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Oncologia

Quando i capelli cadono: il ruolo delle parrucche nelle cure oncologiche

Per molte persone in cura la perdita dei capelli non è solo un fatto estetico: comprenderne l’impatto emotivo e conoscere le possibilità di supporto, tra parrucche e donazione dei capelli

«Perderò i capelli?». Anna (nome di fantasia), 46 anni e diagnosi di tumore al seno. Mastectomia e chemioterapia. Anna si sottopone abbastanza tranquillamente all’intervento chirurgico, ma ha il terrore di perdere i capelli, un comune effetto collaterale di alcuni chemioterapici. L’idea di vedersi calva le provoca una tremenda e profonda angoscia. «Che cosa penseranno i figli? E mio marito? Riuscirò mai a guardarmi allo specchio? Non sarò più io».

Ci persone, soprattutto donne, che come Anna, temono in particolare i cambiamenti del corpo, perdita dei capelli in primis, anche se gli oncologi avvertono che i capelli ricrescono con la fine delle terapie. I capelli a volte raccontano la storia della malattia, come evidenziato anche dalla modella Bianca Balti, a cui nel settembre del 2024 era stato diagnosticato un cancro alle ovaie al terzo stadio. Proprio in questi giorni, la Balti ha ripercorso il suo ultimo anno mezzo, partendo dalla trasformazione della sua folta chioma. Prima i suoi splendidi e lunghi capelli, poi un caschetto sbarazzino per affrontare la fase delicata post diagnosi e antecedente la chemioterapia. Quindi il momento in cui vengono rasati, il suo mostrarsi calva al pubblico durante lo scorso festival di Sanremo. E poi la fase della ricrescita, l’orgoglio e la gioia di accarezzare di nuovo la propria capigliatura. Un messaggio di speranza per tutte le donne.

PERCHÈ TALVOLTA PERDERE I CAPELLI FA COSÌ PAURA?

«Per molte persone la diagnosi di tumore e la terapia oncologica sono esperienze altamente stressanti, che possono assumere caratteristiche di trauma psicologico, anche indipendentemente dai cambiamenti fisici. Questo accade di fronte a eventi di vita che possono mettere a rischio la nostra incolumità e la nostra qualità di vita», spiega la professoressa Gabriella Pravettoni, direttore della Divisione Psiconcologia IEO (Istituto Europeo di Oncologia di Milano) e professore ordinario di Psicologia Cognitiva, Università degli Studi di Milano.

Poi c’è un altro aspetto rilevante: i sentimenti legati al corpo che muta. «Spesso a causa delle terapie mediche come chemioterapia e radioterapia il corpo cambia “senza che lo si “scelga”, talvolta portando con sé sentimenti di perdita, disorientamento, paura di non riconoscersi più», prosegue Pravettoni. «I cambiamenti fisici possono toccare la sfera dell’autostima, della sessualità, del ruolo sociale, non farci più sentire desiderabili, degni di amore e riconoscimento e addirittura affidabili, apportando grande sofferenza interiore e ulteriore fatica a gestire il tempo della malattia e delle cure», sottolinea la professoressa.

Queste sensazioni hanno un impatto concreto e tangibile. «Possono portare a isolamento sociale o evitamento a causa della paura del giudizio altrui e della riattivazione dello stigma per cui la malattia oncologica significa ancora morte. La vergogna per i cambiamenti fisici può inoltre spingere a evitare lo specchio, le relazioni intime e, più in generale, la vita sociale», prosegue Alice Viola Giudice, psicologa e psicoterapeuta presso l'IEO.

LA CHEMIOTERAPIA E IL CORPO CHE CAMBIA

«Oltre il 65% delle pazienti oncologiche in trattamento chemioterapico sperimentano alopecia, ovvero la perdita parziale o totale dei capelli, ciglia e sopracciglia e, nella nostra esperienza clinica, troviamo un’alta percentuale di donne che considera la perdita dei capelli come l’aspetto più traumatico della chemioterapia», commenta Giudice. «Alcune hanno dichiarato di aver pensato di voler addirittura rifiutare la chemioterapia per paura di questo effetto collaterale», afferma la psicologa. «Non è quindi soltanto una questione estetica, il corpo non è un semplice oggetto, ma il mezzo attraverso cui percepiamo e diamo senso al mondo circostante, con cui ci definiamo e costruiamo la nostra identità che si costruisce attraverso le esperienze corporee vissute e la rappresentazione che ne creiamo. L'immagine che abbiamo di noi stessi è la somma di tutte le sensazioni, percezioni e movimenti che abbiamo vissuto nel corso della nostra vita». 

COME GESTIRE LA PERDITA DEI CAPELLI

Le reazioni sono varie e personalissime. Ma esistono risorse e strategie interessanti. «Ci sono ad esempio associazioni che, con grande delicatezza e umanità, aiutano la paziente a gestire questo grande cambiamento fisico - spiega Pravettoni. - È un processo di accoglienza che precede la perdita  “spontanea” dopo i primi cicli di chemio, rasando (con l’utilizzo di specchi coperti) i capelli e costruendo parrucche con capelli veri del colore e forma identica a quelli della paziente». «Lo scopo - prosegue la psicologa - è restituire un aspetto familiare e naturale e ridurre lo shock del cambiamento, rendendolo quasi invisibile, anche grazie alla maggior naturalezza al tatto e alla vista dei capelli veri, rispetto a quelli sintetici. Ciò permette di ristabilire una sensazione di controllo e sicurezza, partendo da qualcosa che la persona ha “perso” contro la propria volontà. Si riduce così lo stigma sociale e si evitano sguardi o domande indesiderate. In questo modo si aiuta a mantenere privacy e la normalità nella vita quotidiana».

