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Cardiologia

Diabete: donne più esposte alle complicanze cardiovascolari

pubblicato il 14-11-2019

Le donne con il diabete di tipo 2 risultano più esposte (rispetto agli uomini) ai rischi derivanti dalla malattia. Fondamentale la prevenzione per ridurre le differenze di genere

Diabete: donne più esposte alle complicanze cardiovascolari

Si ammalano meno rispetto agli uomini. Ma una volta alle prese con il diabete, le donne convivono con una probabilità più alta di vedere la malattia ripercuotersi anche sul cuore. La conferma, nella giornata mondiale dedicata alla malattia, giunge da una revisione di studi pubblicata sull'European Journal of Preventive Cardiology. Tra le signore, le complicanze cardiovascolari sono più frequenti. A dimostrarlo è il numero di decessi che si registrano ogni anno per quella che è la prima causa di morte nelle persone affette dalla malattia: 1.8 milioni tra gli uomini, 2.1 milioni tra le donne. Un dato che, per gli esperti, è valso come una conferma. «La differenza è da attribuire al rischio maggiore con cui convivono le donne diabetiche». Spesso inconsapevolmente.

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I RISCHI PER IL CUORE DELLE DONNE COL DIABETE

Sono tre le condizioni di cui una donna diabetica rischierebbe maggiormente di ammalarsi: una coronaropatia (di cui l'infarto del miocardio rappresenta la più pericolosa complicanza), una arteriopatia periferica (di cui il piede diabetico rappresenza l'evoluzione più grave) e lo scompenso cardiaco. «Le donne diabetiche hanno un rischio di sviluppare una malattia coronarica maggiore del 44 per cento rispetto agli uomini - afferma Cesare Berra, direttore del dipartimento endocrinologo-metabolico del gruppo MultiMedica di Milano -. Ma c'è un altro aspetto che risulta spesso conosciuto. Le donne alle prese con il diabete hanno anche maggiori probabilità di essere colpite da un ictus cerebrale. Questo evento avverso emerge con frequenza in tra le donne adulte di età compresa tra i 35 e i 54 anni».

 

LE CAUSE DELLE DIFFERENZE DI GENERE

Sulle ragioni che portano le donne a essere maggiormente penalizzate, non ci sono ancora certezze. Diverse le ipotesi avanzate al riguardo, ma nessuna conclusiva. Alcuni studi hanno dimostrato che lo scompenso della glicemia inciderebbe (in negativo) sul rischio di avere un ictus. Molto probabile che anche gli ormoni giochino la loro parte. Al centro della scena potrebbe esserci il testosterone (ormone sessuale maschile). Negli uomini, livelli più alti sono considerati un fattore protettivo per la salute cardio e cerebrovascolare. L'esatto contrario di quanto invece si registra tra le donne, che dopo la menopausa vedono riequilibrarsi il rapporto rispetto agli estrogeni (ormoni femminili, in calo). Nelle signore, l'aumento del testosterone determina un incremento del rischio cardiovascolare. «Nelle donne vi è poi una minor attenzione nel monitoraggio del diabete, rispetto agli uomini», aggiunge lo specialista. Un dato di fatto che sarebbe anche la conseguenza dello scarso rilievo dato alla figura femminile negli studi clinici. Una scelta dettata dalla convinzione (consolidata in passato) che la donna, in ragione di una maggiore presenza di estrogeni, fosse più protetta (e dunque meno a rischio) rispetto al diabete. 


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MENO COMPLICANZE CON LA PREVENZIONE

Negli ultimi anni sono diversi entrati in commercio in grado di ridurre il rischio cardiovascolare nelle persone diabetiche. Ma la prevenzione, sia nei confronti del diabete sia delle eventuali complicanze, rimane lo strumento di difesa più efficace. Perciò, in occasione del World Diabetes Day, vale la pena di ribadire l'importanza di seguire una dieta equilibrata e di praticare regolarmente attività fisica. Ma, tiene a precisare Berra, «soprattutto evitare il fumo, che su chi è diabetico determina, oltre ai rischi a cui risulta esposta la popolazione generale, anche una maggiore probabilità di sviluppare un'arteriopatia periferica». Aggiunge Joline Beulens, docente di malattie del metabolismo all'Università di Amsterdam e coordinatrice della ricerca: «La correzione delle abitudini quotidiane rappresenta il trattamento di prima linea - è il pensiero dell'epidemiologa, tra le autrici dell'ultima metanalisi -. Oltre a quanto detto per il fumo, ai pazienti raccomandiamo di evitare gli alcolici, ridurre se necessario il peso corporeo praticando attività fisica per almeno 150 minuti a settimana e di seguire una dieta di tipo mediterraneo. Soltanto dopo aver adottato questi accorgimenti, se il controllo della glicemia risultasse ancora difficoltoso, occorrerebbe iniziare una terapia farmacologica».

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IL DIABETE IN ITALIA 

Dopo anni di crescita, sembra che il diabete in Italia inizi a stabilizzarsi. Secondo i dati dell'Osservatorio Arno, la prevalenza è stimata attorno al 6.2 per cento: così come nell'ultimo quinquennio. In valore assoluto, il numero degli italiani con il diabete sarebbe dunque pari a circa 3.7 milioni. «Dopo oltre un ventennio, il trend sembra essersi stabilizzato - conclude Enzo Bonora, direttore del dipartimento di endocrinologia, diabetologia e malattie del metabolismo dell'azienda ospedaliero-universitaria di Verona -. Il dato non tiene però conto di quanti non assumono farmaci erogati dal servizio sanitario nazionale, di coloro che non hanno l’esenzione dal ticket (a richiederla è solo il 70 per cento dei soggetti con diabete, ndr) o non sono mai stati ricoverati nel 2018. C'è infine anche chi, pur essendo stato ricoverato, non è stato dimesso con l'indicazione della diagnosi di diabete. Ciò vuol dire che i malati sono quasi certamente più di 4 milioni, a cui vanno aggiunti i diabetici non diagnosticati: che potrebbero essere almeno un altro milione».

 

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali ed è membro dell'Unione Giornalisti Italiani Scientifici (Ugis).


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