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L'abbronzatura artificiale non protegge dalle scottature solari

pubblicato il 11-06-2013
aggiornato il 13-11-2017

Le radiazioni Uva delle lampade non stimolano la produzione di melanina "profonda". L’esperto: «Prepararsi all’estate con esposizioni graduali al sole, schermi protettivi e buon senso»

L'abbronzatura artificiale non protegge dalle scottature solari

Le radiazioni Uva delle lampade non stimolano la produzione di melanina "profonda". L’esperto: «Prepararsi all’estate con esposizioni graduali al sole, schermi protettivi e buon senso»

Una bella lampada per «preparare la pelle» alla spiaggia? Inutile, anzi, dannosa. I dermatologi da tempo lo ribadiscono: non c’è nessun vantaggio nell’esporsi a radiazioni Uva prima di quelle solari. Questa volta a dimostrarlo è una ricerca condotta su studenti americani a caccia del primo sole di stagione.

LO STUDIO – Sono stati gli epidemiologi delle università dell’Arizona e dell’Iowa ad avere l’idea: perché non osservare i comportamenti degli universitari in occasione delle vacanze di primavera? Stando ai dati diffusi dall’American Academy of Dermatology, il 69% degli adolescenti americani si è scottato durante l’estate e meno del 40% usa schermi protettivi. I ricercatori hanno esaminato i diversi fattori di rischio e le eventuali scottature solari durante i giorni di pausa dall’università. Come ci si aspettava, le bruciature sono dipese dal tempo trascorso al sole, dalla carnagione chiara e dal mancato uso di creme protettive. Il ricorso alle lampade abbronzanti nelle 10 settimane precedenti le vacanze non è risultato associato a un minor rischio di ustioni, anzi, a un leggero aumento di tale eventualità.

LAMPADA E SOLE NON SI EQUIVALGONO - L’equivoco nasce dal fatto che le persone con pelle scura sono meno esposte a eritemi, scottature e tumori della pelle. Ma scurire la cute con apparecchiature abbronzanti non sortisce il medesimo effetto. E' una questione di caratteristiche individuali, ovvero di fototipo. Giovanni Leone, dermatologo e responsabile del servizio di Fotodermatologia dell’Istituto Dermatologico San Gallicano di Roma, spiega: «Le lampade abbronzanti  non offrono protezione e ne sconsigliamo l’uso estetico. Le radiazioni UVA che determinano la pigmentazione “artificiale” non stimolano la sintesi di melanina profonda (che protegge il DNA delle cellule dai danni delle radiazioni ultraviolette, ndr) e non producono l’abbronzatura “buona”, che ha bisogno, per manifestarsi, almeno di una settimana o 10 giorni e che, comunque, al massimo della sua intensità, può corrispondere a una fotoprotezione pari a un SFP 4, dunque in ogni caso trascurabile».

CONSIGLI PRE-ESTATE - Che fare? «Abituare la pelle gradualmente al sole, con un fattore di protezione per UVA e UVB, adatto alla propria pelle – raccomanda Giovanni Leone -. E’ necessario usare il buon senso ed esporsi al sole con moderazione, evitando le ore calde. E non è vero che con la protezione alta non ci si abbronza! Ci vuole più tempo, ma il risultato è migliore in termini di salute e di bellezza della pelle. Vanno in ogni caso evitate le scottature, che sul lungo periodo possono lasciare danni seri».

Donatella Barus


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