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Cardiologia

Anche il sonno influisce sul rischio di sindrome metabolica

pubblicato il 05-09-2018

Troppe o poche ore di sonno risultano associate alla comparsa di sindrome metabolica, fattore di rischio per l'obesità, l'ipertensione, l'iperglicemia e l'aumento dei grassi nel sangue

Anche il sonno influisce sul rischio di sindrome metabolica

Fra i rischi del dormire troppo o troppo poco sembra esserci anche la comparsa della sindrome metabolica o di alcune delle due componenti: obesità addominale, ipertensione, trigliceridi alti, basso colesterolo Hdl e glicemia sopra 110 (includendo anche il diabete). Tutti legati riduzione o eccessi delle ore di sonno: meno di sei o più di dieci ore a notte. A questa conclusione è arrivata una ricerca pubblicata sulla rivista Bmc Public Health e condotta su un campione di 133.608 uomini e donne adulti.


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LA RICERCA

I ricercatori dell’Università di Seul hanno constatato che, a confronto con gli individui che dormivano 6-7 ore al giorno, gli uomini che dormivano meno di sei ore più facilmente presentavano la sindrome metabolica e una più alta circonferenza addominale. Quanto alle donne con la stessa riduzione del sonno, più spesso presentavano soltanto un girovita più ampio, considerato un parametro utile a valutare il rischio cardiovascolare (la misura ideale del punto vita per la donna è al massimo di 80 e di un uomo 102 centimetri). Ma anche il sonno prolungato quotidiano sembra sortire effetti: il dormire più di dieci ore al giorno risultava associato con la sindrome metabolica, una più alta circonferenza vita e più alti livelli di trigliceridi negli uomini. Nelle donne gli stessi effetti: più zucchero nel sangue e meno colesterolo buono

SINDROME METABOLICA: COME CORREGGERE LA DIETA E LO STILE DI VITA?

DATI E CAMPIONI

Gli scienziati coreani hanno potuto usufruire di una così vasta coorte di persone esaminate perché si sono agganciati allo studio «Hexa» condotto a livello nazionale negli anni 2004-2013, raccogliendo una granda mole di informazioni: caratteristiche socio-demografiche, storia sanitaria, uso di farmaci, storia familiare, stili di vita, regime alimentare, attività fisica e, per le donne, storia riproduttiva. Ma non basta. La ricerca comprendeva la raccolta di campioni di plasma, siero, cellule del sangue, indicazioni del Dna e urina. In più, i partecipanti all’indagine si erano sottoposti a visite mediche. Dalla ricerca, pur così articolata, non è emerso con chiarezza che cosa ci sia sotto l’associazione tra durata del sonno e sindrome metabolica. Si sono fatte varie ipotesi, tra cui un elevato livello di ormoni che fanno aumentare l’appetito e il conseguente apporto calorico o ridurre la spesa di energie nelle persone che dormono meno di 7 ore al giorno, il che piegherebbe l’aumento della circonferenza addominale e dell’obesità. Oltre a sottolineare la necessità di nuovi studi di approfondimento, i ricercatori fanno presente che nella loro indagine non hanno distinto tra sonno notturno e pisolini diurni

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MENO SONNO, PIU’ INFIAMMAZIONE

Lino Nobili, docente universitario a Genova, esperto di neurofisiologia, «dormire di meno crea uno stress ossidativo e genera infiammazione. Altera inoltre la propensione al cibo, spinge a mangiare di più, soprattutto zuccheri e carboidrati. Insonnia e abbuffate sono un’associazione nota. Forse chi è deprivato del sonno ha un minor controllo dei propri impulsi, in quanto si riduce l’efficacia dell’area cerebrale lobo-frontale che presiede agli istinti. Si riduce anche la risposta all’insulina». Eppure si sa di diverse persone cui bastano pochissime ore di sonno per essere in forma. Un caso famoso è Napoleone. «Chi dorme poco, probabilmente, condensa in tempi più brevi un sonno più profondo. Quasi una maggiore concentrazione». E quelli che dormono di più? «Si pensa lo facciano per compensare un sonno disturbato - conclude Nobili -. Per esempio, in chi ha apnee notturne, è molto probabile che le ore in più servano a rafforzare un sonno non riparatore. Il dormire male genera il rischio di malattie cardiovascolari, di squilibri ormonali o di altro genere. Poi, in fisiologia, restano i cosiddetti corti e lunghi dormitori che non hanno conseguenze problematiche».


Serena Zoli
Serena Zoli

Giornalista professionista, per 30 anni al Corriere della Sera, autrice del libro “E liberaci dal male oscuro - Che cos’è la depressione e come se ne esce”.


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