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Daniele Banfi

Monkeypox: casi, sintomi, contagi ed evoluzione

pubblicato il 01-08-2022
aggiornato il 04-08-2022


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L'OMS dichiara monkeypox emergenza di salute pubblica. In Italia circa 500 contagi. Più a rischio gli uomini che fanno sesso con uomini

Monkeypox: casi, sintomi, contagi ed evoluzione

Il vaiolo delle scimmie (o monkepox) è stato dichiarato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità come nuova emergenza di salute pubblica. Attenzione agli allarmismi: non siamo di fronte a Covid-19 ma per le caratteristiche emerse negli ultimi mesi la malattia sta diventato un'osservata speciale. Con 23 mila casi registrati da maggio, la malattia si trasmette prevalentemente per via sessuale e contatto stretto. Ad oggi, come ampiamente documentato in un articolo sulle pagine del New England Journal of Medicine, la popolazione maggiormente coinvolta è quella degli uomini che fanno sesso con uomini. Questo non significa che monkeypox colpisca in base all'orientamento sessuale ma indica quale modalità di trasmissione risulta essere più comune, premessa per meglio contenere la malattia.

 

CHE COS'È IL VAIOLO DELLE SCIMMIE?

Il vaiolo delle scimmie è una malattia virale causata dal Poxvirus che colpisce prevalentemente questi animali. Si tratta di un virus del tutto simile a quello del vaiolo umano. Secondo gli esperti i due virus sarebbero "cugini" in quanto discendenti da un virus comune, quello del vaiolo bovino. MPV è stato identificato per la prima volta in Europa nel 1958 in scimmie provenienti dal Sud-Est asiatico. Negli anni successivi sono stati segnalati alcuni focoloai. La malattia, anche se prevalentemente degli animali, può riguardare l'uomo a causa della capacità del virus di infettare specie differenti. Ed è quello che è accaduto con i recenti casi segnalati. Non si tratta affatto di una malattia "nuova" ma la maggior parte dei casi prima di questo "boom" anomalo in Europa e Stati Uniti si è registrata negli ultimi anni nel continente Africano.

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COME SI MANIFESTA? 

La malattia, secondo i dati forniti in una circolare del Ministero della Salute, si manifesta inizialmente attraverso sintomi simili a quelli dell'influenza, ovvero febbre (62%), sonnolenza (41%), mialgie (31%) e cefalea (27%). Ciò che caratterizza la malattia è la comparsa di lesioni cutanee e nelle zone genitali simili a quelle del vaiolo umano: le vescicole si tramutano in pustole sino alla loro estinzione per "essicatura".  Le sedi anatomiche più frequentemente interessate da eruzione cutanea sono: aree ano-genitali (73%), il tronco, le braccia e le gambe (55%), il viso (25%), e i palmi delle mani e le piante dei piedi (10%).

 

COME SI TRASMETTE?

Il virus può trasmettersi da uomo a uomo ma con molta difficoltà. Le infezioni avvengono prevalentemente per contatto incidentale con animali infetti o con persone che hanno soggiornato in zone a rischio. Il contagio avviene per tramite di droplets nella fase acuta ma con un contatto ravvicinato e prolungato, per esposizione ravvicinata prolungata faccia a faccia, contatto fisico diretto con la pelle o con lesioni cutanee, compreso il contatto sessuale e per contatto con materiali contaminati, quali indumenti, lenzuola o utensili.

 

QUANTO È DIFFUSO?

Secondo l'ultimo report dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, al 22 luglio sono stati riportati 23 mila casi in 75 Paesi, di cui quasi 12mila in Europa. In Italia i contagi registrati sono 479 idi cui 146 collegati a viaggi all’estero. Negli ultimi giorni ci sono stati anche i primi decessi fuori dal continente africano, dove la malattia è endemica: un 41enne in Brasile, due giovani uomini in Spagna, dove si contano oltre 4mila casi, e un 22enne in India. Negli USA si contanto circa 5 mila casi e sia San Francisco sia lo Stato di New York hanno dichiarato lo stato di emergenza per la salute pubblica.

 

CHI È MAGGIORMENTE A RISCHIO?

In generale il vaiolo delle scimmie può causare una malattia più grave soprattutto in alcuni gruppi particolarmente fragili come bambini, donne in gravidanza e persone immunodepresse. Quanto al rischio di contrarre l'infezione, l'ultima analisi del New England Journal of Medicine -che ha redatto un report dettagliato sulle manifestazioni cliniche dei casi registrati ad oggi- la malattia riguarda principalmente uomini che fanno sesso con uomini. Ecco perché l'informazione e la prevenzione devono riguardare principalmente, al momento, questa categoria fortemente a rischio

Secondo gli addetti ai lavori, una persona di qualsiasi età che presenti dal primo gennaio 2022 un'eruzione cutanea acuta o una o più lesioni acute della cute e uno o più dei seguenti sintomi -mal di testa, insorgenza acuta di febbre (>38,5°C), linfoadenopatia, mialgia, mal di schiena, astenia- è da considerarsi potenziale caso sospetto.

 

COME SI INTERVIENE?

Attualmente non esistono però trattamenti approvati ma il farmaco antivirale tecovirimat (approvato dall'FDA per il trattamento del vaiolo) e i farmaci antivirali cidofovir e brincidofovir hanno dimostrato la loro efficacia in vitro e nei modelli sperimentali. Tuttavia nessuno di questi farmaci è stato studiato o utilizzato in aree endemiche per trattare la malattia. Essendo MPV un virus simile al vaiolo umano, l'utilizzo del vaccino contro il vaiolo può essere utile nel prevenire anche il vaiolo delle scimmie. Ad oggi Imvanex -questo il nome del vaccino- è stato acquistato dall'Unione Europea in 160 mila dosi da somministrare a coloro che possono essere esposti al virus per contatto diretto con una persona infetta. 

 

COSA FARE IN CASO DI CONTAGIO?

Sul fronte comportamentale, queste le precauzioni da adottare in caso di malattia:

rimanere in isolamento in casa in stanza dedicata -utilizzare oggetti domestici dedicati (vestiti, lenzuola, asciugamani, utensili per mangiare, piatti, bicchieri), che NON devono essere condivisi con altri membri della famiglia;

evitare il contatto con persone immunocompromesse fino alla guarigione dell'eruzione cutanea

evitare contatti stretti o intimi (abbracci, baci, contatti prolungati faccia a faccia in spazi chiusi) con altre persone fino alla completa guarigione dell'eruzione cutanea

astenersi dall'attività sessuale fino alla caduta delle croste. I casi devono essere consapevoli che l'uso del preservativo da solo non può fornire una protezione completa.

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Daniele Banfi

Giornalista professionista è redattore del sito della Fondazione Umberto Veronesi dal 2011. Laureato in Biologia presso l'Università Bicocca di Milano - con specializzazione in Genetica conseguita presso l'Università Diderot di Parigi - ha un master in Comunicazione della Scienza. Collabora con diverse testate nazionali.


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