Ecco dimostrato che il proibizionismo è inutile

Il Colorado fa il bilancio di un anno di cannabis legalizzata. Chi ci rimette sono le mafie. Anche noi potremmo smettere di combattere le droghe con strumenti sbagliati

Ecco dimostrato che il proibizionismo è inutile

Ho come l’impressione che il potere politico, preoccupato per la crisi economica e affaccendato con le riforme a costruire l’hardware, cioè il profilo giuridico-istituzionale dello Stato, abbia poca voglia di dare attenzione al software, cioè a un programma per viverci. Ne è un esempio il fatto che non si parla più (e non ne parlavano nemmeno i governi immediatamente precedenti) della liberalizzazione delle droghe leggere, nonostante che a maggio dell’anno scorso la Corte Costituzionale abbia felicemente abrogato la legge Fini-Giovanardi, che non faceva distinzione tra droghe pesanti e droghe leggere e che ha perciò ha riempito le patrie galere senza risolvere niente.

Mi auguro che una notizia in arrivo dagli Stati Uniti rilanci il dibattito, ed apra la strada a una legge che contenga finalmente una decisione sensata: quella di non fare del proibizionismo «di principio». La notizia, in sintesi, è questa: lo Stato del Colorado, che con un referendum ha detto di sì alla possibilità di produrre, vendere e consumare la Cannabis, sia a scopi medici sia a scopi ricreativi, ha fatto il bilancio del primo anno, e ha dovuto constatare che le fosche previsioni della parte più bigotta e conservatrice della società erano sbagliate.

«Aumenteranno gli incidenti stradali», si era detto. Sbagliato. Non sono aumentati affatto, e quelli che avvengono sono dovuti in gran parte all’abuso di alcolici. Non basta. Con buona pace dell’animo ribellista degli ultimi testimoni della Beat Generation, è successo il fatto poco romantico e molto borghese che in Colorado anche lo spinello cada sotto le norme della guida in stato di ebbrezza, che negli Usa sono rigidissime.

Si era anche detto che lo spinello libero avrebbe scatenato gli istinti delinquenziali: «Aumenteranno i reati contro la proprietà». Sbagliato. Questi reati, tra cui i classici scippi e furti per comprare la dose, sono diminuiti. Perché la Cannabis legale costa poco, e si acquista alla luce del sole in rivendite autorizzate.

Poi il bilancio di un anno di liberalizzazione ha presentato al governatore del Colorado, che al referendum aveva votato «no»,  una piacevole sorpresa: tra tasse, imposte e licenze, la marijuana legale ha portato nelle casse statali 70 milioni di dollari, e ne ha fatti risparmiare 40, che prima servivano a dare la caccia agli spacciatori e poi a vestirli e a nutrirli in galera. Sembra addirittura che ciò permetterà di rimborsare ai cittadini un po’ di tasse sborsate. Incoraggiante, tanto che altri Stati seguiranno l’esempio. Chi ci ha rimesso sono state le mafie del vicino Messico, che hanno visto crollare il ricco mercato nero di «erba» che varcava la frontiera con gli Stati Uniti e si tramutava in dollari che tornavano in Messico e permettevano di comprare armi, comprare nuove partite di droga (anche la più redditizia, quella pesante) e di accumulare invidiabili fortune personali, da rancheri del XXI secolo. 

Nonostante io faccia periodicamente da tirassegno alle accuse di essere «indulgente» con la marijuana, mi sembra che anche noi potremmo finalmente smettere di combattere un costume sociale che riguarda un sacco di cittadini, soprattutto giovani. Ripeto ancora una volta che io non sono a favore delle droghe, ma sono fermamente contro tutti i proibizionismi, che – di qualunque sostanza si tratti - non ottengono altro risultato che di arricchire la criminalità organizzata. 

Lo Stato è ipocrita quando continua ad essere proibizionista sulle droghe leggere, e lascia completamente libera la vendita di tabacco (che provoca almeno 40mila morti all’anno), e di alcol, che ne causa altre diverse migliaia. Persone in buonafede possono legittimamente chiedersi se liberalizzare lo spinello equivarrebbe a confessare di aver perso una battaglia. Con altrettanta buonafede, mi sento di rispondere di no.

La battaglia da fare è un’altra, ben più importante e coinvolgente: capire che la droga è la materializzazione del rifiuto dei ragazzi di una società violenta e ingiusta, che non gli fornisce motivazioni e non gli offre un progetto di futuro. Dobbiamo recuperare amore vero nei loro confronti. 



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