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Alimentazione

Il piacere e le paure nel piatto. Gli italiani e gli ogm

pubblicato il 22-09-2014
aggiornato il 06-02-2017

L'80 per cento di noi teme i rischi per la salute in quanto mangiamo. Siamo i più preoccupati in Europa, ma come gli altri cittadini del continente contrari alle manipolazioni genetiche

Il piacere e le paure nel piatto. Gli italiani e gli ogm

«L'uomo moderno non ha paura di nulla. Tranne che dell'acqua che beve, del cibo che mangia e dell'aria che respira». Così ha esordito il sociologo Massimiano Bucchi suscitando l'ilarità del pubblico che in gran parte si è riconosciuto nelle sue parole. Almeno stando ai dati che proprio il docente dell'Università di Trento è venuto ad illustrare sul palco della Conferenza Eradicare la fame di Venezia su come gli italiani percepiscono il rischio nel piatto?.

Addirittura l'80 per cento risulta preoccupato su quanto mangia. Siamo i più preoccupati in Europa: ben il 20 per cento in più dei paesi vicini, addirittura il 40 per cento in più rispetto ai più tranquilli che risultano essere finlandesi e austriaci. I dati vengono da una ricerca condotta dall'Osservatorio Scienza Tecnologia e Società di Observa. Science in society.

Pesano in questa diffidenza certamente i tanti scandali su questioni alimentari succedutisi nel paese e di allarmi più generali a cominciare dalla mucca pazza del 1996.

 

I TIMORI A TAVOLA

Che cosa temiamo in particolare? In pari misura i controlli sanitari poco accurati e i residui di ormoni o antibiotici nella carne, poi a scalare  ma non di molto i residui  di pesticidi , la presenza di coloranti e conservanti, il modo in cui gli animali sono allevati.

Più preoccupati dei rischi che possono trovarsi nel piatto sono i meno istruiti e, probabilmente, anche meno abbienti che non possono comprarsi i cibi più costosi, e i più spensierati appaiono i giovani tra 15 e 29 anni. Beata gioventù, verrebbe da dire.

 

DAL BISOGNO AL PIACERE

Ma oltre all'eco di allarmi concreti verificatisi, c'è anche l'influenza di alcuni cambiamenti culturali: è più diffusa la consapevolezza della stretta connessione tra cibo e salute e, come dimostrano le mille rubriche di giornali e tv, il cibo è diventato anche piacere, «una componente del vivere bene», dice Bucchi. «Da bisogno primario, l'alimentazione è divenuta elemento di benessere, identità, gratificazione estetica».

 

OGM NO

Caricato di tutte queste valenze il cibo ha innalzato le aspettative dei consumatori  e ne alimenta la diffidenza sul davvero buono e genuino. Figurarsi come sono guardati gli alimenti ogm, modificati dalle biotecnologie. La diffidenza accomuna tutti gli europei in un quasi 80 per cento di contrari. Da noi ad alimentare il 21 per cento dei favorevoli agli ogm sono in particolare il sud e le isole.

Serena Zoli
Serena Zoli

Giornalista professionista, per 30 anni al Corriere della Sera, autrice del libro “E liberaci dal male oscuro - Che cos’è la depressione e come se ne esce”.


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