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Oncologia

C'è un legame tra l'infertilità maschile e la diffusione del tumore al testicolo?

pubblicato il 19-10-2017
aggiornato il 27-11-2017

L'infertilità maschile e il tumore al testicolo sono in aumento, sopratutto nelle aree industrializzate. Sotto accusa ci sono inquinanti ambientali che mimano l'effetto degli estrogeni: pesticidi, perfluorati, metalli pesanti, diossine e ftalati

C'è un legame tra l'infertilità maschile e la diffusione del tumore al testicolo?

Attraverso le colonne della rivista Human Reproduction Update, un gruppo di ricercatori israeliani ha certificato il dimezzamento delle concentrazioni degli spermatozoi nel liquido seminale registrato negli ultimi quarant'anni tra gli uomini occidentali. «Se non cambieremo l’ambiente che ci circonda e il nostro stile di vita, il rischio è quello di avere in futuro uomini incapaci di procreare». Ma c'è un altro spunto di riflessione che viaggia a braccetto con il calo della fertilità maschile: l'aumento di incidenza del tumore al testicolo. La diffusione della malattia, secondo Vincenzo Mirone, ordinario all'Università Federico II di Napoli e segretario generale della Società Italiana di Urologia, «è aumentata in tutto il mondo, negli ultimi cinque anni», periodo in cui anche i tassi di infertilità hanno continuato a crescere. Da qui la domanda: e se la causa dei due problemi fosse la medesima? 

COME EFFETTUARE L'AUTOPALPAZIONE DEL TESTICOLO?

UN'ORIGINE COMUNE?

L'ipotesi, sempre più battuta negli ultimi anni, è il fulcro dell'editoriale vergato da Niels Skakkebaek, endocrinologo pediatra all'Università di Copenaghen, e pubblicato sull'ultima edizione del British Medical Journal. Secondo l'esperto, che lavora nel Paese che fa registrare la più alta incidenza di tumore al testicolo nel mondo, «la diffusione di questa malattia è cresciuta soprattutto tra i giovani, nelle forme a cellule germinali che sono pure le più diffuse, e anche in quei Paesi che in passato avevano una bassa incidenza». E dal momento che «la neoplasia risulta spesso associata alla produzione di liquido seminale di peggiore qualità», c'è più di un sospetto che porta a legare le difficoltà riproduttive con l'aumentata incidenza del tumore al testicolo. Il denominatore comune potrebbe essere rappresentato dall'inquinamento ambientale. Ma di certezze non ce ne sono, per il momento. 


Il papillomavirus nell'uomo può determinare (anche) infertilità


IL RUOLO DELL'INQUINAMENTO AMBIENTALE

Il dimezzamento del numero degli spermatozoi negli uomini occidentali e il parallelo aumento di incidenza del tumore al testicolo non sorprendono Andrea Garolla, dirigente medico nell'unità di andrologia e medicina della riproduzione dell'azienda ospedaliero-universitaria di Padova. «La riduzione dei tassi di natalità viaggia a braccetto con la diffusione delle malattie andrologiche: come il criptorchidismo (mancata discesa dei testicoli nella sacca scrotale, ndr), l'ipospadia (attaccamento anomalo dell'uretra, ndr) e il tumore al testicolo. I tassi di fertilità risultano più bassi nelle aree in cui si rilevano concentrazioni elevate di pesticidi, perfluorati, metalli pesanti, diossine e ftalati. Si tratta di sostanze che mimano l'effetto degli estrogeni, senza però alterare la loro concentrazione nel sangue». Alla riduzione del numero di spermatozoi risultano abbinate pure alcune variazioni morfologiche. «Diversi studi - prosegue l'esperto, il cui gruppo negli ultimi tredici anni ha raccolto dati da oltre diciottomila adolescenti veneti - hanno evidenziato come i giovani di oggi, rispetto ai coetanei di trent'anni fa, siano più alti, abbiano un'apertura delle braccia più ampia e una lunghezza del pene inferiore. Tutte conseguenze che confermano come oggi nell'uomo circolino troppi estrogeni. O comunque sostanze che provocano gli stessi effetti».

GLI STILI DI VITA POSSONO COMPROMETTERE LA FERTILITA'?

EFFETTI FIN DALLA VITA INTRAUTERINA

Ciò che è emerso di nuovo, negli ultimi anni, è che l'effetto simil-estrogenico si registra a partire dalla fase di sviluppo embrionale (prima) e del feto (poi). Uno scenario che ribalta quanto era già noto finora: ovvero l'azione delle sostanze a partire dalla pubertà. L'ipotesi più accreditata è che i disturbi riproduttivi maschili possano dipendere tutti da un'alterazione strutturale del tessuto testicolare, presente fin dalle prime fasi della vita fetale. A essere colpite sarebbero le cellule di Leydig, la sede in cui vengono sintetizzati gli androgeni. Da qui la cascata di conseguenze. Non sorprende allora che, conclude Garolla, «una diagnosi di cancro al testicolo si registri tra chi arriva negli ambulatori per il follow-up di un criptorchidismo (l’incidenza di criptorchidismo nei pazienti affetti da tumori a cellule germinali del testicolo è compresa tra il quattro e il dodici per cento, ndr) o perché non riesce ad avere un figlio». 


Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali.


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