Pazienti psichiatrici: come aiutarli a smettere di fumare
La gestione del tabagismo in chi soffre di un disturbo psichiatrico è ancora trascurata. Urge una svolta nei reparti per allungare la vita di questi pazienti
Il fumo è la principale causa di morte tra le persone alle prese con disturbi psichiatrici. Ma se nella popolazione generale c’è stata negli anni una significativa riduzione della percentuale dei fumatori, lo stesso trend non ha riguardato i pazienti in questione. È anche per questo che i progressi registrati in ambito psichiatrico sono stati in parte vanificati. Il fumo, favorendo l'insorgenza di malattie respiratorie e cardiovascolari, continua ad accorciare la vita di queste persone più di quanto non facciano i disturbi di cui soffrono. Il sostegno per aiutarli a venire fuori dalla dipendenza continua a essere poco praticato, eppure potrebbe rivelarsi efficace, come si evince da uno studio pubblicato sulla rivista The Lancet Psychiatry.
Non è semplice, ma fare in modo che una persona con un disturbo psichiatrico smetta di fumare è possibile. Possono essere riassunte così, le conclusioni del lavoro dei ricercatori inglesi, che hanno condotto lo studio coinvolgendo oltre 500 adulti affetti dal disturbo bipolare o dalla schizofrenia. Tutti fumavano almeno cinque sigarette al giorno. I pazienti sono stati assegnati a due gruppi. A coloro che erano inseriti in uno di questi, oltre al trattamento farmacologico per la malattia diagnosticata, è stato fornito un supporto (psicologico e farmacologico) teso ad agevolare l'abbandono del fumo. Obbietivo della ricerca era quello di rilevare i casi di disassuefazione determinati dall'accesso al percorso di «smoking cessation», oltre alle eventuali variazioni del numero di sigarette fumate, dell'entità della dipendenza, del desiderio di smettere, dello stato di salute mentale e dell'indice di massa corporea. Tutti questi indicatori di salute - fisica e psicologica - risultano condizionati dall'abitudine al fumo di sigaretta.