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Nicoletta: "Il passato è passato - diceva mio padre- il futuro nessuno lo sa e l'unico tempo certo che ci è dato é solo il presente"

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Non amo molto parlare del mio/ miei tumori. Il passato è passato - diceva mio padre- il futuro nessuno lo sa e l unico tempo certo che ci è dato é solo il presente.

Però .. Però mi hanno invitata a portare una testimonianza nel blog delle Pink.. " lo leggeranno altre donne che hanno avuto lo stesso problema .. O che lo stanno vivendo.." E allora sì , per loro sì. Ma anche per le altre e gli altri perchè incurabile non è vero perchè la ricerca ha fatto passi immensi. Perchè bisogna aiutare la ricerca. Sapete tutte come si sta quando te lo dicono . Ti prende la gola, ti manca il respiro, ti pare di impazzire. Un attacco di panico, il terrore e la disperazione. Tutto insieme. 

Nel 2003 mi trovano un piccolo tumore al seno sinistro. Facevo controlli annuali già da parecchi anni. Prevenzione. Nessuno l aveva mai avuto nella mia famiglia. Ma è molto piccolo e non invasivo. Dopo l angoscia della diagnosi , della quadrantectomia mi ritenni molto fortunata. Non c era " invasione". Non dovevo affrontate la " famigerata chemio". Radioterapia intraoperatoria in una botta sola e tutto finito.  Nel migliore dei modi.

Invece no. Un anno dopo ne veniva localizzato un secondo , sempre nello stesso seno. Mastectomia e scavo ascellare, chemio da iniziare. Un protocollo faticoso che prevedeva 2 infusioni al mese a una settimana una dall altra e 15 giorni di un chemioterapico per bocca. Per sei mesi. Quando me lo spiegarono mi misi a piangere. Mi svegliavo spesso di notte , di soprassalto, pensando di aver fatto un sogno orribile ma poi realizzavo che era tutto vero. Quella era diventata   la mia realtà. La paura, l ansia lo sconforto mi annientavano. Su un totale di 20 linfonodi asportati , 19 erano in metastasi. 

Il primo mese dopo l intervento fu veramente devastante. La mia vita continuava: portavo i miei bambini a scuola ( ero già separata da tre anni ) , andavo a lavorare, guidavo il mio motorino mangiavo facevo la spesa . Ma la realtà era che non c ero. La mia mente era sempre ma sempre altrove. Sempre a pensare al tumore a cosa sarebbe stato di me. Invivibile. Un periodo invivibile. E ricordo bene , esattamente, il momento in cui scattò qualcosa dentro di me. Era una bella sera d estate e affacciata al mio balcone in mezzo ai miei   gelsomini col naso all’insù a guardare il cielo mi  son detta che così non era vita , che non potevo continuare così. Che era senza senso. Che se mi restava un anno o sei mesi o sei anni non potevo viverli così. Soffocata dall’ansia e dal terrore.  Che dovevo " essere presente " in ogni momento . Che dovevo combattere. Che dovevo rimboccarmi le maniche e affrontare questa cosa. Altrimenti non aveva senso. Altrimenti ero già morta. Basta. 

E allora sta chemio quando la iniziamo????

Prima iniziavo e prima finivo. Cominciai a leggere tantissimo su come alimentarsi correttamente durante le terapie. E scoprii che l alimentazione  durante la chemio deve essere il più possibile fatta di cibi con PH basico. Zero cibi a PH acido. Volevo alimentarmi bene in modo da non saltare mai un ciclo. Volevo che il mio corpo fosse forte che mi aiutasse a guarire. Si era ammalata solo una piccola parte di me - mi dicevo- un seno ma tutte le altre miliardi e miliardi di cellule stavano bene e dovevano avere il sopravvento . In più bevevo acqua in quantita industriale ! 

Chi non c è mai passato non lo sa ma ogni volta che si arriva in ospedale per il proprio ciclo si è sottoposti ad esami del sangue per funzionalità epatica e altro. Se gli esami sono sballati si salta il ciclo in attesa che i valori tornino alla normalità. Non ne persi neanche uno. Non vomitai neanche una volta in sei mesi. 

