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Alimentazione

La dieta povera che tiene puliti i reni

pubblicato il 07-06-2013
aggiornato il 20-07-2017

In presenza di malattia i reni perdono la capacità di filtrare le scorie e i sali minerali in eccesso. Importante è impostare una dieta con poche proteine e poco sodio

La dieta povera che tiene puliti i reni

Secondo le ultime stime fornite dalla Società Italiana di Nefrologia, un italiano su dieci soffre, anche a sua insaputa, di una malattia cronica renale. Una dieta corretta puà fare la differenza? E in che modo?

Le malattie croniche renali sono patologie che, nella loro evoluzione progressiva, portano alla condizione irreversibile di insufficienza renale, cioè all’incapacità delle reni di svolgere la funzione di ‘filtro’, depurando l’organismo dalle scorie e dai sali minerali in eccesso.

Nelle condizioni più serie, il cattivo funzionamento delle reni rende necessario un trattamento sostitutivo, rappresentato dalla dialisi o dal trapianto di organo. Ma l’adozione di adeguati comportamenti legati in primo luogo alla dieta possono rallentare o aiutare a controllare meglio quest’esito estremo.

 

CAUSE E FATTORI DI RISCHIO

Una malattia renale, secondo gli esperti, richiede una diagnosi precoce e un trattamento mirato per prevenire o ritardare sia una condizione di insufficienza renale acuta o cronica, sia la comparsa di complicanze cardiovascolari a cui spesso è associata.

Sono infatti l’ipertensione e il diabete, non adeguatamente controllati dalla terapia farmacologica, l’ipertrofia prostatica, i calcoli renali o i tumori voluminosi a favorirne l’insorgenza in quanto riducono il normale deflusso di urina, aumentano la pressione all'interno dei reni e ne limitano la funzionalità.

O ancora il danno renale può essere determinato da processi infiammatori (pielonefriti, glomerulonefriti) o dalla formazione di cisti all'interno dei reni (malattia renale policistica) o dall’utilizzo cronico di alcuni farmaci, da alcool e droghe consumate in eccesso.

Un ruolo fondamentale, nell’alleviare il lavoro dei reni già compromessi, è svolto dalla dieta che è, dunque, la prima prevenzione. Essa va studiata con un esperto nutrizionista o un nefrologo al fine di mantenere o raggiungere da un lato un peso ideale e dall’altro ridurre l’apporto di sodio (sale), ed il conseguente controllo della pressione arteriosa, e/o di altre sostanze (minerali), senza creare malnutrizione o carenze nutritive.

Una attenzione particolare va riservata anche ai livelli di colesterolo, trigliceridi e della glicemia.

 

LA DIETA

La prima regola, raccomandano gli esperti, per aiutare i pazienti con insufficienza renale soprattutto quando questa è avanzata, è impostare una alimentazione a basso contenuto di proteine, sodio e fosforo.

Proteine

Occorre ridurre la quantità di alimenti proteici soprattutto di origine animale (carne, pesce, uova, salumi, formaggi e latticini) e in misura minore di quelli ricchi di proteine vegetali (legumi), presenti soprattutto nei secondi piatti includendo nella dieta, laddove necessario, cibi ‘aproteici’.

Questi ultimi (in particolare pane, pasta, farina, riso, crackers, fette biscottate, biscotti) appositamente prodotti senza proteine sono disponibili anche nei supermercati e permettono di migliorare il ‘gusto’ della dieta.

Rispetto agli apporti normali, le proteine dovrebbero essere ridotte di circa 0.8 gr per kg (in relazione al peso ideale del singolo) ed essere per il 75% ad alto valore biologico.

Calorie

L’apporto calorico deve essere di circa 35 Kcal per kg (riferito al peso ideale della persona) al giorno in caso di età inferiore ai 60 anni e di 30 Kcal con età uguale o superiore a 60 anni. Sotto questi valori a lungo termine aumenta, infatti, il rischio di malnutrizione.

Il giusto apporto calorico può essere garantito accrescendo nella dieta le percentuali di carboidrati e di lipidi (fatta eccezione in caso di diabete).

Fosforo

I valori di questa sostanza dovrebbero mantenersi entro 8-10 mg/Kg peso corporeo. Per mantenere il fosforo nei valori consigliati è importante limitare e/o evitare salumi, legumi secchi, frutta secca, cioccolato, lievito di birra, gamberi e frattaglie, tuorlo d’uovo, farine e crusca, cacao amaro in polvere.

Altri alimenti come latte, yogurt, panna, pasta, riso, legumi freschi, orzo, biscotti, pesce, formaggi freschi (ricotta, mozzarella) che ne hanno una percentuale moderata, possono essere consumati in piccole quantità, mentre ne sono privi frutta e verdura fresche, patate, marmellata, zucchero, miele, olio e burro.

Al fine di ridurre ulteriormente il quantitativo di fosforo negli alimenti è possibile tenerli per 8-9 ore in frigo prima della cottura, preferendo poi la bollitura in abbondante acqua da cambiare a metà cottura.

Sodio

Il sodio è presente in molti alimenti e in grandi quantità. Occorre fare molta attenzione al sale da cucina, evitare dadi per brodo, ridurre quantità e frequenza di consumo di salumi e affettati in genere, alimenti in salamoia (capperi, olive, carni e pesci in scatola) e formaggi.
 

Consulenza: Giovambattista Capasso, professore ordinario di nefrologia all'Università Luigi Vanvitelli di Napoli


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