Cosa e quanto mangiamo è alla base della dieta equilibrata e delle implicazioni per la salute. Ma anche il momento della giornata in cui consumiamo i pasti, in realtà, potrebbe avere la sua rilevanza. È questo il concetto alla base della «cronodieta”: oltre alla quantità e alla qualità degli alimenti, andrebbero considerati anche gli orari in cui ci si siede a tavola.
A CHE ORA?
La dieta che guarda con attenzione alla cadenza dei pasti è stata rimessa al centro del dibattito dopo la pubblicazione di diversi studi scientifici. Nelle scorse settimane si è molto parlato del numero dei pasti consumati dai diabetici di tipo II e dei possibili benefici che gli stessi trarrebbero da una dieta meno frazionata. Alcuni riscontri, però, riguardano anche la popolazione sana. Su un campione di 420 individui divisi in due gruppi, infatti, si è visto come, somministrando diete mediterranee ipocaloriche simili, gli effetti - miglioramenti del profilo metabolico e della composizione corporea - variassero a seconda del momento della giornata in cui si consumavano i pasti. «L’energia giornaliera andrebbe ripartita in due pasti principali distanziati nel tempo - spiega Andrea Ghiselli, medico nutrizionista e dirigente di ricerca del Centro di ricerca per gli alimenti e la nutrizione (Cra-Nut) -. Ma le raccomandazioni non devono diventare dei divieti: ciò che conta è non sovraccaricare l’organismo con troppe calorie».







