Dopo un ictus, l’attività sessuale non è generalmente controindicata e può essere ripresa quando le condizioni cliniche sono stabili. Eppure, molti uomini e donne colpiti da un’ischemia o da un’emorragia cerebrale temono che tornare ad avere rapporti possa essere pericoloso. E spesso non osano parlarne con il medico.
L’evento è talmente traumatico che l’attenzione si concentra inizialmente sulla rapidità dei soccorsi e sulle terapie salvavita. Poi sulla riabilitazione motoria e sul recupero delle funzioni compromesse, come il linguaggio. Parlare di sesso può sembrare “improprio”, come se l’affettività e la sessualità fossero qualcosa in più, da recuperare soltanto quando si sta bene, e non una parte integrante della qualità della vita e del benessere psicofisico della persona. Il risultato è che la sessualità dopo un ictus rimane ancora oggi un tabù.
OLTRE LA METÀ HA PROBLEMI SESSUALI
A rendere importante affrontare il tema è un dato: almeno la metà delle persone colpite da ictus presenta difficoltà nella sfera sessuale.
Tra i problemi descritti più frequentemente dalla letteratura scientifica ci sono:
- la diminuzione del desiderio sessuale;
- la disfunzione erettile;
- la difficoltà di eccitazione e di lubrificazione;
- il calo della frequenza dei rapporti;
- la difficoltà a raggiungere l’orgasmo;
- la riduzione dell’intimità di coppia;
- la paura di riprendere l’attività sessuale.
Le percentuali cambiano molto da uno studio all’altro, anche perché la sessualità dopo un ictus viene ancora valutata poco e con strumenti non sempre omogenei.
DIFFICOLTÀ CHE POSSONO DURARE NEL TEMPO
Una recente revisione pubblicata sulla rivista Stroke dell’American Heart Association indica che circa la metà dei sopravvissuti a un ictus presenta qualche forma di disfunzione sessuale. Anche tra le persone più giovani le conseguenze possono persistere: alcune ricerche mostrano difficoltà significative nella vita sessuale ancora a un anno dall’evento.
«Occorre che i medici che si occupano di persone colpite da ictus parlino apertamente dei rapporti intimi anche all’interno del percorso di riabilitazione», afferma il dottor Massimo Del Sette, direttore della Neurologia e del Centro ictus del Policlinico San Martino di Genova.
Spesso, infatti, i pazienti non fanno domande per imbarazzo, mentre una corretta informazione può ridurre timori non giustificati. La ripresa dell’attività sessuale deve comunque tenere conto delle condizioni cliniche della persona e della presenza di eventuali problemi cardiovascolari.
Anche i farmaci per la disfunzione erettile possono essere presi in considerazione, ma devono essere prescritti dal medico dopo avere valutato lo stato di salute e le altre terapie assunte. Alcuni di questi medicinali, per esempio, non possono essere associati ai nitrati utilizzati per determinate patologie cardiache.
LE CONSEGUENZE FISICHE E PSICOLOGICHE DELL’ICTUS
L’ictus può interferire con la sessualità attraverso diversi meccanismi. Il danno cerebrale può modificare i circuiti coinvolti nel desiderio, nell’eccitazione, nella sensibilità e nell’orgasmo. Possono inoltre incidere le difficoltà motorie, il dolore, la spasticità, la stanchezza e i problemi nel mantenere determinate posizioni.
A volte uno strascico della malattia può essere l’incontinenza. In altri casi, l’uomo o la donna possono sottrarsi all’intimità perché si percepiscono menomati, anche quando la disabilità è lieve.
Dopo un ictus può infatti cambiare l’immagine del proprio corpo. La persona può sentirsi meno attraente, dipendente dal partner o poco sicura delle proprie capacità. Anche la relazione di coppia può modificarsi, soprattutto quando il partner assume il ruolo di caregiver.
A questi elementi si aggiunge la depressione, che interessa una quota rilevante delle persone colpite da ictus e può determinare una riduzione del desiderio, dell’iniziativa e dell’interesse verso il partner.
L’ICTUS NON COLPISCE SOLO LE PERSONE ANZIANE
La letteratura scientifica sulla sessualità dopo un ictus è ancora relativamente limitata. Una carenza che riflette anche la difficoltà di pazienti e professionisti sanitari ad affrontare apertamente l’argomento.
L’ictus, però, non riguarda soltanto le persone anziane. Può colpire anche uomini e donne giovani, che prima dell’evento avevano una vita sessuale normale e soddisfacente.
Per questo il recupero dell’intimità dovrebbe essere considerato parte della riabilitazione, insieme al recupero delle funzioni motorie, cognitive e comunicative. Quando emergono difficoltà, è importante parlarne con il neurologo, il medico di medicina generale o gli altri professionisti coinvolti nel percorso di cura.


