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Oncologia
Donatella Barus
pubblicato il 25-07-2023

I consigli dell'oncologo per affrontare il grande caldo



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Quali sono i problemi della calura estiva per i malati di tumore? Le raccomandazioni di buon senso, doppiamente utili per chi è in cura

I consigli dell'oncologo per affrontare il grande caldo

L’effetto del caldo sulla nostra salute è una cosa seria. Le temperature ben al di sopra delle medie stagionali e le città arroventate mettono alla prova anche le persone più in forma. Per i malati di tumore, in particolare per quelli che si stanno sottoponendo a chemioterapia o ad altri trattamenti, può diventare particolarmente complicato gestire l’impatto della calura estiva. Ne abbiamo parlato con Massimo Di Maio, segretario AIOM (Associazione Italiana Oncologia Medica) e professore presso il Dipartimento di Oncologia dell’Università di Torino.

 

I PROBLEMI DEL CALDO PER I MALATI DI TUMORE

«Anche durante le visite con i pazienti in questi giorni si parla del caldo. Si soffre un po’ dappertutto, qualche volta anche nei luoghi di cura» spiega il professor Di Maio. «Talvolta ospedali e reparti fanno fatica a mantenere freschi gli ambienti in cui i malati trascorrono molto tempo. Nei locali dei day hospital e nelle stanze di terapia il comfort (temperatura compresa) è importante. Lo sanno bene – e ce lo fanno notare – gli infermieri e le infermiere che sono più a contatto coi malati».

Quali sono i problemi più comuni dovuti al caldo nei pazienti oncologici? «Sono simili a quelli di tutti, ma specialmente se sono pazienti in corso di terapia si trovano ad avere a che fare con i possibili effetti collaterali della malattia e dei trattamenti. Astenia e stanchezza ad esempio con il caldo tendono a farsi più intensi, così come il rischio di disidratazione».

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I MALATI IN POLITERAPIA

Un ulteriore problema è la gestione delle terapie farmacologiche. Pillole, blister e compresse spesso per i malati di tumore aumentano di numero, fra trattamenti, terapie di supporto e farmaci prescritti per patologie concomitanti. «Proprio così – commenta Massimo Di Maio -. Tipico è il caso del paziente in terapia antipertensiva, ligio alle prescrizioni del medico, che con l’arrivo del caldo può trovarsi in difficoltà. Spesso la pressione tende a scendere, compaiono capogiri e debolezza e allora è il caso di consultare il medico per valutare se ridurre il dosaggio finché dura il caldo». A questo proposito è sempre una buona idea fare attenzione nell’alzarsi dalla posizione seduta o sdraiata (magari restando un po’ seduti sul bordo del letto prima di sollevarsi in piedi), specie di notte, per evitare cadute.

 

PRECAUZIONI DI BUON SENSO

Ci sono consigli utili ai malati in trattamento? «Valgono le regole di buon senso». Sempre quelle, apparentemente banali, ma importanti. «In generale, io raccomando sempre ai miei pazienti di fare attività fisica, nei limiti del possibile e compatibilmente con le condizioni generali. È importantissimo evitare la vita sedentaria. In giornate particolarmente calde, però, anche muoversi può essere poco salutare se fa troppo caldo: meglio stare tranquilli al fresco e uscire per una passeggiata la mattina presto oppure la sera». Borracce termiche per avere acqua fresca e panni bagnati possono aiutare a mantenere basse le temperature. Aggiunge ancora Di Maio: «Coprirsi con tessuti leggeri, rinfrescarsi durante la giornata, riposare il più possibile, senza trascurare i segnali di stanchezza e affaticamento».

 

DIFFICILE... COME BERE UN BICCHIER D'ACQUA

E infine: «Bere molto. Vale sempre, tutto l’anno e con qualsiasi temperatura: chi è in chemioterapia deve mantenere un buon livello di idratazione e i reni in buona salute. A maggior ragione quando le temperature sono superiori alla media e si perdono anche 2 litri di liquidi al giorno solo in sudore».

Anche quella di bere a sufficienza, in realtà, è una raccomandazione molto meno ovvia di quanto si possa credere. Perché è un obiettivo spesso così difficile per i pazienti oncologici? «Ci sono pazienti che dicono di bere molto, ma poi se approfondiamo magari bevono mezzo litro al giorno. In generale, vediamo spesso i pazienti disidratati, tendono a bere poco per vari motivi. La malattia stessa e le terapie portano a perdere liquidi e ridurne l’introito. Inappetenza, nausea, disturbi gastrici, stanchezza…». Tutti fattori per cui a volte sembra un’impresa anche bere un bicchier d’acqua. «Bisogna poi tenere in considerazione il fatto che il riflesso della sete - che appare scontato - non lo è affatto – osserva Massimo Di Maio -. Non lo è ad esempio negli anziani, che spesso non avvertono il bisogno di bere e non si rendono conto di averne bisogno (questo accade indipendentemente dalla presenza di una patologia oncologica)».

Sapere aiuta ad essere preparati. Ben vengano quindi, anche quest’anno, gli sforzi di medici e istituzioni sanitarie per fornire tutte le informazioni utili e per assicurarsi che soprattutto le persone più esposte ai rischi del caldo ne conoscano la reale portata.

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Donatella Barus
Donatella Barus

Giornalista professionista, dirige dal 2014 il Magazine della Fondazione Umberto Veronesi. E’ laureata in Scienze della Comunicazione, ha un Master in comunicazione. Dal 2003 al 2010 ha lavorato alla realizzazione e redazione di Sportello cancro (Corriere della Sera e Fondazione Veronesi). Ha scritto insieme a Roberto Boffi il manuale “Spegnila!” (BUR Rizzoli), dedicato a chi vuole smettere di fumare.


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