Il consumo di bevande ad alto contenuto di zuccheri potrebbe essere associato a un aumento dei sintomi d’ansia negli adolescenti. È quanto suggerisce una nuova revisione di studi scientifici pubblicata sul Journal of Human Nutrition and Dietetics, che ha analizzato le ricerche disponibili sul rapporto tra consumo di bevande zuccherate e salute mentale nei giovani.
Per commentare lo studio abbiamo chiesto il parere della professoressa Caterina Dinnella, docente di Scienze dell’alimentazione all’Università di Firenze.
«Il legame tra alimentazione e salute fisica è ben noto e la popolazione è generalmente consapevole dell’importanza di una dieta equilibrata per la salute a lungo termine», spiega Dinnella. «Molto meno studiato, invece, è il rapporto tra alimentazione e salute mentale, anche se questo tema è particolarmente rilevante in una fase della vita delicata come l’adolescenza».
ANSIA IN AUMENTO TRA I GIOVANI
Negli ultimi anni l’attenzione verso il benessere psicologico degli adolescenti è cresciuta, anche alla luce dei dati epidemiologici. Secondo un recente rapporto dell’OCSE, tra il 2018 e il 2022 nei Paesi dell’Unione europea i disturbi di ansia e depressione tra i giovani sono aumentati di circa il 20%.
«Si tratta di dati preoccupanti», osserva Dinnella. «Non a caso la Commissione Lancet sulla salute mentale dei giovani ha definito la malattia mentale come la principale questione sanitaria e sociale che influenzerà la vita e il futuro dei giovani per decenni».
In questo contesto diventa importante identificare fattori di rischio potenzialmente modificabili. Tra questi rientrano anche le abitudini alimentari. «Diversi studi suggeriscono che diete ricche di nutrienti e composti con azione antiossidante e antinfiammatoria siano associate a un migliore benessere mentale, mentre un consumo elevato di zuccheri semplici e alimenti ad alta densità energetica è stato collegato a una maggiore incidenza di disturbi d’ansia. Tra i prodotti più studiati ci sono le bevande zuccherate, come bibite gassate, energy drink e succhi di frutta zuccherati, molto diffuse tra gli adolescenti».
COSA EMERGE DAGLI STUDI
La revisione ha analizzato la letteratura scientifica pubblicata negli ultimi 25 anni sul rapporto tra consumo di bevande zuccherate e disturbi d’ansia negli adolescenti. Applicando criteri rigorosi di selezione, i ricercatori hanno individuato nove studi condotti su ragazzi tra i 10 e i 19 anni, per un totale di circa 50.000 partecipanti.
In sette studi è emersa un’associazione positiva tra consumo di bevande zuccherate e sintomi d’ansia, mentre in due non sono state osservate relazioni significative. Nel complesso, l’analisi dei dati suggerisce che gli adolescenti che consumano più frequentemente queste bevande hanno circa il 34% di probabilità in più di manifestare disturbi d’ansia rispetto a chi ne consuma meno.
«Questi risultati suggeriscono un possibile legame tra consumo di bevande zuccherate e sintomi d’ansia», commenta Dinnella. «Tuttavia è importante sottolineare che non permettono di stabilire un rapporto di causa-effetto».
Una delle ipotesi è che un consumo elevato e prolungato di zuccheri possa favorire processi infiammatori che coinvolgono anche alcune aree del cervello associate ai disturbi d’ansia. Ma le evidenze sull’uomo sono ancora limitate.
«Le relazioni tra alimentazione e salute mentale sono molto complesse», sottolinea l’esperta. «Possono essere influenzate da molti altri fattori, come l’attività fisica, la qualità del sonno, la dieta complessiva, ma anche fattori genetici e condizioni di salute generale».
I LIMITI DEGLI STUDI
Gli autori della revisione invitano quindi alla cautela nell’interpretazione dei risultati. Molti degli studi analizzati sono infatti di tipo osservazionale e si basano su questionari in cui i partecipanti riportano le proprie abitudini alimentari.
«Le cosiddette misure auto-riportate presentano alcuni limiti», spiega Dinnella. «Le persone, anche in buona fede, possono non riportare esattamente i propri comportamenti alimentari oppure tendere a dichiarare ciò che ritengono socialmente più accettabile».
Un altro aspetto che rende difficile confrontare i risultati riguarda la definizione stessa di bevande zuccherate. In alcuni studi, ad esempio, prodotti molto diversi dal punto di vista nutrizionale - come succhi di frutta e bibite gassate - sono stati inclusi nella stessa categoria.
«Queste differenze metodologiche possono influenzare i risultati e rendono più difficile trarre conclusioni definitive», osserva l’esperta.
UN FENOMENO COMPLESSO
Nel complesso, dunque, i dati disponibili suggeriscono un possibile legame tra consumo di bevande zuccherate e sintomi d’ansia negli adolescenti, ma non consentono ancora di stabilire una relazione causale diretta.
«Le abitudini alimentari e il benessere mentale derivano da una rete complessa di fattori biologici, psicologici e sociali», conclude Dinnella. «Per comprendere meglio questi legami servono studi più rigorosi e approcci multidisciplinari che permettano di individuare con maggiore precisione i fattori di rischio modificabili».


