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Appello al Governo «tecnico»: non siate miopi

Il pulpito da cui ci viene la predica è di quelli tra i più prestigiosi, arriva da Nature, la rivista scientifica più autorevole, che dedica il suo editoriale, cioè la pagina di significato più alto, ad ammonire severamente l’Italia perché non tagli i finanziamenti nella ricerca scientifica. «Nonostante le pressioni per i piani di austerità, investire nella ricerca ora potrebbe dare enormi benefici. Senza una struttura adeguata della ricerca si va incontro a un futuro oscuro», scrive Nature. E non ci consola il fatto che l’ammonimento sia rivolto anche a Grecia e Spagna.

Appello al Governo «tecnico»: non siate miopi

Il pulpito da cui ci viene la predica è di quelli tra i più prestigiosi, arriva da Nature, la rivista scientifica più autorevole, che dedica il suo editoriale, cioè la pagina di significato più alto, ad ammonire severamente l’Italia perché non tagli i finanziamenti nella ricerca scientifica. «Nonostante le pressioni per i piani di austerità, investire nella ricerca ora potrebbe dare enormi benefici. Senza una struttura adeguata della ricerca si va incontro a un futuro oscuro», scrive Nature. E non ci consola il fatto che l’ammonimento sia rivolto anche a Grecia e Spagna.

Sembra forse inopportuno in un momento di grave crisi lamentarsi dei tagli alla ricerca,  ma penso che tagliare sulla ricerca sia colpire al cuore il futuro economico, scientifico e industriale dell’Italia, e ci allontani ancora di più dall’Europa, mettendoci definitivamente in disparte. In realtà, il nostro status di Paese industrializzato è una pietosa finzione. I nostri partner europei lo sanno ma stanno zitti. La nostra tanto conclamata industrializzazione  è come la Luna, che non brilla di luce propria, ma di luce riflessa. Abbiamo fabbriche e  laboratori, ma in gran parte il know-how viene dall’estero.

L’augurio che mi faccio è che il Governo dei tecnici non soffra della stessa miopia dei politici. Per costoro il comportamento egoistico è quello che fa riferimento a orizzonti temporali molto brevi ed è portato a ridurre al minimo i cambiamenti. La speranza è che i tecnici abbiano il coraggio di pensare su tempi lunghi, perché la ricerca è un investimento ad alto rischio e a lungo termine, per cui richiede lungimiranza e altruismo. Forse  è proprio per questo motivo, di natura culturale, che da molto tempo in Italia nella ricerca si investe molto poco, sempre di meno. E’ davvero un peccato che non si senta la necessità di tener fede alle tante promesse che erano state fatte. Per esempio, nel documento di programmazione economico-finanziario deliberato dal Consiglio dei Ministri il 16 luglio 2001, al capitolo «ricerca e innovazione tecnologica», si poteva leggere una dichiarazione d’intenti molto precisa: «Il Governo intende raggiungere un livello di spesa – rispetto al PIL – pari all’attuale media europea».  Non sono un economista, ma il buonsenso mi dice che siamo lontani anni luce da questo obiettivo.

Ripeto una mia antica convinzione e cioè che la ricerca non è una spesa, ma un investimento. In campo medico, consente di incrementare le risorse a disposizione e di passare dalla semplice tutela sanitaria alla promozione della salute.  E consente di migliorare costantemente la qualità delle cure. Un ospedale che fa ricerca, ne sono profondamente convinto, porta effettivamente questa ricerca al letto del malato, e ne migliora le prospettive di vita e di guarigione.  In cinquant’anni di professione, io non ho mai smesso di fare ricerca, e penso che essa sia il lievito della buona Medicina. Non possiamo più lasciare che la ricerca viva in un suo mondo separato e spesso accademico, lontano dai problemi concreti dell’assistenza, e che non venga messa tempestivamente a disposizione del malato.

Umberto Veronesi



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