Ho sempre praticato sport nella mia vita. Nuoto pallavolo tennis squash e palestra. Ma durante le terapie davvero la forza non c era. Ma dovevo sentire che il mio corpo c era che rispondeva ancora. Così decisi di iscrivermi a Yoga. Fu faticoso persino quello ma lo praticai tutti i mesi. La sera dopo il lavoro. Almeno una volta la settimana volevo  che il mio corpo facesse esercizio. 

Finita la chemio mi sentii persa. E adesso ? Perchè finchè sei seguita, curata, prendi i tuoi medicinali, chissà, la mente ti dice che sei protetta. O almeno questo è ció che sentivo io. La tappa seguente era cercarmi un " oncologo di riferimento" . E così feci. Nella scelta  diedi particolare importanza al modo di parlarmi di relazionarsi con me , al tipo e tono del linguaggio usato. Alla loro positività.  Perchè la parola è terapeutica ma puó anche ucciderti. E perchè non volevo essere più " paziente" ma individuo che collabora con te - medico- a guarirmi. 

Cosa mi ha aiutato ? - mi chiedo-. Non ho cambiato , se non di poco, i miei impegni quotidiani. Continuavo ad andare a lavorare a portare i bambini a scuola a fare spesa e cena. 

Ho accettato il fatto che - giusto o ingiusto- mi fossi ammalata. Ho capito di vivere solo nel presente senza farmi ansie sul futuro o rimpianti sul passato.  " stai lì a pensare al cancro e poi magari stasera esci e ti stira un tram ! " . Ho capito che siamo tutti funamboli che oggi ci siamo ma stasera chissà. Ho imparato a gioire di molte piccole cose. Il tumore ha davvero rappresentato per me uno spartiacque tra la mia vita " di prima" e quella " di dopo". Una volta ho detto a una mia amica  che il tumore era stata per me una grande opportunità. Di capire molte cose. Di cambiare. Di scoprire risorse in me che non credevo minimamente di possedere. Lei mi ha sgranato gli occhi e mi ha chiesto se fossi scema o se mi fossi bruciata quei 7 o 8 neuroni che già pochi ne avevo di mio. No davvero. È stata un opportunità per cambiare. E in meglio. Mi voglio molto ma molto più bene di prima. Ho viaggiato molto più in questi 10 anni post malattia che nei 45 prima. Ho scoperto molto di me. Ho imparato a dire tanti NO che prima soffocavo. A proteggere me stessa e godere della mia compagnia. E poi ho iniziato a correre. Sì ! Correre ! Come si fa da bambini ! Ho scoperto che correre mi faceva sentire felice ( sarà pure la serotonina ma ben venga ! ) che mi faceva sentire sana, guarita. 

Nella lista dei miei " grandi desideri della vita" c'era, pur non avendo mai corso vattelapesca perchè, la maratona di New York. Quando leggevo la sera i blog di quelli che vi avevano partecipato mi venivano i brividi, a volte mi commuovevo fino alle lacrime. Nel 2008 , a 4 anni dalla mia mastectomia, chiesi a mia sorella Daniela una bella domenica di primavera " Dani.. Perchè non andiamo a fare la maratona di New York ? " lei mi guardó come se fossi pazza. Avevo ripreso ad andare in palestra già da un paio d anni , a corricchiare ma non avevo mai fatto più di sei o sette chilometri. Le dissi che era uno dei più grandi desideri che io avessi.  E lei, compagna di tutte  le mie terapie interventi visite analisi pianti e angosce, forse presa dal dubbio "e se le ricapita qualcosa?". Mi disse di sì. E andammo a New York. Era il 2 novembre 2008 e esattamente lo stesso giorno 4 anni prima avevo affrontato l'ultima - la dodicesima- infusione di chemio. È un ricordo che terrò sempre caro e potente nel mio cuore. Finimmo in sei ore e due minuti. Mano nella mano sotto la Finish line. Quella medaglia divenne per me una sorta di talismano . La guardavo la toccavo la stringevo tra le mani e mi dicevo "sono viva sto bene" . Mi sono riappropriata del mio corpo. Per me divenne la Medaglia della Vita

Da allora  ( insieme alla mia meravigliosa fedelissima sorella) ho concluso 11 maratone. Corro regolarmente dalle tre alle 4 volte alla settimana. E le mie medaglie le ho appese lì , vicino al mio letto. A ricordarmi quando vado a dormire e quando mi sveglio che la vita è meravigliosa. Nonostante tutto. Never  Never Never give up. Nothing stops Pink. 

Nicoletta



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