STRATEGIE PER AFFRONTARE LA MALATTIA

In generale, spiega Gabriella Pravettoni «Molte persone riferiscono di sentirsi più motivate ad affrontare terapie o cambiamenti quando sono a loro agio con la propria immagine. Questo aumenta quindi la compliance, ovvero un’adesione maggiore alle cure. Accanto a queste strategie pratiche è sempre importante inserire un supporto psicologico che aiuti a gestire le emozioni di fronte ai cambiamenti fisici, la perdita di femminilità/o mascolinità, lo stigma sociale; inoltre promuovere reti di pari ovvero incontrare altre persone che hanno vissuto o vivono la medesima fatica emotiva può aiutare a ridurre l’isolamento e la vergogna. Terapie psicologiche specialistiche come per esempio, la terapia cognitivo-comportamentale, o EMDR (nelle situazioni di trauma importante), possono aiutare a gestire un trauma più complesso e radicato. Attività corpo-mente, come yoga, meditazione, tecniche di rilassamento possono aiutare a regolare il sistema nervoso e a promuovere un senso di connessione con il corpo».

LE PARRUCCHE NON SONO TUTTE UGUALI

Non tutte le donne con alopecia da chemioterapia scelgono di indossare una parrucca. Ma per chi lo fa, ci sono parrucche fatte di capelli sintetici e parrucche realizzate con capelli naturali. «I capelli sintetici sono di più facile manutenzione e si lavano “come se fossero un golfino sintetico”. Ce ne sono di diverse tipologie, da quelle meno curate a quelle che riproducono fedelmente i capelli naturali. Il loro costo è di conseguenza variabile: da 200 a 1.200 euro», spiega Giusy Giambertone, presidente di Tricostarc, azienda tricologica che ha dato vita al Progetto Hair Smile, il primo in Italia per la donazione dei capelli in ambito oncologico e dermatologico.

Ci sono poi le parrucche di capelli “veri”, più piacevoli al tatto e alla vista, ma anche più costosi e difficili da mantenere perché necessitano di piega e lavaggi più frequenti. Anche in questo caso le variabili sono comunque parecchie, legate alla provenienza dei capelli, alla loro qualità e trattamento. «I più pregiati per noi sono i capelli di provenienza nazionale o europea perché più simili ai nostri. Esistono poi capelli che arrivano dalla Cina, dall’India e dal Brasile. Il loro costo è mediamente inferiore e si aggira intorno ai 1.000 dollari al chilo. I capelli italiani (o europei) costano invece tra i 6.000 e i 7.000 dollari al chilo.  Per realizzare una parrucca servono in media 300 grammi di capelli. Quindi il costo è sempre piuttosto alto, anche se variabile, in relazione anche all’accuratezza della realizzazione della parrucca. C’è poi la possibilità di dare vita a una parrucca con i propri capelli accuratamente tagliati, prima che cadano in seguito alla chemioterapia, a patto che siano sufficientemente lunghi, tenendo conto che lo scarto per la realizzazione di una parrucca è di 10-20 cm», afferma Giambertone.

DONARE I CAPELLI: A COSA SERVE E COME SI FA?

La donazione di capelli permette di realizzare parrucche a costi ridotti; è un gesto che procura gioia a chi lo fa e, al tempo stesso, costituisce un regalo per le donne che dovranno rinunciare alla propria capigliatura a causa degli effetti collaterali di alcune terapie.

«La donazione dei capelli non è solo un atto di generosità straordinario, ma è anche una splendida rappresentazione del riciclo responsabile. Questa pratica riutilizza ciò che altrimenti sarebbe considerato come “scarto” e lo trasforma in qualcosa di prezioso e significativo», osserva Giambertone, che spiega chi può donare e come:

  • ogni donna, di qualunque età, può donare i propri capelli
  • la lunghezza minima deve essere di 40 centimetri, per rendere agevole il loro utilizzo
  • per i capelli bianchi e brizzolati la lunghezza minima è invece di 25 centimetri
  • i capelli mossi o ondulati vanno misurati al naturale, evitando di tirarli o lisciarli
  • qualunque tipo di capello o colore è ammesso, anche capelli mesciati o con schiarite, a patto che non siano stati trattati con henné
  • i capelli devono essere ben puliti e asciugati
  • per tagliarli più essere utile dividerli in ciocche per evitare sprechi.

«Donare i capelli alle associazioni può avere forti benefici per chi compie questo gesto, non solo per chi lo riceve. Le persone sperimentano, infatti, una profonda soddisfazione interiore, perché vedono la propria azione trasformarsi in qualcosa di tangibile, in grado di migliorare la vita di qualcun altro. Un gesto viene così trasformato in un atto di amore e speranza», concludono Gabriella Pravettoni e Alice Viola Giudice. Le psicologhe sottolineano infine il forte legame simbolico che si crea attraverso la donazione dei capelli, che favorisce empatia e connessione tra le donne e può trasformarsi addirittura in un atto "terapeutico" per chi ha precedentemente vissuto un’esperienza simile o ha perso una persona cara a causa di un tumore.

AGEVOLAZIONI E CONTRIBUTI PER L'ACQUISTO DI UNA PARRUCCA

Oltre al supporto di associazioni e di reti di donazione, esistono agevolazioni per i pazienti oncologici che decidono di acquistare una parrucca. Il costo della parrucca per un malato di tumore in chemioterapia rientra fra le spese sanitarie detraibili con la dichiarazione dei redditi. Inoltre, pur mancando una normativa nazionale, le diverse regioni offrono contributi a parziale o totale copertura delle spese di acquisto di parrucche: per una panoramica, è utile consultare il sito di Aimac - Associazione italiana malati di cancro, parenti e amici.

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