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Oncologia

Tumori benigni del surrene e rischio cardiovascolare: i controlli sono importanti

Gli incidentalomi del surrene, tumori scoperti per caso e spesso benigni, possono associarsi a un aumento del rischio cardiovascolare. Servono controlli nel tempo e su misura, raccomanda Annamaria Colao

Scoprire un piccolo nodulo a un surrene durante una TAC o una risonanza eseguite per tutt'altro motivo è un'evenienza sempre più frequente. Si chiamano incidentalomi surrenalici e nella maggior parte dei casi si tratta di lesioni benigne, che non provocano sintomi e non richiedono un intervento chirurgico. In alcuni pazienti, però, questi noduli producono quantità lievemente aumentate di cortisolo, un ormone che, nel tempo, può favorire l'insorgenza di ipertensione, diabete e altre complicanze cardiovascolari.

Un ampio studio internazionale pubblicato su The Lancet Diabetes & Endocrinology suggerisce che, per valutare questo rischio, sia utile seguire i pazienti nel tempo. Una singola misurazione della produzione di cortisolo potrebbe non essere sufficiente. In alcuni pazienti, infatti, la secrezione dell'ormone cambia nel corso degli anni, rendendo utile un monitoraggio personalizzato. 

INCIDENTALOMI SURRENALICI: COSA SONO?

Gli incidentalomi del surrene vengono scoperti quasi sempre per caso, durante esami di diagnostica per immagini richiesti per altri motivi. Con l'aumento dell'impiego di TAC e risonanza magnetica, queste diagnosi sono diventate sempre più comuni, soprattutto nelle persone di età superiore ai 50 anni.

Nella maggior parte dei casi si tratta di tumori benigni che non crescono in modo significativo e non producono ormoni in eccesso. Una quota di pazienti, però, presenta una lieve produzione autonoma di cortisolo, una condizione nota come Mild Autonomous Cortisol Secretion (MACS), spesso priva di sintomi evidenti ma associata a un maggior rischio di malattie cardiometaboliche. 

PERCHÉ TENERE D'OCCHIO IL CORTISOLO

Il cortisolo è un ormone fondamentale per il nostro organismo: aiuta a regolare il metabolismo, la pressione arteriosa e la risposta allo stress. Quando viene prodotto in eccesso, anche in modo lieve ma persistente, può contribuire nel tempo ad aumentare la pressione arteriosa, alterare il controllo della glicemia e favorire un peggioramento del rischio cardiovascolare. Per questo motivo, nei pazienti con incidentaloma surrenalico i medici valutano non solo le caratteristiche del nodulo, ma anche la sua eventuale attività ormonale. 

UN SOLO ESAME NON RACCONTA TUTTA LA STORIA

Per capire quanto sia stabile nel tempo questa lieve eccessiva produzione di cortisolo, i ricercatori hanno analizzato i dati di oltre 2.500 persone con incidentaloma surrenalico seguite per diversi anni.

I risultati mostrano che il profilo ormonale non è immutabile: circa un paziente su cinque cambia classificazione durante il follow-up, nella maggior parte dei casi entro i primi tre anni. Questo significa che una persona inizialmente considerata a basso rischio può sviluppare nel tempo una lieve ipersecrezione di cortisolo, mentre in altri casi può verificarsi il percorso opposto. 

Secondo gli autori, questi dati indicano che una valutazione iniziale rappresenta solo una "fotografia" della situazione e che, in alcuni pazienti, il monitoraggio nel tempo può fornire informazioni più utili per orientare il percorso di cura. 

Ma quanto può dirci davvero una singola valutazione ormonale? E che cosa significano questi risultati nella pratica clinica? Ne abbiamo parlato con Annamaria Colao, professoressa ordinaria e direttrice del Dipartimento Assistenziale Integrato di Endocrinologia, Diabetologia, Andrologia e Nutrizione dell'Università Federico II di Napoli.

CHE COSA SIGNIFICA PER LA SALUTE CARDIOVASCOLARE?

Lo studio conferma che i pazienti con una persistente secrezione autonoma di cortisolo presentano una maggiore probabilità di sviluppare o vedere peggiorare l'ipertensione arteriosa, uno dei principali fattori di rischio cardiovascolare. Al tempo stesso, però, i ricercatori sottolineano che il risultato del primo test ormonale, da solo, può non bastare a predire i rischi.

A complicare ulteriormente il quadro c'è un altro aspetto: gli esami ormonali disponibili potrebbero non raccontare tutto ciò che accade nel surrene. «Un aspetto da considerare è quanto possiamo essere sicuri dei dosaggi ormonali», sottolinea la professoressa Colao. «Un incidentaloma può produrre non soltanto gli ormoni finali che misuriamo abitualmente, ma anche forme intermedie che non vengono dosate. Il rischio cardiovascolare può quindi essere presente anche quando gli esami ormonali risultano negativi». Il legame con il cuore, inoltre, non passa soltanto dal cortisolo. «Gli steroidi prodotti dal surrene possono favorire il riassorbimento di sodio, contribuendo all'aumento della pressione arteriosa, ma possono anche agire direttamente sul cuore, favorendo processi di fibrosi», spiega Annamaria Colao. 

UN FOLLOW-UP SU MISURA

I risultati dello studio non significano che tutti i pazienti debbano essere sottoposti agli stessi controlli o con la stessa frequenza. A cambiare possono essere modalità e intensità del monitoraggio, che vanno definite sulla base delle caratteristiche del nodulo, del profilo ormonale e del rischio cardiovascolare individuale.

Questo non significa, secondo Annamaria Colao, che un assetto ormonale inizialmente negativo permetta di archiviare definitivamente il problema. «Un follow-up è sempre indicato, senza mai escludere che il paziente possa avere un rischio anche in presenza di un assetto ormonale negativo». L'obiettivo non è quindi aumentare indiscriminatamente il numero degli esami, ma modulare la sorveglianza nel tempo sulla base del profilo del singolo paziente, integrando i risultati dei test ormonali con l'andamento della pressione arteriosa, del metabolismo e degli altri fattori di rischio cardiovascolare.

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