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disturbo ossessivo compulsivo

Il disturbo ossessivo compulsivo può portare a “mentire”?

A volte le persone con un disturbo ossessivo compulsivo sembrano travisare la realtà o omettere informazioni. Non si tratta di menzogna, le ragioni sono altre

Chi soffre di disturbo ossessivo compulsivo durante un dialogo può dire cose diverse dalla realtà, cioè omettere o dire parole diverse da fatti reali accaduti?

R. (domanda pervenuta tramite il form L'esperto risponde)

Risponde il professor Andrea Fagiolini, ordinario di Psichiatria all’Università di Siena.

Caro signore,

Sì, può succedere che chi soffre di disturbo ossessivo compulsivo possa dire cose diverse dalla realtà, omettere o dire parole diverse da fatti reali accaduti. Tuttavia, è importante distinguere il perché, visto che non si tratta di menzogna nel senso comune del termine.

Chi soffre di disturbo ossessivo-compulsivo (Doc) di solito ha un rapporto con la verità semmai più rigido e scrupoloso della media: molte persone con Doc hanno un forte bisogno di essere precise, di non "mentire", a volte al punto da sentirsi in colpa per inesattezze minime.

Detto questo, ci sono diverse ragioni per cui, durante un dialogo, il racconto può discostarsi dai fatti così come sono realmente accaduti:

  • il disturbo è  "la malattia del dubbio": la persona può non essere sicura di ciò che ricorda, arrivare a dubitare della propria memoria o percezione («l'ho fatto davvero? l'ho detto? è andata così?»), e quindi riferire qualcosa in modo incerto o distorto non perché voglia ingannare, ma perché lei stessa non ha certezza di cosa sia reale;
  • rituali di controllo del linguaggio possono portare a riformulare, correggersi di continuo, aggiungere precisazioni o, al contrario, omettere dettagli per paura di dire qualcosa di "sbagliato", di offensivo o di scaramanticamente pericoloso;
  • la vergogna e la paura del giudizio possono spingere a omettere o ammorbidire il contenuto di certe ossessioni (per esempio quelle a tema aggressivo, sessuale o blasfemo, molto comuni e molto disturbanti), non per mentire, ma perché il pensiero è vissuto come inaccettabile e difficile da raccontare;
  • infine, l'evitamento: si tralasciano volontariamente argomenti o dettagli che innescano ansia.

La differenza sostanziale, rispetto a una bugia, è l'intenzione. Nella menzogna c'è la volontà consapevole di ingannare per un vantaggio; nel Doc, le omissioni o le imprecisioni nascono da dubbio, ansia, vergogna o rituali, cioè dai sintomi stessi del disturbo.

Per questo, in un percorso terapeutico, contano molto la fiducia e un ambiente non giudicante: aiutano la persona a raccontarsi in modo più aperto e completo man mano che l'ansia si riduce.

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