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Con la vitamina B2 si può salvare la cornea

pubblicato il 14-12-2012
aggiornato il 25-05-2017

Promettenti gli esiti dei primi trattamenti per la cura del cheratocono. Minimi effetti collaterali ed il rischio di trapianto di cornea

Con la vitamina B2 si può salvare la cornea

Promettenti gli esiti dei primi trattamenti per la cura del cheratocono. Minimi effetti collaterali ed il rischio di trapianto di cornea

Ad essere colpiti da cheratocono, una malattia degenerativa che causa un assottigliamento e poi il progressivo incurvamento della cornea verso l’esterno, sono ogni anno tra i 50 e i 230 italiani ogni 100 mila. In molti casi l’esito finale è nefasto: o una grave compromissione della vista o la necessità di un trapianto. Ma in utilizzo in Italia vi è una nuova metodica, poco invasiva e con minimi effetti collaterali, che pare escludere le più drammatiche conclusioni.

L’INNOVAZIONE Alcune gocce di vitamina B2, la riboflavina, instillate nell’occhio seguita dopo qualche istante da cinque minuti di raggi ultravioletti. A proporre la tecnica, innovativa nel procedimento e nella formulazione chimica della sostanza, è un ricercatore italiano, Roberto Pinelli, docente di patologia corneale e tecniche di chirurgia refrattiva all’Università della Svizzera Italiana e Direttore Scientifico dell’Ilmo (Istituto Laser di Microchirurgia Oculare) di Brescia. A fare oggi la differenza nella tecnica, ideata e testata dall’Università di Dresda una decina di anni fa, è l’assenza di intervento chirurgico per la rimozione e il riposizionamento dell’epitelio, lo strato superficiale della cornea (con conseguente lunga degenza, convalescenza e dolore per un esito di 4-5 anni) e la riduzione dell’irradiazione da 30 a solo 5 minuti.«Il punto di forza della tecnica – spiega Lucio Buratto, fra i massimi esperti nel settore della chirurgia oftalmica italiana e internazionale e fondatore del Centro Ambrosiano Oftalmico di Milano – sta nella diversa modalità di somministrazione della riboflavina che consente da un lato di poter agire per via transepiteliale (senza rimozione dell’epitelio) e dall’altro alla sostanza di raggiungere la cornea e di filtrare tra le cellule». Grazie poi a una strumentazione all’avanguardia, un anello che genera un campo elettrico, la vitamina B2 penetra rapidamente tra le cellule  (Iontoforesi). «In caso di necessità – aggiunge Buratto – il trattamento può essere eseguito simultaneamente in entrambi gli occhi e/o essere ripetuto». Sono ancora limitati i casi trattati con questa metodica, ma le aspettative sono promettenti per l’assenza, ad oggi, di effetti collaterali o di trapianto di cornea, se il trattamento viene eseguito quando la malattia è all’inizio.

Francesca Morelli


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