
I termini “nucleare” e “radiazioni” in genere sono associati all’idea di pericolo. Questi due termini strettamente legati tra di loro indicano fenomeni che a tutti gli effetti possono avere effetti negativi anche rilevanti sulla salute, ma la realtà è molto articolata e la ricerca scientifica consente di comprenderne meglio tutte le sfumature, anche quelle positive, di queste due forme di energia.
L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ha classificato le radiazioni ionizzanti come cancerogene certe per l’uomo (Gruppo 1); tuttavia tale rischio dipende da numerosi fattori, tra cui la dose assorbita, la durata dell’esposizione e il contesto in cui essa avviene. In molti casi i meccanismi cellulari di riparazione del DNA riescono a contenere i danni, mentre quando la riparazione fallisce possono insorgere mutazioni genetiche con conseguenze a lungo termine, non ultimo lo sviluppo di tumori. Oltre determinate soglie, le radiazioni possono provocare anche effetti acuti, come arrossamenti cutanei, perdita di capelli o ustioni, che diventano più gravi con l’aumentare della dose. Allo stesso tempo, esistono strumenti efficaci di protezione e controllo e, in numerosi ambiti, i benefici derivanti dall’uso delle radiazioni superano ampiamente i potenziali danni, rendendo fondamentale una valutazione equilibrata e basata sull’evidenza scientifica.
| Nucleare e radiazioni: facciamo chiarezza. Per comprenderne i rischi, è importante prima fare chiarezza su cosa sono. Con il termine “nucleare” ci si riferisce al nucleo dell’atomo: alle particelle subatomiche e a quei fenomeni che avvengono in esso che liberano una grande quantità di energia. Per “radiazione” si intende l’energia emessa da una fonte e trasportata attraverso lo spazio sotto forma di onde elettromagnetiche o particelle subatomiche. Una radiazione ionizzante ha l’energia sufficiente per interagire con la struttura atomica della materia. Il nesso tra “nucleare” e “radiazioni ionizzanti” consiste nel fatto che molti fenomeni nucleari producono radiazioni ionizzanti. |
Nucleare: dal radon alle centrali
La fonte più importante di esposizione alle radiazioni ionizzanti per la popolazione generale non è il nucleare delle centrali nucleari, ma il radon, un gas radioattivo naturale che proviene dal suolo e può accumularsi negli ambienti chiusi, soprattutto in case poco ventilate. Il radon è oggi riconosciuto come una delle cause di tumore del polmone, assieme al più noto fumo di sigaretta. Esistono anche le radiazioni cosmiche, alle quali si potrebbe essere esposti durante i voli aerei, ma che in realtà non comportano un rischio particolare per la salute. In genere, comunque, la quasi totalità della dose annuale di radiazioni di fondo (80%) a cui una persona è esposta è dovuta a fonti di radiazioni terrestri e cosmiche presenti in natura.
Per quanto riguarda le centrali nucleari,in condizioni normali di funzionamento questi impianti rilasciano quantità molto basse di radiazioni, sempre entro i limiti di sicurezza stabiliti a livello internazionale. Alcuni studi mostrano comunque un incremento del rischio di mesotelioma per chi lavora in queste centrali rispetto alla popolazione generale, mentre in chi vive vicino a una centrale (entro 30 km) si osserva un lieve aumento del rischio di tutti i tumori, in particolare leucemie e tumori della tiroide, con un rischio più marcato nei bambini sotto i 5 anni. Questi risultati non indicano un pericolo immediato, ma sottolineano l’importanza di monitorare con costanza l’ambiente.
Discorso a parte sono gli incidenti gravi nei quali l’esposizione può essere elevata e incontrollata. I dati mostrano a tutti gli effetti un aumento netto dei tumori tiroidei nei bambini esposti allo iodio radioattivo (I-131) e un incremento di leucemie nei lavoratori coinvolti nelle operazioni di bonifica dopo l’incidente alla centrale nucleare di Chernobyl.
Il lato buono del nucleare
In oncologia, le radiazioni sono strumenti fondamentali, dei quali non bisogna avere paura. Sin dalla diagnosi, infatti, la medicina nucleare entra nel percorso di chi deve confrontarsi con il cancro attraverso esami come PET, scintigrafie ossee, esami tiroidei, raggi X o Tomografie Computerizzate (TC). In alcuni casi si utilizzano “radiofarmaci” ovvero farmaci che emettono basse dosi di radiazioni per visualizzare tumori e metastasi, in altri casi la radiazione viene utilizzata sotto forma di raggi, come accade con le radiografie. Dopo questi esami non si diventa “radioattivi”: la sostanza radioattiva utilizzata a scopo diagnostico ha una emivita molto breve, ovvero la sua capacità di emettere radiazioni è di brevissima durata e la sostanza stessa viene in genere espulsa attraverso le urine, ragione per cui spesso dopo l’esame si consiglia di bere molto. L’esposizione associata a questi esami è bassa e comunque accettabile se la si rapporta al beneficio dell’esame stesso. Non è un caso che le maggiori società scientifiche concordano sul fatto che questo beneficio supera ampiamente il rischio, soprattutto se gli esami sono giustificati e non ripetuti inutilmente.
Le radiazioni entrano a far parte dell’oncologia portando beneficio anche nella fase di trattamento. La radioterapia è una delle colonne portanti della cura del cancro, la si utilizza sotto forma di raggi esterni o di terapia interna (brachiterapia o meglio, radioterapia interventistica). Da qualche anno fanno parte delle opzioni terapeutiche antitumorali anche i cosiddetti radioligandi, ovvero farmaci “intelligenti” diretti contro uno specifico bersaglio molecolare e legati a una molecola radioattiva che riesce a distruggere la cellula tumorale.
Qualche consiglio pratico
Per la popolazione generale
● Informarsi sul radon nella propria abitazione e, se necessario, migliorare ventilazione e isolamento.
● Seguire le indicazioni delle autorità sanitarie locali sui controlli ambientali.
● Evitare allarmismi: vivere vicino a una centrale non equivale automaticamente a un rischio elevato.
● Dichiarare sempre la possibilità di essere in gravidanza nel caso in cui ci si debba sottoporre a un esame che utilizza radiazioni ionizzanti (le radiazioni sono pericolose per il feto e controindicate nelle donne in gravidanza).
Per i pazienti oncologici
● Non rinunciare a esami diagnostici per paura delle radiazioni: sono essenziali per una diagnosi accurata.
● Parlare con il medico del numero di esami effettuati e della loro reale necessità.
● Informare sempre il personale sanitario di eventuali esami recenti o terapie con particelle radioattive (radioisotopi).
● Chiedere chiarimenti: comprendere il perché di un esame o di un trattamento aiuta a ridurre ansia e incertezze.
