C’è un nesso fra i disturbi dell’alimentazione e l’uso dei social media? Se lo chiedono gli specialisti della salute nell’adolescenza, gli studi si moltiplicano e non può fare a meno di considerare il tema chi, oggi, cerca di aiutare ragazze e ragazzi a guarire da malattie come anoressia, bulimia o binge eating disorder.
IMMAGINI REALI E VIRTUALI
Una volta c’era la Barbie, ora ci sono quelle immagini potentissime di ragazze perfette che scorrono sui social o vengono generate dal’Intelligenza Artificiale.
"Mi guardo allo specchio e non mi piaccio. Arrivo addirittura a detestarmi e a provare senso di repulsione per come è fatto il mio corpo. Le gambe troppo grosse e flaccide, un po’ di pancetta, i fianchi molli, la figura goffa. Mi piaccio ancora meno, se penso a quello che mi viene continuamente sbattuto in faccia, anche quando non lo cerco. Immagini di ragazze bellissime, magre, slanciate… perfette, inarrivabili. Sono invidiosa e vorrei assomigliare a una di loro". Giulia, nome di fantasia, ha 16 anni, segue Instagram e Tiktok, come la maggior parte delle adolescenti.
Abbiamo chiesto un parere a Gianluca Castelnuovo, professore ordinario di Psicologia Clinica presso l’Università Cattolica di Milano, direttore del Servizio e laboratorio di Psicologia Clinica dell’IRCCS Istituto Auxologico Italiano: «Se i social media, come sappiamo, costituiscono possibilità di comunicazione, scoperta e condivisione - e con il COVID abbiamo sperimentato le potenzialità di questi strumenti - anche nell’ambito della salute psichica e fisica, il loro ruolo è tanto importante quanto ambivalente».
LA CONDIVISIONE A VOLTE SALVA LA PELLE
«I social sono anche luogo di testimonianze, di riflessioni e di racconti, talvolta utili e, persino, salvifici quando il vissuto di un’altra persona diventa lo stimolo per rivolgersi a un esperto, per mettere da parte la paura, comporre un numero di telefono e cercare, finalmente, il contatto con un centro specializzato. È un modo per uscire allo scoperto, per andare oltre e chiedere aiuto a chi ha gli strumenti per fornirlo davvero, con competenza e professionalità. Il social diventa, in questo caso, qualcosa che sprona ad agire, a compire il primo passo per “salvarsi la pelle”, perché di disturbi alimentari, anoressia in primis, si può anche morire», afferma Castelnuovo.
«Secondo le rilevazioni più recenti (SINPIA, 2025), i disturbi alimentari sono diffusi tra l’8 e il 10% nelle ragazze e lo 0,5-1% nei maschi. Senza calcolare, inoltre, una quota significativa di un sommerso fatto di mancate diagnosi e casi borderline», dichiara Castelnuovo.
Da una ricerca realizzata nel 2024 da Ipsos dal titolo Alfabetizzazione digitale & Fake News e che ha coinvolto più di 4800 studenti delle scuole medie secondarie di primo e secondo grado, è emerso che quasi un/una giovane su 3 (il 31%) mette like su una notizia non verificata e il 51% ammette di utilizzare i social come canale di informazione.
A fronte di un 96% di intervistati che conferma di essere in possesso di un account social, il 94% utilizza WhatsApp; il 74% è iscritto a Instagram e il 68% usa TikTok.
Ciò significa che i social per i ragazzi costituiscono il riferimento prediletto e, spesso unico, per ricevere news di ogni genere e sorta e affrontare anche tematiche complesse, come i disturbi alimentari.
L’online, come unico referente, può quindi facilmente acuire il senso di inadeguatezza, diventando contemporaneamente il ricettacolo di notizie false e pericolose.
IL CORPO IDEALIZZATO
«Il corpo idealizzato su Instagram e Tiktok trova, inoltra, una collocazione perfetta. È un mondo fatto di immagini, spesso ritoccate e modificate, in grado di attrarre le adolescenti, innescare e rafforzare un meccanismo ossessivo di perfezionismo, concausa dei disturbi alimentari che hanno anche una componente genetica. Secondo una ricerca recente, pubblicata sulla prestigiosa rivista scientifica Nature, alla base di circa il 66% dei disturbi psichiatrici, compresi disturbi compulsivi e anoressie, ci sarebbero, infatti, componenti ereditarie che fanno riferimento a uno specifico patrimonio genetico», afferma Castelnuovo.
I social possono però mettere in atto anche un altro insidioso meccanismo, ossia determinare una sorta di dissociazione nei confronti del proprio corpo, come emerso da uno studio recente pubblicato sul Journal of Behavioral Addictions. «Un coinvolgimento eccessivo nell’attività sui social media, insieme alla sua enfasi sull’aspetto fisico, può contribuire ad aumentare le esperienze dissociative, tra cui un indebolimento della connessione emotiva con il proprio corpo e una ridotta consapevolezza delle sensazioni corporee», affermano gli studiosi che hanno condotto la ricerca.
QUANDO L’INFLUENCER SOSTITUISCE IL MEDICO
Un altro aspetto da considerare è la perdita degli strumenti che possono aiutare a confrontarsi con l'informazione, distinguendo ad esempio le fake news. L’influencer detta le regole, le condizioni, narra la sua esperienza e può addirittura sostituirsi al medico. Si tratta di un atteggiamento più o meno esplicitamente manipolatorio, spesso legato a questioni di mero marketing.
«Capita quando quando l’influencer pubblicizza in maniera più o meno velata stratagemmi per dimagrire a suon di prodotti miracolosi o condotte pericolose o quando propone, al contrario, soluzioni per guarire dall’anoressia perché così ci è riuscita lei. Il meccanismo è il medesimo: sostituirsi al medico, anzi a un’équipe composita, perché i disturbi alimentari sono malattie complesse che impattano sul corpo e sulla mente. Capita quando la propria testimonianza trasforma chi l’ha vissuta in un esperto, come se bastasse un percorso psicoterapeutico per diventare uno psicologo», afferma Castelnuovo.
Il percorso dalla Barbie alla IA racconta lo scorrere del tempo attraverso un comune denominatore che è rimasto inalterato nel corso del tempo. Il messaggio è infatti, sostanzialmente, lo stesso. Cambiano unicamente le modalità espressive. «La Barbie costituisce un modello femminile che non ha alcuna corrispondenza con la realtà. Una barbie in carne e ossa sarebbe, a tutti gli effetti, una ragazza fortemente sottopeso, probabilmente anoressica e bisognosa di cure. Stesso discorso per un’immagine ritoccata al computer o, addirittura, creata artificialmente. Una donna che non esiste perché il corpo si modifica durante l’adolescenza, in vista di una possibile gravidanza, e niente ha a che vedere con una silhouette priva di forme. I decenni sono passati, ma il modello estetico che diventa gioco o immagine reiterata dai social, mantiene la stessa distanza della realtà. Un canone impossibile da raggiungere che diventa uno sfinente modello da perseguire, soprattutto da parte delle ragazze, che lo percepiscono con maggior angoscia e pressione, rispetto ai coetanei maschi, per ragioni genetiche, fisiche, comportamentali e culturali», conclude Castelnuovo.


