Sultana (Susy) Razon Veronesi, pediatra e vedova di Umberto Veronesi, è scomparsa oggi a Milano, città in cui era nata nel 1932. Medico pediatra, ha esercitato la professione per quarant'anni presso gli ospedali milanesi Fatebenefratelli e San Carlo. Dalla lunga unione con Umberto Veronesi ha avuto sei figli.
Nata da genitori turchi, ebrei sefarditi, venuti in Italia nel 1930, da bambina subisce le leggi razziali e la deportazione insieme ai suoi familiari. Riesce a tornare e, con grandi sacrifici, riprendere gli studi. Racconterà di essere grata ai genitori (“ci hanno protetto moltissimo, perché ci hanno fatto studiare”) e di avere potuto frequentare l’Università grazie alle esenzioni dalle tasse per merito. La madre si ammala di tumore e in quel periodo difficile (“di giorno lavoravo e studiavo, di notte curavo mia mamma”) conosce Umberto Veronesi, un giovane e brillante medico, assistente volontario, che dopo qualche anno sarà suo marito. Con lui condividerà una famiglia numerosa e una grande passione per la medicina e la ricerca, sino alla scomparsa del Professore nel 2016.
Susy Razon si laurea nel 1958 e due anni dopo ottiene la specializzazione in Pediatria. Vive da protagonista la costituzione dei primi reparti di pediatria negli ospedali milanesi Fatebenefratelli e San Carlo, il nuovo ospedale sorto in zona Baggio negli anni ‘60, con la firma fra gli altri dell’architetto Giò Ponti. Così in un’intervista televisiva la dottoressa Razon ricordava quegli anni di passione e di impegno: “Con una collega siamo andate nelle strutture vuote del Fatebenefratelli e abbiamo messo in piedi il reparto di pediatria. È stata durissima, in 10 anni ho avuto sei figli e non ho mai smesso di andare in ospedale, tornavo a casa per allattarli e spesso li portavo con me in reparto. Così ho potuto dedicarmi al mio lavoro, che non ho mai lasciato per oltre 40 anni”.
Nella sua vita per due volte deve affrontare una malattia tumorale, al seno e all’utero. Nel 2013 pubblica il libro autobiografico Il cuore, se potesse pensare. Una storia d’amore, ricerca e battaglie, edito da Rizzoli.
Negli stessi anni decide anche di interrompere il silenzio sulla terribile esperienza di sopravvissuta alla Shoah. Dopo aver scelto, come molti, di non parlare dapprima per il timore di non essere creduta e poi per non turbare la serenità dei figli, Sultana Razon diventa una lucida e attiva testimone. Racconta gli internamenti nei campi fascisti di Ferramonti, Taglio di Po, Fossoli e infine Bergen Belsen, il lager dove morì, fra i tanti altri, Anna Frank. Testimoniare, dice, è la risposta alla follia negazionista.
Nel 2018 decide di intervenire nell’acceso dibattito sull’obbligo vaccinale per i bambini con un editoriale sul Magazine Fondazione Veronesi. Nell'articolo descrive il caso di una sua piccola paziente, una bimba colpita da difterite che si sarebbe potuta evitare con il vaccino, e invita a non abbassare la guardia di fronte alle malattie infettive.
Nel 2019 il Comune di Milano le conferisce l’Ambrogino d’Oro, la massima onoreficenza cittadina, per il suo impegno di pediatra e come testimone della Shoah nelle scuole e con i ragazzi.
A Fondazione Umberto Veronesi Sultana Razon ha dedicato anni di impegno all'interno del Consiglio di Amministrazione, seguendo i progetti di ricerca scientifica e di raccolta fondi, in particolare per la ricerca sui tumori infantili.

