La storia di Matteo, colpito dal tumore a 12 anni, con la voglia di dare coraggio agli altri. Con Gold for Kids la Fondazione Veronesi finanzia l’apertura di tre nuovi protocolli di cura
Il giovane paziente è l'unico a non cercare la causa del suo male. «Che senso ha?», risponde Matteo, 24 anni, un ambizioso designer che a metà del suo percorso di vita aveva già incrociato un medulloblastoma al cervelletto, il più insidioso dei tumori maligni dell'età infantile, riaffacciatosi pure nel 2012: con una recidiva più dura da digerire. «Pensavo di aver pagato il conto della malattia, invece un tumore può abbracciarti di nuovo. Ma le possibilità di cura sono aumentate e un cancro si può sconfiggere, anche se a esserne colpito è un bambino. La mia esperienza deve essere un'iniezione di coraggio per chi incrocia questo calvario lungo la propria strada».
CHE COS’E’ IL PROGETTO GOLD FOR KIDS DELLA FONDAZIONE VERONESI?
LA SCOPERTA DEL MALE
È stata tutta in salita, la vita di questo ragazzo di Legnano che ha visto infrangersi i sogni dell'adolescenza contro una diagnosi impietosa. La massa che lo aveva portato a cadere dalle scale del suo appartamento aveva delle generalità prima sconosciute. Il "duello", però, ha visto vincitore Matteo, nonostante l'imboscata giunta tre anni addietro. «La risonanza magnetica di controllo tolse i veli alla malattia: il tumore era tornato. Ancora un intervento, poi altri sei mesi di chemioterapia. Se la prima volta ero ignaro di tutto, nel 2012 ho preso la malattia di petto. E forse l'ho sconfitta, di nuovo. Anche se contro il cancro non è mai il caso di cantare vittoria». Era il 23 giugno 2004 quando il ragazzo varesotto, che all’epoca frequentava la seconda media, cadde sulla scala a chiocciola della propria abitazione. Immediata fu la corsa all’ospedale di Legnano, dove un tac e la risonanza magnetica svelarono il “male”. L’intervento avvenne il giorno successivo, seguì un ricovero di un mese, durante il quale anche la diagnosi poté essere formulata con maggiore precisione. Radio e chemioterapia lo accompagnarono per tutta l’estate. «Pensavo che tutto si sarebbe concluso con l’intervento, ma mi sbagliavo. La malattia ha interrotto la mia infanzia e procrastinato l’adolescenza. Una volta guarito, il pensiero di poter ricadere nel tumore non è mai svanito». E in effetti il cancro è tornato a fargli visita, dopo anni di controlli. Era il 2012, Matteo frequentava già l’università. Nessun sintomo, ma una risonanza magnetica svelò la nuova massa. Ancora: intervento più chemioterapia. Via al nuovo tour di controlli: prima ogni tre, poi ogni sei mesi. È ancora presto per definirlo guarito, ma oggi Matteo non fa nulla di diverso rispetto ai suoi coetanei: studia, fa sport, ogni tanto tira tardi la sera.