proprio medico di base e con gli altri specialisti.
Questi gli aspetti più rilevanti emersi dallo STADA Health Report 2026 che, come ogni anno, registra l’approccio alla salute da parte di numerosi intervistati in Europa e in due Paesi dell’Asia centrale: Kazakistan e Uzbekistan.
Si tratta di uno studio online indipendente condotto da Human8 per conto di STADA. La ricerca è stata effettuata da febbraio a marzo 2026 su un campione compreso tra 500 e 2.000 intervistati per ciascuno dei seguenti Paesi: Austria, Belgio, Bulgaria, Repubblica Ceca, Francia, Germania, Ungheria, Irlanda, Italia, Kazakistan, Lituania, Polonia, Portogallo, Romania, Serbia, Slovacchia, Spagna, Svizzera, Regno Unito e Uzbekistan.
TEMPI D’ATTESA E CARENZA DI PERSONALE
La ricerca mostra una generale insoddisfazione nei confronti dei sistemi sanitari dei vari Paesi . Il 56% delle persone si dichiara, infatti, soddisfatto. Il dato resta quindi, di fatto, invariato rispetto a quello registrato lo scorso anno (58%).
Entrando più nel dettaglio, le principali sfide sanitarie avvertite dagli intervistati (67%) riguardano la carenza di personale sanitario e il conseguente allungamento dei tempi d’attesa per l’accesso agli esami e alle cure. Il problema è particolarmente acuto e sentito in Portogallo (79%), Ungheria (79%), Spagna (78%) e Irlanda (74%). Anche l'accesso a un’assistenza sanitaria a costi accessibili costituisce una preoccupazione rilevante (43% degli intervistati), in particolare in Romania (68%), Ungheria (61%), Polonia e Irlanda (56%).
Motivo di preoccupazione è inoltre la gestione delle patologie croniche (56%), insieme alla percezione del crescente numero di persone affette da problemi di salute mentale (53%). Alla domanda su cosa gli intervistati cambierebbero se fossero Ministri della Salute, il 58% darebbe priorità alla riduzione dei tempi di attesa aumentando la disponibilità di personale sanitario, mentre il 49% migliorerebbe l'accesso all'assistenza primaria.
Concretamente che cosa si fa per far fronte a queste problematiche? Si assume un ruolo sempre più attivo nella gestione della propria salute. Il 78% si sente in grado di prendersi cura di sé, mentre il 94% ricorre all'automedicazione per la risoluzione di problemi di salute di lieve entità.
La maggioranza (85%) utilizza inoltre uno o più strumenti (dalle app ai dispositivi di misurazione domestici) per monitorare il proprio stato di salute.
PREVENZIONE A OSTACOLI
La prevenzione costituisce uno dei fattori chiave in base ai quali le persone valutano il proprio sistema sanitario.
In tutta Europa e nei Paesi asiatici in cui è stata svolta l’indagine, solo il 46% si dichiara soddisfatto dei servizi di prevenzione offerti dal proprio sistema sanitario. I livelli di soddisfazione più bassi si registrano in Bulgaria (20%), Serbia (28%)e Kazakistan (30%). La prevenzione sanitaria rimane, come la definisce il report stesso, “un’occasione mancata” anche perché la partecipazione ad almeno alcuni dei servizi sanitari preventivi offerti viene colta solo dal 67% dei partecipanti al sondaggio. La prevenzione, anziché costituire il fondamento di un sistema sanitario sostenibile, è diventata un privilegio che molti non possono permettersi per motivi economici, difficoltà logistiche e situazioni legate a problemi di salute mentale. Questa carenza fa sì che i problemi di salute si aggravino, i costi lievitino e le disuguaglianze si accentuino.
L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE
Il ruolo dell’intelligenza artificiale è sempre più attivo e accettato di buon grado in ambito sanitario.
