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I nostri ricercatori

Tumore del colon: si «rafforza» il legame con la flora intestinale

pubblicato il 04-04-2019

Uno studio firmato anche da due nostri ex ricercatori suggerisce che la composizione del microbiota intestinale può influenzare il rischio di sviluppare il tumore del colon

Tumore del colon: si «rafforza» il legame con la flora intestinale

Le alterazioni del microbioma intestinale - il complesso ecosistema di batteri, funghi e virus che abita buona parte del nostro corpo - possono contribuire all'insorgenza del tumore del colon, le cui diagnosi sono in aumento anche tra i giovani adulti. Come ciò accada, non è (ancora) dato saperlo. Ma che la popolazione batterica intestinale di una persona colpita da questo tipo di malattia presenti delle caratteristiche specifiche è un'evidenza che trova conferma in una ricerca pubblicata sulla rivista Nature Medicine, firmata anche da due ex ricercatrici sostenute da Fondazione Umberto Veronesi: Barbara Pardini (2015, 2016 e 2017) e Sonia Tarallo (2017 e 2018), al lavoro all'Istituto Italiano di Medicina Genomica (Iigm) di Torino. Le alterazioni della flora intestinale - al pari di alcuni fattori di rischio, quali: l'età, il fumo, il sovrappeso e la sedentarietà - potrebbero spiegare una quota dei casi di malattia non dovuti alla genetica. 
 

MICROBIOMA E TUMORE DEL COLON-RETTO

Il carcinoma del colon-retto è una delle più comuni neoplasie di natura maligna e si sviluppa a partire da gruppi di cellule «impazzite», localizzate nella parete interna della parte finale dell’apparato digerente. Le cause non sono ancora del tutto chiare, ma nella maggioranza delle forme la componente genetica può spiegare solo in minima parte l’incidenza della malattia. Altri fattori che hanno un ruolo nello sviluppo della malattia sono le abitudini alimentari e lo stile di vita. Lo studio in questione suggerisce - riprendendo le evidenze emerse già da altre ricerche, condotte perlopiù su modello animale - che anche il microbioma intestinale (ovvero l'insieme dei geni dei microrganismi presenti nella flora) deve essere preso in considerazione, vista la correlazione con la presenza di carcinomi. «Nei campioni fecali di persone affette da un tumore del colon abbiamo osservato la presenza ricorrente di un insieme di batteri, in primis il Fusobacterium nucleatum, che ci porta a considerarli dei potenziali marcatori della malattia», afferma Nicola Segata, responsabile del laboratorio di metagenomica computazionale al Centro di Biologia Integrata (Cibio) dell'Università di Trento e coordinatore del lavoro, che ha visto coinvolti pure i ricercatori dell'Università di Torino e dell'Istituto Europeo di Oncologia di Milano. 

PERCHE' LO SCREENING PER IL TUMORE
DEL COLON-RETTO PUO' SALVARE LA VITA? 

SEQUENZIATO IL DNA DI QUASI MILLE PERSONE 

Il metodo di ricerca è consistito nell’analizzare un migliaio di campioni fecali con l’approccio della metagenomica computazionale. Si è proceduto cioè a sequenziare tutto il materiale genetico presente nei 969 campioni fecali prelevati da pazienti affetti da un tumore del colon, da altri colpiti da un adenoma (un polipo benigno che nel tempo può evolvere in una forma di cancro) e da altri sani. Così è stato possibile identificare i geni presenti e risalire ai microrganismi di provenienza, tutti presenti nel tratto intestinale. «L’aspetto interessante è che l’insieme di batteri fortemente associati al carcinoma del colon-retto è lo stesso in popolazioni completamente distinte, che hanno solitamente un microbioma intestinale abbastanza diverso», prosegue Segata. L’inclusione nell’analisi di campioni raccolti in studi passati - da nove diverse popolazioni mondiali - ha rafforzato e validato i risultati. Oltre ai batteri, è stato un altro riscontro a rafforzare l'ipotesi di partenza dei ricercatori: la maggiore presenza dell'enzima cutC, coinvolto nella produzione di una molecola (la trimetilammina) associata in altri studi a un rischio più elevato di contrarre il cancro al colon-retto.


RICADUTE PER I PAZIENTI

Quanto è importante questa scoperta della connessione tra il microbioma intestinale e il cancro del colon sul piano della diagnosi precoce e dell’efficacia delle terapie? Secondo i ricercatori, «sapere che la composizione del microbioma è predittiva della presenza o meno della malattia potrebbe permettere di sviluppare nuovi test meno invasivi», in grado eventualmente in futuro di fare il paio con la ricerca del sangue occulto nelle feci. Aggiunge Sonia Tarallo: «I risvolti di questo lavoro potrebbero essere interessanti nell’ottica di una futura medicina personalizzata: i valori dei miRna e la composizione del microbiota potrebbero costituire dei biomarcatori da tenere in considerazione per la prevenzione dei tumori e rappresentare al contempo bersagli molecolari modulabili da interventi dietetici». Diverso è invece lo scenario se si guarda alle possibili ricadute terapeutiche. Sebbene si sia visto per altri tumori che la composizione del microbioma è in qualche misura collegata con l’efficacia dei nuovi approcci immunoterapici, è ancora troppo presto per pensare di agire direttamente sul microbioma per migliorare le terapie esistenti.

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali ed è membro dell'Unione Giornalisti Italiani Scientifici (Ugis).


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