La Food and Drug Administration (Fda) americana ha chiesto alle aziende produttrici dei farmaci “agonisti del GPL-1”, in uso per curare il diabete e trattare l’obesità, di rimuovere dalle avvertenze il rischio di suicidio o di ideazione suicidaria. L’avvertimento su una potenziale correlazione era finora riportato sui foglietti illustrativi di questi farmaci negli USA, non in Europa. Ora anche l’agenzia regolatoria americana ha concluso, sulla base dei risultati di ampie analisi, che non c'è motivo di credere che il rischio suicidio aumenti con l’assunzione di questi farmaci, sempre più utilizzati per perdere peso.
I FARMACI
Il provvedimento ha riguardato i farmaci Saxenda (nome commerciale di liraglutide), Wegovy (semaglutide) e Zepbound (tirzepatide). Già nel gennaio 2024 la Fda dichiarò che da indagini sui pazienti e prove cliniche non risultava un’associazione tra i farmaci GPL-1 e comportamenti o ideazioni suicidarie. Ma sottolineò la necessità di dati più estesi e approfonditi. Da qui un intenso lavoro che ha compreso fra le altre indagini una meta-analisi su 91 studi clinici, per un totale di 107.910 pazienti coinvolti. I risultati non hanno documentato un aumentato rischio sia nei confronti del suicidio sia per altri problemi psichiatrici come depressione, ansia, irritabilità o psicosi.
E IN EUROPA?
L’agenzia regolatoria europea (Ema) non ha mai incluso comportamenti o pensieri suicidari nelle avvertenze sui possibili effetti collaterali, ma il tema è tutt’altro che ignorato o sottovalutato. Più volte negli anni il Comitato per la sicurezza e la farmacovigilanza (Prac) di Ema ha esaminato segnalazioni pervenute, ad esempio nel 2023 su 3 casi di pazienti islandesi con pensieri suicidari o di autolesionismo, senza però trovare evidenze di correlazione causale con l’uso dei farmaci.
Chiediamo un commento alla professoressa Simona Bertoli, responsabile dei Centri Obesità Lombardi di Auxologico e docente di Nutrizione umana e Dietoterapia presso l'Università degli Studi di Milano. Che spiega: «Il sospetto su questi nuovi farmaci dimagranti era alimentato da un precedente: c’era stato, come prodotto anti obesità, il Rimonabant che è stato tolto dal commercio nel 2008 in quanto collegato a casi di suicidio. Quando sono comparsi la semaglutide e gli altri agonisti del GPL, c’è stata una grande attenzione sui possibili effetti deleteri, anche psichiatrici. C’era dunque un’allerta, ma gli eventuali casi di suicidio segnalati erano troppo pochi per venir inclusi tra i rischi elencati nelle schede tecniche dei farmaci». Conclude la professoressa Bertoli: «Per tutto questo è una rassicurazione importante anche per noi la decisione della Fda».
LA SORVEGLIANZA RESTA CENTRALE
Ricordiamo che gli agonisti del GPL-1 sono farmaci che mimano l’azione di un ormone importante per la regolazione della secrezione dell’insulina e dei livelli di glicemia. Originariamente nascono per controllare la glicemia nelle persone affette da diabete di tipo 2. Si è poi constatato, con l’uso, che avevano un effetto significativo sul comportamento alimentare, con importanti riduzioni di peso nelle persone obese. La loro rapidissima diffusione sul mercato mondiale giustifica la grande attenzione delle agenzie regolatorie e della comunità scientifica ai possibili effetti collaterali.