Il 55% degli intervistati la utilizza in relazione alla propria salute e l'82% si dichiara favorevole a un ruolo dell’AI nel proprio percorso di cura. L'uso più diffuso riguarda la comprensione delle diagnosi (29%), il che suggerisce come l’IA stia già fungendo da strumento per una “seconda opinione”. Un altro 23% la utilizza per ricevere supporto su stili di vita preventivi, come piani alimentari e attività fisica, mentre il 17% se ne serve per prepararsi alle visite mediche.
Una quota significativa (il 43%) renderebbe la propria cartella clinica completa accessibile all’AI con l’obiettivo di migliorare la diagnosi, la prevenzione o eventuali trattamenti. Il 49% si fida già (o sarebbe disposto a fidarsi) di una diagnosi effettuata dall’AI.
SE L'AI SUPPLISCE ALLE CARENZE DEL SISTEMA
Un dato che emerge chiaramente dal report è il legame inverso tra percezione dell’efficienza del sistema sanitario e l’utilizzo dell’AI. Laddove i sistemi sanitari sono sotto pressione, l’AI assume il ruolo di colmare le lacune. Ciò avviene in Romania (74% utilizza l'IA, 48% è soddisfatto dell'assistenza sanitaria), Serbia (74%, 36% è soddisfatto) e Kazakistan (71%, 43% è soddisfatto) che sono i paesi leader nell'adozione dell’IA. In queste aree geografiche la soddisfazione nei confronti del sistema sanitario è ben al di sotto della media europea del 56%. I tassi più bassi dell’utilizzo dell’AI si registrano invece in Francia (43% utilizza l'IA, 71% è soddisfatto), Belgio (45%, 86% è soddisfatto) e Regno Unito (46%, 65% è soddisfatto). L’IA sembra dunque uno strumento necessario laddove l'assistenza tradizionale è più difficile da raggiungere.
Anche la fiducia nei confronti di una diagnosi formulata totalmente dall’AI è estremamente variabile da Paese a Paese. Se, nelle media, il 41% afferma che non si fiderebbe mai di una diagnosi formulata dall’IA, il dato varia notevolmente in relazione alle aree geografiche e alle loro caratteristiche territoriali: Kazakistan (24%), Serbia (31%), Slovacchia (34%) e Lituania (36%) mostrano la maggiore disponibilità. Quello del Kazakistan è un esempio molto significativo: territorio vastissimo e bassissima densità demografica, con ovvie difficoltà a raggiungere le poche strutture sanitarie presenti. Al contrario Belgio (60%), Irlanda (53%) e Austria (50%) manifestano la resistenza più marcata alla diAgnosi effettuata dall’AI.
LA RELAZIONE DI CURA RESTA CENTRALE
L’utilizzo crescente dell’AI non cancella affatto il rapporto con il medico. La maggioranza dei cittadini indica infatti il medico di base (77%) e il farmacista (57%) come le figure che maggiormente influenzano le decisioni in ambito sanitario. L’apertura maggiore nei confronti dell’utilizzo dell’AI in ambito sanitario si registra nei confronti di compiti amministrativi e di monitoraggio, come la gestione di appuntamenti e visite di controllo (50%), la verbalizzazione durante le visite mediche e il monitoraggio di patologie croniche (36%).
In sostanza, l’intelligenza artificiale è ben accetta come assistente sanitario, ma gli intervistati vogliono che le decisioni restino prerogativa di una persona in carne ed ossa. Di fatto, il 38% esprime preoccupazione per la riduzione dell'interazione umana in un sistema guidato dall’AI, mentre il 35% teme un possibile calo della qualità della comunicazione con gli operatori sanitari. Il Il 41% degli intervistati si aspetta che vengano offerti più consulti digitali e da remoto, il 30% prevede che il personale sanitario costituisca sempre più un punto di riferimento affidabile e il 26% mette l’accento sul ruolo fondamentale di comprensione del flusso crescente e talvolta confuso di informazioni sanitarie. Solo il 20% ritiene che l’importanza degli operatori sanitari diminuirà a causa dell’IA. Dunque un quadro in cui il ruolo del medico e quello del personale sanitario in generale non sono affatto irrilevanti, anzi, sempre più evidente è la loro centralità.


