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Oncologia

La depressione che non ti aspetti, quella dopo le cure

Anche quando tutto sembra risolto, a volte si ha bisogno di aiuto psicologico

«Durante la chemioterapia stavo male, pativo gli effetti collaterali; ma avevo voglia di combattere strenuamente. Ero forte, coraggiosa, piena di energie, nonostante le fatiche indotte dalla malattia e dalle cure. Adesso ho finito le terapie, i controlli sono andati bene. Dovrei sentirmi più serena, felice del traguardo e invece… mi attanaglia una sensazione di profonda tristezza. Ho voglia di piangere, mi sento fragile». È la storia di F., 53 anni, operata due anni fa per un tumore al seno. Ma potrebbe essere quella di tanti pazienti oncologici. Capita, infatti e non di rado, che quando tutto sembra risolto, quando sono terminate le cure, si avverta una sensazione di disagio psicologico, talvolta molto profondo, fino alla vera e propria depressione. Ma come mai accade che si crolli proprio quando si dovrebbe essere più sereni e fiduciosi? 

IL DOPO, UNA FASE DELICATA

«Durante il percorso terapeutico si ha la consapevolezza di essere accuditi dall’équipe medica e, spesso, anche da parenti e amici che mostrano, in genere, nella fase più acuta della malattia, la propria vicinanza e supporto» spiega Ketti Mazzocco, psico-oncologa Istituto Europeo di Oncologia, professoressa associata di Psicologia presso l’Università degli Studi di Milano, psicoterapeuta specializzata in Psiconeuroendocrinoimmunologia e Scienza della Cura Integrata. E prosegue: «Si ha, inoltre, la necessità e il desiderio di impegnarsi per guarire, di fare qualcosa di concreto, come sottoporsi regolarmente alle terapie. Quando le cure vengono ultimate, i controlli si diradano e la “grande famiglia” del reparto oncologico sembra scomparire, si avverte una sensazione di abbandono. Spesso poi contemporaneamente, anche familiari e amici tendono a essere meno presenti, perché il problema cancro sembra non esserci più. Si percepisce così un profondo senso di solitudine e… si crolla».

IMPORTANTE CHIEDERE AIUTO

In questa fase, il supporto di uno psico-oncologo diventa fondamentale, non “solo” per superare una fase delicata a livello emotivo e psichico, ma anche per le sue profonde ripercussioni sulla salute presente e futura nel suo complesso. «È noto, e numerosi studi lo confermano, quando uno stress cronico provochi l’aumento dei livelli di cortisolo, il noto ormone dello stress che, a cascata, innesca un circolo vizioso in grado di contribuire all’aumento dell’infiammazione sistemica cronica dell’organismo, terreno ideale per la proliferazione delle cellule tumorali. Come sappiamo, il cancro è una malattia multifattoriale, in cui lo stress cronico gioca indubbiamente un ruolo. Uno studio pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Nature Medicine nel 2024 indica l’esistenza di un effetto dello stress emotivo dei pazienti sulla prognosi, ancora prima dell’inizio dei trattamenti. Anche per quanto concerne il rischio recidive e la risposta alle terapie, numerose sono, dunque, le evidenze scientifiche che suggeriscono un impatto della salute mentale sul corpo» afferma Mazzocco.

LA DEPRESSIONE, I FATTORI IN GIOCO E L’IMPORTANZA DELLA DIAGNOSI

Per quanto riguarda poi la probabilità di andare incontro a una depressione, molti sono i fattori in gioco. «Ci sono le componenti strettamente individuali, legate al proprio carattere, alla storia personale, alla situazione psicologica antecedente la diagnosi, a quella familiare. Anche la tipologia del tumore, gli effetti collaterali di eventuali cure e interventi chirurgici, l’impatto sulla qualità di vita e la prognosi. Studi sul tumore al seno indicano una grande variabilità emotiva, con una forbice gigantesca (1-46%) in relazione a tutti questi fattori, inclusi la tipologia dell’intervento e la stadiazione della malattia. Per quanto concerne invece tumori come quelli dell’orofaringe o dell’esofago, l’impatto è ancora maggiore e la forbice più stretta: tra il 22 e il 57% dei pazienti andrà incontro a una depressione. Il ritorno alla socialità è complesso in genere per tutte le patologie, ma lo è ancor di più nelle persone con tumori che compromettono il funzionamento fisico, emotivo, relazionale e lavorativo, ledendo quindi la qualità della vita», prosegue Mazzocco.

