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Pediatria

Vaccinazioni: gli europei sanno che funzionano, ma la metà teme effetti collaterali

pubblicato il 28-04-2019

Nella Settimana europea dell'Immunizzazione i dati sull'atteggiamento dei cittadini verso le vaccinazioni sono positivi, ma registrano ancora timori infondati. Il morbillo resta la preoccupazione numero uno

Vaccinazioni: gli europei sanno che funzionano, ma la metà teme effetti collaterali

Cosa pensano e cosa sanno i cittadini europei delle vaccinazioni? La gran parte degli europei è convinta che i vaccini siano uno strumento di salute utile e sicuro, ma le preoccupazioni - perlopiù infondate - sono ancora tante. Ancora troppe rispetto all’obiettivo di massimizzare le coperture e le opportunità di crescere e vivere liberi da molte malattie prevenibili. Questo è l’ammonimento che arriva nel pieno della European Immunization Week 2019, la settimana dedicata al tema delle vaccinazioni e della prevenzione dalle malattie infettive.

GLI EUROPEI E LE VACCINAZIONI: L’INDAGINE

A suonare la sveglia sono i risultati, resi noti il 26 aprile, dell’indagine Eurobarometer, la prima sugli atteggiamenti degli europei verso le vaccinazioni, voluta dalla Commissione Europea e condotta nel mese di dicembre 2018 su un campione rappresentativo di 27.643 cittadini di 28 paesi dell’unione. Lo scopo era indagare non solo le convinzioni, ma anche il livello di conoscenza e i comportamenti pratici in tema di vaccini.

«UTILI E TESTATI» MA UN PO' DI TIMORE RESTA

L’85 per cento dei cittadini europei è convinto che i vaccini siano uno strumento efficace per prevenire le infezioni e per proteggere se stessi e gli altri, l’80 che siano testati rigorosamente prima di essere immessi in commercio. Una percentuale analoga ritiene che per avere informazioni in materia sia il medico il referente da consultare rispetto ad altre fonti di informazione (media e internet).

Eppure poco meno della metà teme effetti collaterali “gravi” e “frequenti” delle vaccinazioni (il 48% dei cittadini in Europa, il 46% in Italia), un terzo crede che i vaccini possano provocare le malattie da cui dovrebbero proteggere e altrettanti che indeboliscano il sistema immunitario (il 55% invece lo esclude, correttamente). Le persone più istruite, residenti in città e con posizioni lavorative di responsabilità hanno più probabilità di ritenere efficaci i vaccini e di essersi sottoposti a una vaccinazione negli anni recenti. Più informati rispetto alle vaccinazioni sono risultati i danesi e gli olandesi, meno in alcuni paesi dell’Est (Bulgaria, Lettonia) e a Cipro.

COSA SAPPIAMO

Le preoccupazioni di questo tipo sono fondate? No, gli effetti collaterali delle vaccinazioni sono rari e quasi sempre di lieve entità, il bilancio tra rischi e benefici pende decisamente verso i secondi; la farmaco-vigilanza è un ambito a cui la comunità scientifica riserva molte risorse, sono moltissimi gli studi che hanno confrontato lo stato di salute dei bambini vaccinati con quello dei bambini vaccinati, e i dati hanno confutato in modo chiaro i dubbi sopracitati. Le paure e la diffidenza di alcuni nella maggior parte dei casi non hanno a che fare con quanto emerso da decenni di verifiche continue, ma con un clima di sfiducia verso le istituzioni sanitarie e verso la comunità scientifica.

IN GIOCO SALUTE E SOSTENIBILITÀ

La realtà sta da un’altra parte. «La vaccinazione, ad oggi, è una delle misure di salute pubblica più efficaci. Non solo i vaccini prevengono malattie e salvano vite, ma riducono i costi dell’assistenza sanitaria. Nel corso degli ultimi due secoli è stato sistematicamente provato che i vaccini funzionano. È una questione di fatti, non di opinioni». Questa la posizione della Commissione Europea, in una dichiarazione a commento dell’indagine. Ciò che appare evidente è la necessità di impegnarsi per rispondere al bisogno di informazioni chiare e di trasparenza sul tema. Vale la pena ricordare che la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità quest’anno ha inserito la disinformazione e l’esitazione vaccinale fra gli ostacoli che si frappongono fra noi e gli obiettivi di sviluppo fondamentali per il genere umano. Evitare le malattie infettive che possiamo prevenire è un tassello cruciale in un mondo in cui aumentano popolazione, vita media e una risorsa fondamentale della medicina, come l’efficacia degli antibiotici, sta entrando in crisi.

L’EUROPA CELEBRA CHI SI IMPEGNA

Lo scopo della Settimana dedicata all’immunizzazione (24-30 aprile) è quello di informare e sensibilizzare sul fatto che vaccinarsi è un modo straordinariamente efficace per proteggere la salute di tutti. Eliminando o riducendo al minimo il rischio di malattie infettive pericolose e invalidanti, come l’epatite, il morbillo, la meningite, il tetano, la difterite, la pertosse, la rosolia, la poliomielite. Quest’anno si è scelto di farlo celebrando i medici, i ricercatori, le persone che si vaccinano e che vaccinano i propri figli, le persone che partecipano alla discussione sul tema senza voltarsi dall’altra parte, ma facendo quanto possibile per evitare sofferenze inutili. 

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LA PREOCCUPAZIONE RESTA IL MORBILLO

Nel frattempo, in Europa si discute su quali siano le misure più efficaci per perseguire l’obiettivo comune, ovvero aumentare le coperture vaccinali. Soprattutto sull’onda della preoccupazione per i dati relativi al morbillo, una malattia molto contagiosa e capace di arrecare complicanze pericolose e difficili da prevedere. Come tutti sappiamo in epoca prevaccinale il morbillo era endemico e molto diffuso, e oggi si può evitare con il vaccino, somministrato insieme a quello contro rosolia, parotite e varicella (MPRV) in due dosi, una a partire dai 12 mesi d’età, la seconda a 5-6 anni. In Europa, dal febbraio 2018 al marzo 2019, si sono contati quasi 12.000 casi di morbillo (quasi 2.500 in Italia), con 29 decessi complessivi (7 in Italia, dati ECDC, European Surveillance System). Il bollettino periodico curato dall’Istituto Superiore di Sanità ci dice che nel 2018 il 47 per cento dei casi di morbillo ha comportato almeno una complicanza, frasi fida  cui stomatite, diarrea, cheratocongiuntivite, epatite, polmonite. Il 58 per cento delle persone segnalate sono state ricoverate. Otto persone sono decedute, fra cui un bambino di 10 mesi. Come ha fatto notare nei giorni scorsi Henrietta Fore, direttore Unicef, quella della profilassi contro il morbillo è la storia di un’occasione mancata: «Le epidemie globali di morbillo a cui stiamo assistendo oggi poggiano su un terreno preparato anni fa. Il virus del morbillo troverà sempre bambini non vaccinati. Se vogliamo seriamente evitare la diffusione di questa malattia pericolosa ma prevenibile, dobbiamo vaccinare ogni bambino, tanto nei paesi poveri come in quelli ricchi».

Donatella Barus
Donatella Barus

Giornalista professionista, dirige dal 2014 il sito della Fondazione Umberto Veronesi. E’ laureata in Scienze della Comunicazione, ha un Master in comunicazione. Dal 2003 al 2010 ha lavorato alla realizzazione e redazione di Sportello cancro (Corriere della Sera e Fondazione Veronesi). Ha scritto insieme a Roberto Boffi il manuale “Spegnila!” (Rizzoli), dedicato a chi vuole smettere di fumare.


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