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Ginecologia

Papillomavirus: sì alla vaccinazione, anche se si effettua a 20 anni

pubblicato il 22-08-2018
aggiornato il 27-08-2018

Gli esperti suggeriscono di accogliere l'invito a vaccinare gli adolescenti nel dodicesimo anno di vita. Ma se si recupera in tempo, le donne riducono comunque il rischio di avere un tumore della cervice uterina

Papillomavirus: sì alla vaccinazione, anche se si effettua a 20 anni

È considerato l'antidoto più efficace per ridurre il rischio di contrarre l'Hpv, ovvero l'agente virale responsabile di oltre due terzi dei casi di tumore della cervice uterina. Tant'è che dal 2008 il vaccino contro il papillomavirus umano è offerto gratuitamente dal Servizio Sanitario Nazionale alle adolescenti, nel corso del dodicesimo anno di età. Per «proteggersi», però, c'è tempo (almeno) fino ai vent'anni. Trova conferme infatti il suggerimento che molti esperti - igienisti e ginecologi - danno alle ragazze che per svariate ragioni non si sono sottoposte alla vaccinazione nei tempi previsti. Se non si è ancora raggiunto il ventesimo anno di età o si è appena festeggiato il secondo decennale - dunque oggi il discorso vale per tutte le ragazze nate nel 1998 - richiedere di vaccinarsi contro l'Hpv può comunque ridurre il rischio di sviluppare nel tempo un tumore del collo dell'utero. Oltre, probabilmente, anche di un'altra serie di neoplasie. 

PERCHE' E' UTILE VACCINARSI
CONTRO IL PAPILLOMAVIRUS (HPV)?

LA CONFERMA DAGLI STATI UNITI

L'evidenza - già nota agli esperti: al punto che la vaccinazione di «recupero» è da tempo raccomandata fino ai 26 anni - è stata confermata da un ampio studio statunitense, pubblicato sulle colonne della rivista The Lancet Child & Adolescent Health. I ricercatori hanno voluto valutare l'efficacia della vaccinazione quadrivalente contro l'Hpv (ceppi 6, 11, 16, 18) effettuata oltre l'età indicata nella prevenzione del tumore della cervice uterina. Per fare ciò, hanno posto a confronto un gruppo di 4.357 donne in cui era già stata riconosciuta una lesione di grado 2 (due terzi delle cellule epiteliali dell'utero trasformate in cellule tumorali) o 3 (il processo neoplastico riguarda la quasi totalità delle cellule) con un campione di ragazze con non più di 26 anni arruolate tra il 2006 e il 2014 e sottopostesi alla vaccinazione contro l'Hpv. La protezione è risultata più alta tra le ragazze che avevano effettuato tutte e tre le dosi raccomandate entro il compimento dei vent'anni. Mentre a partire dall'anno successivo, la protezione non è risultata significativa: segno che l'efficacia della profilassi tende a scemare con il passare degli anni.


Tumori dell'orofaringe: in aumento i casi legati al papillomavirus (Hpv)


PRIMA SI CORRE AI RIPARI, MEGLIO E'

Motivo per cui prima si corre ai ripari, meglio è. LHpv è infatti un virus - se ne conoscono un centinaio di tipi diversi, fra cui almeno 12 sono stati classificati oncogeni: ovvero capaci di provocare un cancro - molto diffuso fra le persone giovani con una attività sessuale non protetta con più partner. Nella maggior parte dei casi l’organismo se ne libera e l’infezione, che non dà sintomi, scompare senza che la persona si accorga di averla avuta. Ma se il virus permane, l’infezione diventa cronica ed è in questi casi che può portare, nel tempo, a lesioni pretumorali e, poi, al cancro. A influire sul rischio di cronicizzazione concorrono vari fattori: più esposte sono le persone con un sistema immunitario compromesso e le fumatrici. Nell'ultimo studio i ricercatori hanno diagnosticato 23 nuovi tumori cervicali, di cui soltanto tre in donne che avevano completato il ciclo vaccinale. Non è stata invece rilevata l'efficacia del vaccino rispetto ad altre condizioni che possono essere determinate dall'Hpv: come le displasie di basso grado (Cin 1) e la comparsa di verruche genitali, condizioni comunque meno gravi rispetto a quelle rilevate. Nella ricerca è stato considerato soltanto il vaccino quadrivalente, mentre ormai da due anni anche in Italia è disponibile il vaccino nonavalente, che previene l’infezione da nove tipi di virus (Hpv6, 11, 16, 18, 31, 33, 45, 52, 58) ed è dunque considerato un ulteriore scudo rispetto alla malattia oncologica.


Le donne che hanno contratto l'Hpv possono vaccinarsi comunque? 

DATI ANCORA TROPPO BASSI

Alla luce dei risultati ottenuti, i ricercatori statunitensi hanno puntato l'attenzione sulla necessità di far comprendere alle adolescenti l'importanza di effettuare quanto prima questa vaccinazione e di favorire un «recupero» quanto più precoce possibile. Mentre, rispetto alle vaccinazioni effettuate tra i 21 e i 26 anni, «conviene comunque continuare a effettuarle, ma serviranno ulteriori dati per comprovarne l'efficacia», hanno messo nero su bianco Sarah Dilley e Warner Huh, ginecologi oncologi all'Università dell'Alabama, in un editoriale apparso sulla stessa rivista. Oltreoceano meno della metà delle ragazze tra i 13 e i 17 anni ha effettuato in maniera completa la vaccinazione contro il papillomavirus. Non va molto meglio in Italia, dove la media relativa alle adolescenti nate nel 2004 (chiamate per la vaccinazione nel 2016) e vaccinate si assesta al 53,14 per cento. Lontanissimo è l'obiettivo di una copertura del 95 per cento e preoccupante è il trend in diminuizione registrato rispetto agli anni precedenti.

VACCINAZIONE GRATUITA ANCHE PER I MASCHI

Dal 2017 la vaccinazione contro il papillomavirus è raccomandata anche ai ragazzi, dato che protegge non solo dal carcinoma del collo dell’utero, ma anche da lesioni benigne come i condilomi genitali e da altri tipi di cancro ai quali alcuni tipi di Hpv sono associati: tumori dell’area anogenitale, come quelli del pene e dell’ano, e tumori del cavo orale, come quelli dell’orofaringe. Diverso, indipendentemente dal sesso, è invece l'accesso alla vaccinazione di «recupero». In questo caso tocca al ragazzo o ai suoi genitori, se minorenne, contattare il centro vaccinale per chiedere che venga effettuata la vaccinazione: a pagamento, con una spesa che varia tra le Regioni, ma che comunque non supera i seicento euro (tre dosi, l'una all'incirca da 180 euro).

 

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali ed è membro dell'Unione Giornalisti Italiani Scientifici (Ugis).


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