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Oncologia

«Così ho sconfitto due volte il medulloblastoma»

pubblicato il 11-02-2016
aggiornato il 24-02-2017

La storia di Matteo, colpito dal tumore a 12 anni, con la voglia di dare coraggio agli altri. Con “Gold for Kids” la Fondazione Veronesi finanzia l’apertura di tre nuovi protocolli di cura

«Così ho sconfitto due volte il medulloblastoma»

Ecco perché lo sport fa bene ai giovani malati di tumore

Il giovane paziente è l'unico a non cercare la causa del suo male. «Che senso ha?», risponde Matteo, 24 anni, un ambizioso designer che a metà del suo percorso di vita aveva già incrociato un medulloblastoma al cervelletto, il più insidioso dei tumori maligni dell'età infantile, riaffacciatosi pure nel 2012: con una recidiva più dura da digerire. «Pensavo di aver pagato il conto della malattia, invece un tumore può abbracciarti di nuovo. Ma le possibilità di cura sono aumentate e un cancro si può sconfiggere, anche se a esserne colpito è un bambino. La mia esperienza deve essere un'iniezione di coraggio per chi incrocia questo calvario lungo la propria strada».

CHE COS’E’ IL PROGETTO “GOLD FOR KIDS” DELLA FONDAZIONE VERONESI?  

 

LA SCOPERTA DEL “MALE”

È stata tutta in salita, la vita di questo ragazzo di Legnano che ha visto infrangersi i sogni dell'adolescenza contro una diagnosi impietosa. La massa che lo aveva portato a cadere dalle scale del suo appartamento aveva delle generalità prima sconosciute. Il "duello", però, ha visto vincitore Matteo, nonostante l'imboscata giunta tre anni addietro. «La risonanza magnetica di controllo tolse i veli alla malattia: il tumore era tornato. Ancora un intervento, poi altri sei mesi di chemioterapia. Se la prima volta ero ignaro di tutto, nel 2012 ho preso la malattia di petto. E forse l'ho sconfitta, di nuovo. Anche se contro il cancro non è mai il caso di cantare vittoria».

Era il 23 giugno 2004 quando il ragazzo varesotto, che all’epoca frequentava la seconda media, cadde sulla scala a chiocciola della propria abitazione. Immediata fu la corsa all’ospedale di Legnano, dove un tac e la risonanza magnetica svelarono il “male”. L’intervento avvenne il giorno successivo, seguì un ricovero di un mese, durante il quale anche la diagnosi poté essere formulata con maggiore precisione. Radio e chemioterapia lo accompagnarono per tutta l’estate. «Pensavo che tutto si sarebbe concluso con l’intervento, ma mi sbagliavo.

La malattia ha interrotto la mia infanzia e procrastinato l’adolescenza. Una volta guarito, il pensiero di poter ricadere nel tumore non è mai svanito». E in effetti il cancro è tornato a fargli visita, dopo anni di controlli. Era il 2012, Matteo frequentava già l’università. Nessun sintomo, ma una risonanza magnetica svelò la nuova massa. Ancora: intervento più chemioterapia. Via al nuovo tour di controlli: prima ogni tre, poi ogni sei mesi. È ancora presto per definirlo guarito, ma oggi Matteo non fa nulla di diverso rispetto ai suoi coetanei: studia, fa sport, ogni tanto tira tardi la sera.

ECCO CHI E' OGGI MATTEO BONVICINI

 

 

LA FONDAZIONE VERONESI VICINA AI GIOVANI PAZIENTI -

Raccontando la sua storia, il giovane "guerriero" ha acceso i riflettori sui tumori pediatrici, che ogni anno colpiscono duecentocinquantamila bambini nel mondo: di cui 2600 in Italia, tra pazienti in età pediatrica (fino a 14 anni) e adolescenti (15-19 anni). è a loro che guarda la Fondazione Umberto Veronesi con "Gold for Kids", il progetto lanciato - in collaborazione con l'Aieop (Associazione Italiana Ematologia e Oncologia Pediatrica) e il Progetto Siamo(Società Italiana Adolescenti con Malattie Oncoematologiche) - per sostenere le cure e promuovere l'informazione sul tema dell'oncologia pediatrica.

Grazie a "Gold for Kids", con i fondi raccolti nel 2015 è stato possibile avviare l’arruolamento di due protocolli di cure: per il neuroblastoma e per la leucemia mieloide acuta. Sono stati inoltre stanziati i fondi per avviare altri protocolli per i linfomi non hodgkin, i sarcomi e i tumori renali. Coi fondi raccolti nel 2016, invece, ci si concentrerà sui tumori cerebrali infantili: in particolare sul medulloblastoma, lo stesso che ha colpito due volte Matteo. L'attenzione è rivolta soprattutto agli adolescenti. «Sono pazienti speciali, che spesso scoprono con ritardo la malattia, necessitano di cure specifiche e di un supporto psicosociale», ricorda Andrea Ferrari, oncologo pediatra coordinatore del Progetto Giovani dell'Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. L'obiettivo, rammenta Monica Ramaioli, direttore generale della Fondazione Umberto Veronesi, «è avere reparti ad hoc per gli adolescenti, che finora sono quasi sempre finiti nelle oncologie degli adulti, con conseguenze negative anche sull'esito delle terapie». Se le ambizioni diventeranno passi concreti, sarà soprattutto grazie a voi.   

@fabioditodaro

 

Fabio Di Todaro
Fabio Di Todaro

Giornalista professionista, lavora come redattore per la Fondazione Umberto Veronesi dal 2013. Laureato all’Università Statale di Milano in scienze biologiche, con indirizzo biologia della nutrizione, è in possesso di un master in giornalismo a stampa, radiotelevisivo e multimediale (Università Cattolica). Messe alle spalle alcune esperienze radiotelevisive, attualmente collabora anche con diverse testate nazionali.


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