Parliamone per capire

di Umberto Veronesi

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Umberto Veronesi (1925-2016), medico e ricercatore, ha dedicato la vita allo studio e alla cura dei tumori, in particolare alle terapie conservative per i tumori del seno. E' stato Ministro della Sanità e Senatore del Parlamento Italiano. Ha dato vita alla Fondazione che porta il suo nome. Profondamente persuaso che la scienza possa migliorare il mondo in cui viviamo, questo blog, che ha aggiornato per cinque anni con 200 post, ha ospitato il suo pensiero sulla società, la scienza e il nostro futuro.

Riempiamo di vita la nostra vecchiaia

Riempiamo di vita la nostra vecchiaia

«I vecchi sono degli esseri umani?» domandava con amarezza Simone de Beauvoir. «A giudicare dal modo con cui sono trattati nella nostra società, è lecito dubitarne: la vecchiaia resta un segreto vergognoso, un soggetto proibito». Non so se nel 1970, quando scrisse queste parole, la scrittrice e filosofa avesse ragione. Credo però che uno dei compiti della comunità scientifica sia sfidare i tabu culturali. Ed è per questo che mi piace particolarmente il titolo dell’edizione 2013 della conferenza che la mia Fondazione organizza ogni anno a Venezia: «I segreti della longevità». Da giovedì 19, e per tre giorni, medici, antropologi, economisti e sociologi si confronteranno sui temi dell’invecchiamento.

Il grido d’aiuto di Valentina nel suo ultimo post

Il grido d’aiuto di Valentina nel suo ultimo post

E’ la prima volta che succede, ed è un colpo al cuore. Valentina, 17 anni, era in ospedale e capiva di stare malissimo. Ha mandato il suo ultimo post su Facebook, via telefonino. Certamente non aveva più la forza di mettersi seduta. Così nell’autoscatto si vedono le sue gambe di adolescente inguainate nei leggins neri, e i suoi piedi nudi che si allungano inermi verso l’allegra spalliera rossa di un letto ospedaliero che non vuol fare paura. In accompagnamento alla foto, una sola parola, che è un grido disperato: aaaaiuto! L’ha mandato agli amici,  cercando quella vicinanza virtuale che noi adulti non comprendiamo, ma che per i ragazzi è molto, molto di più di una moderna applicazione della tecnologia.

Aderiamo all'appello del Papa per la pace

Aderiamo all'appello del Papa per la pace

Come presidente e fondatore di Science for Peace, insieme agli altri membri laici del Movimento, voglio rivolgere un invito a tutte le persone vicine al nostro pensiero:accogliamo l'appello di Papa Bergoglio ad osservare un giorno di digiuno il 7 settembre per la pace in Siria, nel Medio Oriente e nel mondo intero

Perché la Scienza dice no alla guerra oggi in Siria

Perché la Scienza dice no alla guerra oggi in Siria

Il Movimento Science for Peace intende far sentire la propria voce nei confronti della questione siriana

Credo nell’uomo, non in dio

Credo nell’uomo, non in dio

“Dottore, lei crede in Dio?” era il tema di un grande sondaggio-inchiesta realizzato qualche anno fa dal Corriere Salute, l’inserto di medicina del Corriere della Sera. Parteciparono migliaia di medici e una buona parte di essi rispose di sì. Mi ha raccontato il mio caro amico Luigi Bazzoli che dirigeva il giornale, che tra i medici che invece avevano risposto di non credere in Dio, uno poi telefonò desolato: «I miei pazienti che hanno letto l’inchiesta mi stanno esprimendo il loro rammarico. E mi sembra quasi che non si fidino più di me».

Una parola da cancellare

Una parola da cancellare

E se non usassimo più la parola “cancro”? L’ha proposto negli Stati Uniti il massimo ente di ricerca sui tumori, il National Cancer Institute, e io mi sono trovato subito appassionatamente d’accordo. Dico di più: già nel 2006, insieme con altri specialisti, avevo proposto alla comunità medica internazionale una nuova classificazione dei tumori del seno, in cui i termini “cancro” e “carcinoma” venivano sostituiti da “neoplasia”, che significa “nuova formazione”.

Una stella nel cuore

Una stella nel cuore

Un uomo eccezionalmente buono, e quando gli dicono che è buono fa un grande sorriso imbarazzato, scuote la testa, e risponde: ”Ma no, ma no, è una cosa normale”. Marco Bartoletti è un imprenditore fiorentino che assume persone che hanno un tumore, o soffrono di autismo, o hanno problemi psichici, o sono ex tossicodipendenti che nessuno vuole. E assume anche gli anziani, perché “possiedono un patrimonio di conoscenza da tramandare”. A chi gli chiede perché assume i malati, dà una risposta semplice: “La malattia crea disabilità, ma la mancanza di lavoro crea mancanza di dignità. Perché non dargli una mano?”

L’uomo che porta il soccorso

L’uomo che porta il soccorso

Mi sono chiesto a volte: l’organizzazione non è il metodo fornitoci dalla ragione per incidere sulla realtà? Perché la ragione ci fa individuare i problemi, e l’organizzazione ci offre delle soluzioni per risolverli. Quindi, non esito a dire che ho il “pallino” dell’organizzazione. Quando con l’architetto Renzo Piano progettavamo insieme un nuovo modello di ospedale, la domanda che continuavamo a farci era se la tale o talaltra realizzazione architettonica era funzionale a una organizzazione in cui erano compresi molti obiettivi. Ne voglio citare qui soltanto due: risparmiare agli addetti fatiche inutili e spreco di tempo, e rendere l’ospedale una casa confortevole per il paziente.

L'orango di Roberto Calderoli

L'orango di Roberto Calderoli

Non credo che Roberto Calderoli abbia letto un libro del 1857, in cui l’americano George Robert Gliddon sosteneva la teoria che i neri fossero biologicamente intermedi tra i bianchi e lo scimpanzé. No. Gli è venuto spontaneo. Quando ha dichiarato che il ministro dell’integrazione Cécile Kyenge lo fa pensare ad un orango, ha dimostrato una notevole impreparazione sull’argomento, diciamo pure ignoranza. Se non fosse così, forse gli sarebbe giunta notizia che le razze non esistono, che tutti i popoli della terra derivano da un gruppo ancestrale comune, e che non esistono razze «pure», cioè geneticamente omogenee. Lo credevano i nazisti, ma anche loro non avevano studiato abbastanza, o per meglio dire si erano fidati di studi che non avevano niente di scientifico.

Lasciamo in pace Monna Lisa

Lasciamo in pace Monna Lisa

Sarei pazzo a mettermi a parlare della Gioconda, perché sull’immortale quadro di Leonardo sono state scritte intere biblioteche. Però non posso farne a meno quando leggo una piccola notizia: l’Università di Bologna sta cercando il corpo di Monna Lisa, e procederà con analisi al Carbonio 14 su otto  scheletri trovati durante gli scavi al convento di Sant’Orsola a Firenze. Tre di questi scheletri sono stati giudicati “compatibili” con l’età che aveva Lisa Gherardini al momento della morte, avvenuta a 62 anni circa nel 1542.