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Medicina difensiva e colpa medica

Quale tutela per gli specialisti che prescrivono i giusti accertamenti? Le accuse sono sempre dietro l'angolo. Serve un aiuto dal Sistema Sanitario Nazionale per evitare criminalizzazioni a senso unico

Medicina difensiva e colpa medica

Si parla molto della responsabilità dei medici nel contenimento della spesa sanitaria. Certamente è opportuno colpire gli  eccessi prescrittivi, ma non va dimenticato che   a volte  il “lasciarsi andare” a prescrivere questa o quella medicina, questo o quell’esame, è legato alla preoccupazione di vedersi intentate cause giudiziarie “gratuite”. In conseguenza di ciò, siamo di fronte, da  qualche tempo, a  un atteggiamento definito “medicina difensiva”. Il medico non lesina le prescrizioni, per paura di essere denunciato dal malato anche se il negare questo o quel prodotto sarebbe stato giusto. 

Il problema diventa particolarmente spinoso quando si pretendono nuove modalità di trattamento. Così una nuova tecnica radiologica, un nuovo prodotto farmaceutico, un nuovo presidio chirurgico, “spinti” dall’industria, magari con l’aiuto dei media e di opinion leader, inducono l’utenza a pretenderli e, se le cose non vanno per il verso giusto, ad accusare il medico di omissione per non averli prescritti. Il  medico è così il cattivo di turno, anche se in coscienza ha fatto il suo dovere.

Il sanitario che indugia nella “medicina difensiva” non va “crocifisso” perché spesso è lasciato solo dalle istituzioni di appartenenza, a fronte di una legislazione  lacunosa, di avvocati particolarmente aggressivi, di periti di parte pugnaci e nell’incertezza dell’esito dei procedimenti giudiziari. Sul tema qualche luce sembra però comparire all’orizzonte.

Una recente sentenza del tribunale di Milano (sentenza Gattari) ha invertito il cosiddetto onere della prova. In altri termini se prima, in caso di accusa, era il medico a difendersi provando  la sua innocenza, ora è il paziente a dover provare la colpa del sanitario. Sentenza assolutamente rivoluzionaria che tra l’altro riduce, in caso di colpa lieve, la prescrizione da dieci a cinque anni. Il dibattito sull’argomento è comunque ancora aperto, ma pare di capire che anche la magistratura si stia  rendendo conto che la “medicina difensiva” nasce da una malevola interpretazione del diritto alla salute.

Le istituzioni nel frattempo devono far capire alla gente che alcune cose non sono necessarie, che i medici se non prescrivono è perché in scienza e coscienza non lo ritengono giusto ,che molti esami sono inutili. Da parte loro gli ordini professionali devono agire su legislatore perché l’errore medico non venga sempre e comunque  penalizzato quando l’operatore ha agito con onestà. Quindi: medici responsabili sì, ma anche aiuti dal sistema per evitare criminalizzazioni a senso unico.

Alberto Scanni
@AlbertoScanni 

 



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