Controllarsi con un etilometro portatile potrebbe aiutare i forti bevitori a ridurre il consumo di alcol. È quanto suggerisce uno studio americano condotto all’Università dell’Illinois Urbana-Champaign su 32mila persone, con risultati pubblicati sull’American Journal of Psychiatry.
Lo studio è stato condotto da un gruppo di ricerca dell’Università dell’Illinois Urbana-Champaign guidato da Yang Lu e Catharine Fairbairn.
PER LA PROVA BASTA IL RESPIRO
Le persone coinvolte disponevano di etilometri portatili (sono in commercio a prezzi accessibili) collegabili tramite i cellulari al Laboratorio, capaci di calcolare la concentrazione di alcol tramite il respiro. L’istruzione era di aspettare 15 minuti dopo l’ultima bevuta per fare la prova. In media, i partecipanti al test avevano usato l’etilometro circa 40 volte in sette mesi.
Ma prima di entrare in azione, ognuno era invitato a indovinare la quantità di alcol che sarebbe emersa dalla prova del respiro. «La gran parte delle persone tendono a sottostimare i propri livelli di alcol – ha commentato Yang Lu -, abbiamo visto quanto risultano sorpresi dall’esito del test. Non hanno idea dello stato reale della loro intossicazione». Questo è successo con il 70 per cento dei partecipanti, soprattutto nel caso dei forti bevitori. Che, con questa distorta consapevolezza, non sanno neanche calcolare in modo realistico i rischi cui vanno incontro, segnatamente nella guida.
«Il contrario si è visto con i bevitori moderati – spiega la professoressa Fairbairn – che pensano di aver mandato giù più alcol della realtà, svelata dall’etilometro».
I MODERATI SCOPRONO DI POTER BERE DI PIÙ
Gli uni e gli altri col tempo hanno migliorato le loro previsioni nella scommessa con la “macchinetta”, con un’accuratezza accresciuta del 2,38 per cento nel corso dello studio. L’etilometro, osserva la psicologa, spinge a una migliore consapevolezza sul proprio livello di intossicazione.
Ma sospinge anche un cambiamento nel consumo: «I grandi bevitori hanno diminuito la quantità di alcol, i livelli sono calati in media da 0,106 per cento a 0,096, mentre i moderati hanno fatto il contrario, innalzando il loro ricorso al bicchiere, con livelli cresciuti da 0,058 per cento a 0,067 per cento».
Questo dato va però interpretato con cautela: il fatto che alcuni bevitori moderati abbiano aumentato leggermente i livelli non significa che bere di più sia sicuro o raccomandabile. Lo studio è osservazionale e non dimostra un rapporto di causa-effetto, ma suggerisce piuttosto che una maggiore consapevolezza possa modificare – in direzioni diverse – il comportamento individuale.
I ricercatori avvertono che non essendo, il loro, uno studio randomizzato controllato non dimostra niente a livello di causa-effetto. «Tuttavia, è saggezza comune – concludono – che se controlli il tuo comportamento ti troverai anche a migliorarlo. Noi abbiamo fornito un sostegno a questa idea, infatti abbiamo visto che i forti bevitori sono indotti dal controllo continuo con l’etilometro a diminuire la propria intossicazione».
LA SITUAZIONE ITALIA: USI E ABUSI
A proposito di alcol, può interessare un quadro della situazione consumi e abusi in Italia. Dai dati dell’Istituto di Sanità Superiore, Iss, risulta che a bere almeno una bevanda alcolica nell’anno precedente l’indagine erano stati il 77 per cento degli uomini e il 56,2 delle donne. A consumare vino sono 29 milioni di italiani, birra 28 milioni mentre ad apprezzare gli aperitivi alcolici sono 20 milioni e 500mila, numeri che appaiono in crescita. Per liquori e superalcolici gli uomini sono oltre il doppio delle donne con un 38 per cento a fronte di un 15,8 per cento e per un totale di 14 milioni e 500 mila.
UNA CATTIVA “MODA” E GIOVANI A RISCHIO
Un fenomeno recente, e negativo, è l’abitudine di bere fuori pasto. Quasi una nuova moda. Che si beva un bicchiere di vino mentre si mangia viene considerato ormai parte integrante dell’alimentazione e della vita sociale nel costume italiano, ma ora sono contati in 16 milioni quanti prendono in mano il bicchiere lontano dal cibo e, tante volte, a stomaco vuoto, specie nella fascia di età 18-44 anni. Sono comportamenti a rischio, nota l’Iss, e, purtroppo, rilevati in aumento.
Fenomeno nettamente rischioso è poi il cosiddetto binge drinking che viene definito come il bere da 6 bicchieri di bevanda alcolica in su in un’unica occasione. Si tratta soprattutto di giovani, che vanno ben oltre quel livello compulsivo di consumo, con valori massimi registrati tra i 18 e i 24 anni. In numeri assoluti, 3 milioni di maschi e 1 milione e 100mila femmine.
A CIASCUNO IL SUO (POCO) ALCOL
Le linee guida diffuse dal Ministero della Salute nella sezione “Alcol, zero o il meno possibile” ribadiscono la necessità di non superare mai le quantità definite a più basso rischio:
- 2 unità alcoliche al giorno per gli uomini
- 1 unità alcolica al giorno per le donne
- 1 unità alcolica al giorno per le persone con più di 65 anni
- zero unità di alcol sotto i 18 anni (sconsigliato sino ai 25).
Non esistono quantità di alcol completamente sicure: queste soglie indicano un consumo a rischio più basso, non assente. Il superamento di tali livelli di consumo giornaliero definisce lo status di consumatore a rischio.
Una unità alcolica corrisponde a 12 grammi di alcol puro ed equivale a un bicchiere di vino (125 ml a 12°), una lattina di birra (330 ml a 4,5°), un aperitivo (80 ml a 38°) o un bicchierino di superalcolico (40 ml a 40°).


