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Terza dose: a chi spetta e quando si rende necessaria?

Nel tempo, per alcune categorie, l'efficacia del vaccino cala con maggiore velocità rispetto alla popolazione sana. Per questa ragione una terza dose è indicata per ritornare ad un'efficacia ottimale

La terza dose di vaccino contro Covid-19 è ormai realtà. Anziani, immunocompromessi e personale sanitario sono tra le prime categorie ad averla ricevuta. Anche se l'efficacia globale nell'evitare ricoveri e decessi rimane estremamente elevata con un ciclo classico di due dosi, per alcune categorie più a rischio una terza dose serve a proteggere ulteriormente quelle categorie maggiormente esposte o dove si registra un calo di protezione maggiore. Ecco tutto quello che c'è da sapere sulla terza dose.

LE RAGIONI DELLA TERZA DOSE 

I vaccini oggi approvati nella prevenzione di Covid-19 prevedono tutti, fatta eccezione per il prodotto di Janssen, la somministrazione in due dosi (una in caso di malattia). Grazie a questa strategia le probabilità di infezione, sviluppo della malattia, ricovero e decesso si sono ridotte drasticamente. Secondo l'ultimo report dell'Istituto Superiore di Sanità, l'efficacia delle vaccinazioni nell'evitare la malattia grave che richiede ricovero e terapia intensiva si attesta al 93%. Andando però ad analizzare in maniera approfondita la quantità di anticorpi circolanti e l'efficacia a seconda delle diverse età emerge che negli anziani si registra un maggior calo della copertura. Ed è per questa ragione che dalla prima settimana di ottobre l'AIFA ha approvato la terza dose sia per gli over-60 e i fragili sia per il personale sanitario. L'obbiettivo della terza dose è il potenziamento della risposta immunitaria che può anche superare il livello di difesa raggiunto con le due dosi iniziali.

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