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Fumo

Tumore del polmone: meglio smettere di fumare che passare alle sigarette elettroniche

Secondo uno studio su 4,5 milioni di persone, chi passa alle sigarette elettroniche riduce il rischio di cancro, ma non quanto chi smette del tutto

Smettere di fumare riduce drasticamente il rischio di tumore del polmone, ma questo vantaggio risulta attenuato in chi, invece di smettere del tutto, passa alle sigarette elettroniche. Questo è l’esito di uno studio molto atteso, condotto su 4,5 milioni di persone seguite per 5 anni, e appena pubblicato su Nature Medicine.

LE SIGARETTE ELETTRONICHE E LA SALUTE DEI POLMONI

Le sigarette elettroniche non sono raccomandate come strumento utile alla cessazione, ma vengono generalmente percepite (e presentate) come una alternativa meno nociva delle sigarette convenzionali, perché prive dei prodotti della combustione, e quindi come un aiuto per ridurre il danno del fumo. Nonostante la spinta di un marketing particolarmente vivace, i loro effetti sulla salute sono ancora allo studio. Sempre più dati epidemiologici indicano un impatto negativo sulla salute dei polmoni, in particolare un aumento di asma e BPCO (bronchite cronica ostruttiva), il che è coerente con numerose evidenze di laboratorio che mostrano un’azione infiammatoria delle sigarette elettroniche sulle vie aeree.

DAVVERO RIDUCONO IL DANNO?

Meno chiari gli effetti su altre malattie dell’apparato respiratorio, come i tumori. Diverse analisi hanno riscontrato composti e metalli tossici e cancerogeni (formaldeide, acroleina, acetaldeide, diacetile, piombo, cromo, nichel) nelle sigarette elettroniche e nel tabacco riscaldato. Ma resta aperta la questione: quale effetto ha l’uso di sigarette elettroniche sul rischio di tumore al polmone? E in particolare sul rischio di chi smette di fumare sigarette e inizia a svapare?

LO STUDIO

Per rispondere a questi dubbi, un team di ricercatori sud coreani ha utilizzato i dati di 4,5 milioni di persone, tutti fumatori o ex fumatori di lunga data. Individui dunque esposti per molti anni e, specificano gli autori, «con un rischio di tumore del polmone da 15 a 30 volte superiore a quello di chi non ha mai fumato».  Fra loro, sono andati a cercare chi ha smesso di fumare e chi è passato alle sigarette elettroniche, valutando le diagnosi di tumore del polmone e i decessi negli anni successivi.

I RISULTATI

Come ci si attendeva, lo studio ha mostrato una riduzione del rischio di ammalarsi e di morire di cancro del polmone in chi aveva smesso di fumare, tanto più marcata quanti più erano gli anni senza sigarette. In coloro che erano passati alle sigarette elettroniche, il rischio si riduce rispetto a chi continua a fumare, ma non quanto accade per chi abbandona fumo e svapo.

In particolare, se osserviamo il cambiamento di rischio rispetto a quello di chi continua a fumare, vediamo che gli ex-fumatori che non utilizzano sigarette elettroniche presentano un rischio di tumore del polmone inferiore del 44%. Negli ex fumatori che invece utilizzano sigarette elettroniche la riduzione osservata è stata molto più modesta (12%) e statisticamente meno solida. Se poi confrontiamo chi smette di fumare e usa sigarette elettroniche con chi smette del tutto, vediamo che nei primi persiste un rischio di tumore del polmone ancora più alto del 50% rispetto a chi smette del tutto. Un andamento analogo è stato osservato anche per la mortalità dovuta al tumore del polmone.

L’OBIETTIVO RESTI SMETTERE DEL TUTTO

Insomma, il messaggio della maxi-indagine coreana è chiaro: rispetto al rischio di ammalarsi di carcinoma polmonare la scelta peggiore è quella di continuare a fumare sigarette. Passare alle sigarette elettroniche riduce la probabilità, ma non quanto smettere del tutto. I risultati non indicano una relazione di causa-effetto, sottolineano gli autori, e comprendono un  periodo di tempo ancora limitato (sei anni), tuttavia mostrano una prima associazione molto significativa e da tenere in considerazione quando si ragiona su raccomandazioni e misure per arginare il peso dei tumori polmonari, che in Italia continuano a causare oltre 35.000 vittime l’anno.

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