Quasi quattro adolescenti consumatori di energy drink su dieci iniziano a berli prima dei 12 anni. A preoccupare non è soltanto la precocità del consumo, ma anche la scarsa consapevolezza dei possibili rischi. Sono pochi i ragazzi che considerano queste bevande dannose per la salute e ancora meno quelli che conoscono le raccomandazioni sanitarie sul loro consumo.
A fotografare questa situazione italiana è uno studio condotto dal Gruppo di Studio Adolescenza della Società Italiana di Pediatria (SIP) e pubblicato sull'Italian Journal of Pediatrics, che ha coinvolto 430 bambini e adolescenti tra i 9 e i 17 anni.
LO STUDIO
Tra maggio e dicembre 2025 i partecipanti hanno compilato un questionario anonimo volto a indagare la conoscenza e la frequenza di consumo degli energy drink, l'età del primo consumo, le motivazioni che li avevano spinti a provarli, la percezione dei possibili rischi, la conoscenza delle raccomandazioni sanitarie e l'atteggiamento nei confronti di eventuali limitazioni alla vendita.
La ricerca ha coinvolto quattro diversi gruppi: pazienti ricoverati con disturbi del comportamento alimentare, altri pazienti ospedalizzati, atleti agonisti e ragazzi sani.
Gli energy drink risultano essere conosciuti dalla quasi totalità dei partecipanti (96,5%) e il 65,1% dichiara di averli consumati almeno occasionalmente. Il consumo frequente riguarda invece il 10,2% del campione ed è più diffuso tra gli adolescenti più grandi e i ragazzi sani.
UN CONSUMO CHE INIZIA PRESTO
Uno degli aspetti che emerge con maggiore evidenza riguarda l'età del primo consumo. Tra chi ha bevuto energy drink, il 39,2% ha iniziato prima dei 12 anni, in alcuni casi addirittura prima dei 9, mentre il 49% ha cominciato tra i 12 e i 14 anni.
Tra le ragioni più frequentemente indicate per aver iniziato a consumarli figuravano la possibilità di trovarli facilmente al supermercato, i consigli degli amici e la pubblicità su internet o in televisione.
«Le bevande energetiche non sono semplici bibite», afferma Rino Agostiniani, Presidente della Società Italiana di Pediatria. «Quando parliamo di energy drink parliamo di un concentrato di stimolanti. Non agisce solo la caffeina, ma un insieme di sostanze (taurina, guaranà, L- carnitina etc) che possono avere un effetto sinergico. Nei bambini e negli adolescenti questi ‘mix’ non sono adeguatamente studiati. Ecco perché andrebbero evitate nei minori di 18 anni e sotto i 12 anni l’attenzione deve essere ancora maggiore: non esiste una dose sicura, perché il cervello e il sistema cardiovascolare sono ancora in pieno sviluppo e l’organismo è più vulnerabile agli effetti della caffeina e degli altri stimolanti».
QUALI SONO I POSSIBILI RISCHI?
Gli energy drink contengono caffeina insieme ad altre sostanze stimolanti e il loro consumo in età pediatrica è sconsigliato dalle principali società pediatriche.
«Le evidenze scientifiche indicano che i possibili rischi riguardano il sistema cardiovascolare e quello neurologico. In particolare vi è il rischio di un aumento della pressione arteriosa e della frequenza cardiaca; nei soggetti predisposti sono stati descritti disturbi del ritmo cardiaco, che possono essere pericolosi in quei soggetti in cui non si è ancora giunti alla diagnosi di una patologia cardiaca. A questo si aggiungono disturbi del sonno, irritabilità, ansia e interferenze con i meccanismi di maturazione cerebrale, in una fase in cui il sistema nervoso è ancora in evoluzione. E un dato su cui bisogna riflettere è che è facile reperirli. Le ragioni più frequenti per cui i partecipanti hanno iniziato ad assumere bevande energetiche sono state il fatto di averle trovate al supermercato, i consigli degli amici e la pubblicità su internet o in televisione», spiega Elena Bozzola, del Gruppo di Studio Adolescenza SIP.
POCA CONSAPEVOLEZZA
Nonostante la diffusione del consumo, la conoscenza dei possibili rischi appare ancora limitata. Solo il 52,3% dei partecipanti considera gli energy drink dannosi per la salute, mentre appena il 40,4% conosce le raccomandazioni sanitarie ufficiali. Quasi un ragazzo su quattro, inoltre, ritiene che queste bevande siano sicure durante l'adolescenza.
La percezione dei rischi e il livello di conoscenza variano tra i gruppi analizzati. Gli atleti mostrano una maggiore consapevolezza, mentre tra i pazienti con disturbi del comportamento alimentare emerge una maggiore incertezza.
«Il fenomeno del consumo precoce non riguarda solo contesti di fragilità clinica ma attraversa tutti i gruppi, compresi adolescenti sani e sportivi», prosegue Bozzola. «Un dato interessante riguarda gli atleti: risultano tra i più consapevoli dei rischi legati al consumo – inclusi tachicardia, ansia e insonnia – ma quasi la metà riferisce comunque un consumo almeno occasionale».
IL RUOLO DELLA FAMIGLIA
Un altro elemento emerso riguarda il contesto familiare. In oltre il 40% dei casi almeno un componente della famiglia consuma energy drink. Quando queste bevande sono presenti nelle abitudini familiari, i ragazzi tendono a iniziare prima, a consumarle più frequentemente e a percepirne meno i rischi.
«Il modello genitoriale resta uno dei fattori più potenti nella costruzione dei comportamenti di salute», sottolinea Agostiniani. «La prevenzione non può essere rivolta solo ai ragazzi: serve un’alleanza con le famiglie».
PIÙ DI UN RAGAZZO SU TRE CHIEDE REGOLE PIÙ SEVERE
In Italia non esiste attualmente un limite minimo di età per l'acquisto degli energy drink. Eppure, oltre un terzo dei ragazzi coinvolti nella ricerca si è dichiarato favorevole all'introduzione di regole più restrittive.
Il tema è già al centro dell'attenzione in altri Paesi europei. In Inghilterra è stato annunciato, a partire da aprile 2027, il divieto di vendita agli under 16 delle bevande energetiche ad alto contenuto di caffeina, ovvero quelle contenenti più di 150 milligrammi di caffeina per litro.
«Abbiamo davanti un fenomeno diffuso, precoce e ancora sottovalutato», conclude Agostiniani. «I dati ci dicono che servono più informazione, più prevenzione e una riflessione seria su possibili misure di tutela. La salute dei nostri ragazzi viene prima di qualsiasi strategia commerciale».


