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Oncologia
Donatella Barus
pubblicato il 05-10-2023
aggiornato il 06-10-2023

Le donne e quelle morti per tumore che si potrebbero prevenire



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Nel mondo riducendo fumo di tabacco, alcol, sovrappeso e infezioni si eviterebbe la morte di 1,3 milioni di donne. Importanti disuguaglianze legate al genere

Le donne e quelle morti per tumore che si potrebbero prevenire

Nel mondo nel 2020 sono morte prematuramente due milioni e 300.000 donne a causa di un tumore. Nei due terzi dei casi, questi decessi anzi tempo avrebbero potuto essere evitati con la prevenzione. A sostenerlo è un documento presentato dalla Lancet Commission on Women, Power and Cancer, il Gruppo di lavoro dedicato dalla rivista scientifica The Lancet al tema del cancro e delle differenze di genere. Le considerazioni della Commissione si basano sui dati recentemente pubblicati dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) dell’OMS, che rilevano anche le profonde differenze fra i diversi Paesi.

 

GLI ANNI DI VITA PERSI, ANCHE IN EUROPA

Fra i vari parametri, l’indagine IARC ha considerato i decessi prematuri (fra i 30 e i 69 anni) per 36 tipi di tumore in 185 Paesi del mondo. In generale è nei Paesi meno sviluppati (classificati sulla base dell’HDI, lo Human Development Index) che si sconta il 72 per cento dei decessi prematuri femminili per tumore, con un impatto sociale ed economico, oltre che sanitario. Un dato fra tutti: nel 2020 sono stati circa un milione gli orfani di madri decedute prematuramente per una malattia oncologica. Nel Sud Europa si contano quasi due milioni anni di vita persi (YLL, Years of Life Lost, una importante misura statistica in oncologia per misurare l'impatto di una malattia su una popolazione) per tumore nel 2020, di cui 1,2 milioni classificati come potenzialmente prevenibili.

 

LE BARRIERE DI GENERE

Per donne il cancro rientra nelle prime tre cause di morte prematura in quasi tutti i Paesi del mondo. E quasi ovunque scontano difficoltà peculiari rispetto ai maschi. Ad esempio, sottolinea l’analisi, le donne meno degli uomini hanno conoscenze e possibilità utili a prendere decisioni informate sulla salute; rischiano di più sul piano finanziario in caso di malattia; vivono spesso in contesti in cui le politiche sanitarie, assistenziali e la ricerca sono governate da logiche patriarcali; su di loro pesa la gran parte del lavoro non retribuito di cura e di assistenza.

 

LE BARRIERE GENERAZIONALI

Ma non ci sono solo le disuguaglianze di genere. L’analisi IARC è anche andata a indagare le disuguaglianze legate all’età e, nelle sue conclusioni, parla apertamente diageismo”, vale a dire quell’insieme di preconcetti, pregiudizi e discriminazioni verso gli anziani. Le donne anziane colpite da tumore sperimentano particolari avversità legate alla fragilità finanziaria, alla solitudine, alla presenza di altre patologie. Disparità nei tassi di sopravvivenza fra le pazienti più giovani e quelle più mature sono rilevate un po’ ovunque nel mondo, compresa l’Europa. Fra le altre motivazioni, gli autori citano una rappresentanza inadeguata di anziani nella ricerca clinica e una conoscenza meno approfondita della risposta ai trattamenti e della loro tollerabilità.

 

INVESTIRE IN PREVENZIONE

Ma come si possono cambiare questi numeri drammatici? Investendo di più in programmi di prevenzione per limitare l’impatto dei principali fattori di rischio, aumentando le coperture delle vaccinazioni e degli screening per la diagnosi precoce, migliorando l’accesso a cure tempestive, dicono gli autori dell’analisi. Ad esempio, riducendo l’esposizione a fumo di tabacco, alcol, sovrappeso e infezioni si eviterebbe la morte di 1,3 milioni di donne. Altri 800.000 decessi sarebbero evitabili con trattamenti adeguati.

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I TUMORI PIÙ DIFFUSI

Nel mondo, ricordano gli esperti della Commissione, la prima causa di morte per tumore fra le donne resta il carcinoma della mammella, indipendentemente dal livello di reddito e di sviluppo socioeconomico. Ma mentre nei paesi più poveri al secondo posto si trova il cancro della cervice uterina, nei paesi ad alto reddito c’è il tumore del polmone.

 

I FATTORI DI RISCHIO

Quali sono i fattori di rischio evitabili per i tumori femminili, nelle diverse aree del mondo? Il gruppo di lavoro IARC ha confrontato i dati di una serie di Paesi rappresentativi di varie realtà socioeconomiche: Regno Unito, Russia, India, Cina, Sudafrica, Brasile. Se nelle economie emergenti sono le infezioni a prevalere (quasi un quarto delle morti per cancro attribuibili a fattori infettivi in India e Sudafrica, 18% in Cina, 13% in Russia e Brasile, 4% nel Regno Unito), in contesti come quello europeo sono le abitudini di consumo a incidere sul rischio: nel Regno Unito la prima causa di morte per cancro è il tabacco (22% dei decessi), seguito a distanza dall’obesità e dalle infezioni (4%) e dall’alcol (2%).

 

IL TABACCO

La mappa dell’impatto del tumore del polmone sui decessi femminili segue quella del tabagismo, nelle diverse aree del mondo e nelle diverse epoche. Nella prima metà del ‘900 nella maggior parte dei Paesi occidentali la quota di fumatrici è andata aumentando. Grazie sostanzialmente ad ingenti investimenti pubblicitari mirati alle donne, fra il 1930 e il 1960 le vendite di sigarette alle donne sono aumentate di oltre il 300%. E così è andata aumentando la quota dei tumori del polmone, a distanza di qualche decennio dal boom di consumatrici di sigarette. A partire dalla fine degli anni ’80, il cancro del polmone ha superato il tumore al seno ed è la prima causa di morte per tumore fra le donne in almeno 25 nazioni, compresa l’Australia, il Canada, la Cina, il Regno Unito e molti Paesi in Europa (in Italia è la seconda, dopo il carcinoma della mammella).

 

L’ALCOL

Da circa 35 anni l’alcol è riconosciuto come carcinogeno certo per gli esseri umani. Il suo consumo è connesso ad almeno sette tipi di tumore, compresi il tumore del seno. A livello globale, si stima che l’alcol sia stato causa di oltre 741.000 casi di cancro nel 2020, un quarto dei quali (173.000 circa) nelle donne.

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EDIT: in data 6 ottobre è stato corretto il dato relativo al Sud Europa, espresso in YLL (years of life lost)

Donatella Barus
Donatella Barus

Giornalista professionista, dirige dal 2014 il Magazine della Fondazione Umberto Veronesi. E’ laureata in Scienze della Comunicazione, ha un Master in comunicazione. Dal 2003 al 2010 ha lavorato alla realizzazione e redazione di Sportello cancro (Corriere della Sera e Fondazione Veronesi). Ha scritto insieme a Roberto Boffi il manuale “Spegnila!” (BUR Rizzoli), dedicato a chi vuole smettere di fumare.


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