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Lo Stato biscazziere

Sono sempre stato contro divieti e moralismi, e non ho intenzione di unirmi al coro di commenti più o meno scandalizzati con cui è stata  battezzata la notizia che anche in Italia il gioco d’azzardo  è autorizzato a tutti gli effetti.

Lo Stato biscazziere

Sono sempre stato contro divieti e moralismi, e non ho intenzione di unirmi al coro di commenti più o meno scandalizzati con cui è stata  battezzata la notizia che anche in Italia il gioco d’azzardo  è autorizzato a tutti gli effetti.

Io non sono scandalizzato, perché il gioco d’azzardo è antico quanto la storia dell’umanità, e ha avuto il pregio di costituire una trasposizione: dalla competizione della forza fisica e delle armi, alla  competizione tra cervelli. In pratica, uno scontro ritualizzato e civilizzato. Ovviamente, lo Stato si ritirerà cospicue percentuali, come ha sempre fatto  con i Casino e col gioco del Lotto, e come fa con il diluvio di lotterie, di gratta-e-vinci e di macchinette mangiasoldi sparse nei bar.

E’ uno Stato biscazziere? E’ vero, ma non mi scandalizzo nemmeno di questo, perché ritengo che la cosiddetta sacralità dello Stato sia una pura invenzione retorica, e che allo Stato vada chiesto soltanto di funzionare bene per l’utilità di tutti. Meglio tenere alla larga il concetto di Stato “etico”: sappiamo bene a quali derive ha portato. Scartati quindi questi motivi di scandalo, mi sento però di dire che soprattutto per i giovani il poker on line può diventare la modalità compulsiva che mette in  disparte la vita vera e aggiunge la pericolosa solitudine del virtuale alla dannazione mentale del giocatore d’azzardo, che fu così bene descritta da Dostoevskij.

Si possono ben introdurre divieti di gioco d’azzardo on line per i minorenni, ma non servirà a niente, perché è facilissimo raggirare questi divieti con la carta di credito di un adulto, e sta solo all’inventiva  dei piccoli o grandi ”imprenditori” di settore trovarne il modo, ovviamente remunerativo. Inoltre,  non vedo che differenza ci sia, in quanto a danno psicologico, tra un ragazzo di 17 anni e uno che ne ha appena compiuti 18.

No, il modo di affrontare il problema è un  altro, ed è lo stesso che ho indicato tante volte quando si è discusso di tossicodipendenza, alcolismo e fumo, di notti bruciate in discoteca e di vite bruciate negli incidenti stradali. E’ un modo diverso per far crescere i giovani nella società: scuole aperte fino a sera per lo sport, per le iniziative culturali e ricreative, per una palestra di partecipazione alla società civile. Internet rimanga pure, ma non divenga inclusivo e compulsivo, creando una temibile solitudine affollata di messaggi.



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