Ogni giorno, nel mondo, oltre 26 mila persone muoiono a causa di un tumore. È un dato che racconta la portata di una delle principali sfide per la salute pubblica globale. Ma il futuro potrebbe essere ancora più impegnativo: entro il 2050 le nuove diagnosi annuali potrebbero passare dagli attuali 20,6 milioni a quasi 35 milioni, con un incremento di circa il 70%.
È quanto emerge dal nuovo Global Status Report on Cancer 2026 dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), che invita i governi ad agire con urgenza per rafforzare prevenzione, diagnosi precoce e accesso alle cure. Il messaggio del rapporto, però, non è quello di una previsione inevitabile: il peso futuro del cancro dipenderà anche dalle scelte che verranno compiute oggi.
VIVIAMO PIÙ A LUNGO, POSSIAMO VIVERE MEGLIO?
Il principale motore dell'aumento delle diagnosi è il rovescio della medaglia di un fenomeno positivo: l'aspettativa di vita continua a crescere in molte aree del mondo. Poiché l'età rappresenta uno dei principali fattori di rischio per numerosi tumori, è naturale che, con una popolazione sempre più anziana, aumentino anche i casi.
Accanto all'invecchiamento, però, continuano a pesare fattori di rischio modificabili: il fumo di tabacco, il consumo di alcol, l'obesità, la sedentarietà, un'alimentazione poco equilibrata e alcune esposizioni ambientali. Sono elementi che contribuiscono in modo sostanziale all'insorgenza di tumori che, almeno in parte, potrebbero essere evitati.
In Italia lo scenario presenta alcune caratteristiche incoraggianti. Secondo il rapporto I numeri del cancro in Italia 2025, realizzato da AIOM, Registri Tumori Italiani (AIRTUM), Fondazione AIOM e altri partner istituzionali, il numero delle nuove diagnosi appare sostanzialmente stabile, mentre continua a diminuire la mortalità oncologica e aumenta la sopravvivenza per molte neoplasie. È il risultato dei progressi della ricerca, dell'introduzione di terapie sempre più efficaci e del consolidamento delle strategie di prevenzione e diagnosi precoce.
DISUGUAGLIANZE ANCORA ABISSALI
Le statistiche descrivono una tendenza, ma non raccontano ciò che una diagnosi di tumore significa nella vita delle persone. Oggi una persona su cinque riceverà una diagnosi oncologica nel corso della vita e quasi tutti, direttamente o indirettamente, sperimenteranno l'impatto della malattia attraverso un familiare, un amico o un collega.
A fare la differenza, però, continua a essere il luogo in cui si vive. Nei Paesi ad alto reddito la sopravvivenza è cresciuta in modo significativo grazie agli screening, ai farmaci innovativi e all'organizzazione delle reti oncologiche. In molte aree del mondo, invece, la diagnosi arriva ancora troppo tardi e l'accesso alle cure rimane limitato. Per le donne che vivono nei Paesi ad alto reddito, ricorda l'OMS, la sopravvivenza a 5 anni dopo un tumore al seno arriva all'87%, ma questo dato precipita al 42% nei Paesi più poveri. E solo un terzo dei Paesi include le terapie oncologiche nella copertura sanitaria universale.
LA PREVENZIONE RESTA IL PRIMO PRESIDIO
Se il numero assoluto dei tumori è destinato ad aumentare, una parte importante di queste diagnosi può ancora essere evitata. Le strategie - sottolineano gli esperti OMS - sono ben note: non fumare, limitare il consumo di alcol, mantenere un peso corporeo adeguato, seguire un'alimentazione ricca di alimenti di origine vegetale, praticare regolarmente attività fisica e aderire alle vaccinazioni contro virus oncogeni come HPV ed epatite B.
Accanto alla prevenzione primaria c'è poi la diagnosi precoce. Partecipare ai programmi di screening organizzati significa aumentare le probabilità di individuare il tumore nelle fasi iniziali, quando le possibilità di guarigione sono maggiori.
In Italia il Piano Oncologico Nazionale individua proprio nella prevenzione uno degli assi strategici su cui costruire il futuro dell'assistenza oncologica. Tra gli obiettivi figurano il rafforzamento degli screening organizzati, la riduzione delle disuguaglianze territoriali, il potenziamento delle reti oncologiche e un accesso sempre più uniforme alle cure.
Mammografia, screening del tumore del colon-retto e della cervice uterina rappresentano oggi strumenti consolidati di sanità pubblica. Dopo il rallentamento registrato durante la pandemia, l'adesione ai programmi di screening è tornata a crescere, anche se persistono differenze importanti tra le diverse regioni italiane. Nel frattempo, la ricerca continua a valutare l'introduzione di nuovi programmi, come quello per il tumore del polmone nei forti fumatori, che potrebbe aprire nuove prospettive per la diagnosi precoce.
LA RICERCA CAMBIA LA STORIA DEL CANCRO
Negli ultimi vent'anni l'oncologia ha conosciuto una trasformazione profonda. Immunoterapia, terapie a bersaglio molecolare, medicina di precisione, chirurgia sempre meno invasiva e nuove tecnologie diagnostiche hanno migliorato la prognosi di molti tumori che fino a pochi anni fa disponevano di opzioni terapeutiche limitate.
La vera sfida, sottolinea l'OMS, è fare in modo che questi progressi diventino patrimonio di tutti e non soltanto dei sistemi sanitari più ricchi.