RICONOSCERE I SEGNI DELLA DEPRESSIONE

In questo quadro complesso, un altro aspetto non trascurabile è la difficoltà della diagnosi di depressione perché la malattia oncologica che già di suo predispone maggiormente alla depressione, rende difficile arrivare a una corretta diagnosi. «I sintomi di depressione sono spesso scambiati per effetti collaterali dei trattamenti, anche nel lungo termine. Talvolta la depressione è mascherata da uno stato ansioso che viene erroneamente trattato con terapie di gestione dell’ansia, quando nella realtà nasconde, invece, una vera e propria depressione. Diventa importante, quindi, osservare segni e sintomi comportamentali tipici di uno stato depressivo (mancanza di interesse, umore deflesso, irritabilità, isolamento…) e soprattutto rivolgersi a uno specialista in grado di fare una diagnosi corretta».

FOCUS SU DEPRESSIONE E TUMORI FEMMINILI

Ci sono degli aspetti specifici che riguardano i tumori femminili e il rischio di depressione dopo le cure? Risponde la psicologa: «Per quanto riguarda il tumore al seno ci sono in gioco aspetti che riguardano l’identità femminile e sono legati anche alla tipologia dell’intervento eseguito: una quadrantectomia ha un impatto psicologico diverso rispetto a una mastectomia in cui viene asportato anche il capezzolo. Le tecniche di chirurgia plastica ricostruttiva hanno fatto passi da gigante rispetto al passato, ma la donna può comunque fare fatica a riconoscere il suo corpo. Inoltre la possibile asimmetria con il seno sano rispetto a quello ricostruito (che a differenza di quello sano si modifica solo minimamente con il passare del tempo), può destare vergogna, ansia e preoccupazione, nelle relazioni sociali e soprattutto nell’intimità. Il rapporto con il partner e la sfera affettiva e sessuale possono risentirne e costituire per la donna motivo di fragilità emotiva. Il supporto psicologico è dunque fondamentale. Anche un tumore alle ovaie – prosegue Ketti Mazzocco - può comportare grandi fatiche psicologiche. L’impatto della menopausa forzata sulle giovani donne è molto difficile da accettare e sulle pazienti già in menopausa può comunque  influenzare la percezione della propria identità, portando allo sviluppo di un quadro depressivo. Naturalmente poi c’è l’aspetto legato alla prognosi e alle prospettive future».

QUANTO CONTA IL RUOLO SOCIALE

Un altro aspetto, non irrelevante, è quello sociale, percepito moltissimo dalle donne che sono spesso insieme lavoratrici, madri, caregiver di genitori anziani. «Nell’ambito lavorativo accade ancora purtroppo che una paziente oncologica veda cambiare i ruoli lavorativi e venga “demansionata”, pur mantenendo lo stesso contratto – osserva Mazzocco -. Psicologicamente, la persona si sente deprivata dello status lavorativo precedente alla diagnosi, percependosi spesso "declassata”. Inoltre, soprattutto la donna che, ancora oggi, assume spesso più ruoli sociali in contemporanea, non è più in grado di far fronte a tutto e si sente in difficoltà. Il continuo spendersi per rispondere alle richieste lavorative, familiari, sociali e di cura comporta un progressivo consumo delle risorse emotive e fisiche, che rappresenta un ulteriore fattore di rischio per lo sviluppo di sintomi depressivi».

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