Dona ora
Neuroscienze

ADHD negli adulti: più attenzione ai comportamenti di guida a rischio

Un piccolo studio presentato al congresso dell’American Psychiatric Association associa i sintomi non diagnosticati di ADHD a una maggiore frequenza di comportamenti pericolosi alla guida

Gli adulti con disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) potrebbero avere più probabilità di mettere in atto comportamenti di guida pericolosi. A suggerirlo è un piccolo studio presentato all’Assemblea annuale dell’American Psychiatric Association, che ha esaminato 95 adulti ricoverati per lesioni legate al traffico a Santo Domingo, nella Repubblica Dominicana.

I ricercatori hanno sottoposto i pazienti a uno screening per l’ADHD, incrociando i risultati con le loro abitudini al volante. Il 34,7% dei partecipanti è risultato positivo allo screening, pur non avendo mai ricevuto una diagnosi in precedenza. Chi è risultato positivo mostrava più spesso comportamenti rischiosi: il 66,6% rientrava nella categoria di guida ad alto rischio, contro il 30,6% di chi non presentava sintomi di ADHD.

Secondo gli autori, l’ADHD potrebbe essere un fattore sottovalutato negli incidenti e nelle lesioni legate al traffico. Uno screening nei contesti sanitari potrebbe quindi aiutare a individuare tempestivamente le persone più esposte a comportamenti rischiosi.

PSICOLOGIA DEL TRAFFICO: UNA SCIENZA POCO CONOSCIUTA

Uno studio di questo tipo rientra nel campo della psicologia del traffico e dei trasporti, una disciplina ancora poco diffusa in Italia. Il suo oggetto di ricerca è il funzionamento della mente umana quando siamo protagonisti del sistema traffico: come pedoni, ciclisti, utenti del trasporto pubblico o alla guida di un veicolo.

«Pensiamo semplicemente a quando attraversiamo la strada: sembra l’azione più banale del mondo, ma implica stimare distanze e velocità, individuare i rischi e prevedere il comportamento degli altri», spiega Federica Biassoni, ricercatrice alla Facoltà di Psicologia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, dove è responsabile dell’Unità di ricerca in Psicologia del traffico.

I risultati dello studio sono coerenti con quanto emerso da altre ricerche e con ciò che sappiamo sull’ADHD. Si tratta di un disturbo del neurosviluppo che esordisce nell’infanzia e può persistere anche in età adulta. Si caratterizza per disattenzione, impulsività e, in misura variabile, iperattività, ed è legato a difficoltà nel regolare l’attenzione e il comportamento.

«Le funzioni intaccate nell’ADHD sono proprio tra quelle maggiormente implicate nella guida», commenta la ricercatrice.

FORMAZIONE E AUSILI SU MISURA

Va ricordato però che lo studio fotografa un’associazione e non permette di stabilire un rapporto di causa-effetto. Come evidenzia Biassoni, «il campione preso in esame è relativamente ridotto e il contesto socio-culturale in cui si è svolta la ricerca è specifico: non sappiamo se sia generalizzabile ad altri Paesi e culture».

Individuare la possibilità di un rischio permette comunque di fare prevenzione, e in Italia un primo presidio esiste già. Diverse categorie di guidatori, per ottenere o rinnovare la patente, devono passare al vaglio delle Commissioni Mediche Locali, che si avvalgono di specialisti diversi a seconda dei casi: un cardiologo, un diabetologo o uno psicologo del traffico.

Quest’ultimo valuta le competenze cognitive necessarie alla guida, come i tempi di reazione, la capacità attentiva e la scansione del campo visivo. «In Cattolica abbiamo un servizio aperto al territorio per la valutazione dell’idoneità alla guida: vediamo circa 600 utenti l’anno, solo nell’area milanese», racconta Biassoni.

Quel che manca, osserva la ricercatrice, è anzitutto l’informazione. Chi convive con l’ADHD dovrebbe sapere che, proprio a causa di un minore controllo inibitorio e di una maggiore difficoltà a mantenere l’attenzione, può essere più esposto al rischio di perdere di vista una fonte di pericolo o di non reagire nei modi e nei tempi più corretti.

Un altro fronte riguarda il supporto tecnologico. Una possibilità per rendere più sicuro mettersi al volante sarebbe sviluppare sistemi di assistenza alla guida progettati anche tenendo conto di questo tipo di funzionamento cognitivo. È una prospettiva resa sempre più concreta dalla diffusione dei veicoli automatizzati e dei sistemi avanzati di assistenza alla guida, ma ancora poco esplorata in modo specifico per l’ADHD.

NON SOLO ADHD

L’ADHD non è l’unica condizione che meriterebbe attenzione. Biassoni cita, per esempio, le persone autistiche senza disabilità intellettiva, che possono mostrare prestazioni anche superiori alla media in alcune funzioni, ma avere più difficoltà a leggere l’intenzione altrui: un elemento cruciale per anticipare le mosse degli altri utenti della strada.

Lo stesso vale per gli anziani, i pazienti con diagnosi neurologiche e le persone con disturbi psichiatrici caratterizzati da impulsività o problemi di regolazione. Tutte popolazioni che, conclude Biassoni, meriterebbero «ricerca specifica e misure formative dedicate».

Fai una donazione regolare

Sostieni la ricerca, sostieni la vita

Frequenza di donazione
Importo della donazione