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Neuroscienze

Se l’antidepressivo all’inizio fa star peggio

pubblicato il 18-02-2015
aggiornato il 14-02-2017

Alcuni farmaci possono dare un effetto paradosso i primi tempi e i pazienti vanno preavvertiti. Una ricerca tedesca ora spiega il perché: si liberano serotonina e acido glutammico che hanno tempi d’azione diversi

Se l’antidepressivo all’inizio fa star peggio

Può succedere che un antidepressivo, che poi si rivelerà efficace nel risollevare l’umore, nei primi giorni crei l’effetto contrario: un peggioramento dei sintomi. Quest’esito paradossale riguarda gli inibitori della ricaptazione della serotonina, i farmaci più largamente prescritti, ed è un fenomeno noto da tempo, ma gli studiosi solo adesso sembrano averne trovato la spiegazione (se non la soluzione, per ora).

 

A DUE VELOCITA’

La ricerca, pubblicata su Trends in Cognitive Sciences, è firmata dal tedesco Adrian Fischer della Università di Magdeburgo e punta il dito sul fatto che l’attivazione dei neuroni serotoninergici, oltre a liberare serotonina, libera anche un altro neurotrasmettitore, l’acido glutammico. La somministrazione acuta di SSRI potenzia la trasmissione serotoninergica, ma non quella glutamatergica che anzi viene ridotta attraverso un meccanismo che progressivamente viene desensibilizzato con il proseguire del trattamento. «Mentre la componente serotoninergica viene subito amplificata dalla somministrazione dell’antidepressivo, l’acido glutammico, invece, inizialmente è fortemente soppresso e si normalizza dopo diversi giorni di trattamento», ha spiegato il professor Fischer, facendo notare che alcuni sintomi depressivi possono sparire prima di altri e altri possono invece riacutizzarsi in quanto la serotonina ha più a che fare con i sentimenti di demotivazione mentre la componente glutamatergica è più correlata al piacere e all’apprendimento.

«Questi possibili esiti iniziali vanno illustrati ai pazienti, perché non si scoraggino o disorientino», sottolinea la professoressa Nicoletta Brunello, ordinario di farmacologia all’Università di Modena e Reggio Emilia. «Il miglioramento per effetto dell’antidepressivo si deve aspettare dopo un periodo di 2-3 settimane, anche se a volte la depressione allenta un po’ la presa in anticipo con la sparizione di alcuni sintomi. La ricerca tedesca indica che tutto dipenderebbe dalla diversa sequenza temporale dell’effetto degli SSRI sui due neurotrasmettitori dei neuroni serotoninergici».

 

UNA VIA PER NUOVI FARMACI?

Queste osservazioni, se confermate, potrebbero aprire la strada a una nuova classe di psicofarmaci, osserva la professoressa Brunello, come pure a individuare il modo di superare quel periodo iniziale di peggioramento dei sintomi creato dalla desincronizzazione delle due sostanze chimiche cerebrali. «Tra l’altro – aggiunge la farmacologa – l’acido glutammico è stato riconosciuto come neurotrasmettitore molto dopo tutti gli altri (acetilcolina, dopamina, noradrenalina, serotonina), nonostante sia quello più diffuso nel cervello, addirittura presente nel 50 per cento delle sinapsi (i collegamenti tra neuroni)».

Serena Zoli
Serena Zoli

Giornalista professionista, per 30 anni al Corriere della Sera, autrice del libro “E liberaci dal male oscuro - Che cos’è la depressione e come se ne esce”.


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