“Rafforzare” gli organi per resistere alla contaminazione da PFAS
- DoveUniversità degli Studi di Padova
- Durata12 mesi
- Area di ricercaNon definito
L’esposizione alle sostanze perfluorurate, definite PFAS e ampiamente utilizzate a livello industriale in tutto il mondo, è stata correlata a stress ossidativo, uno dei principali fattori responsabili dell’insorgenza di tumori maligni.
Obiettivo della ricerca sarà chiarire il legame tra esposizione ai PFAS e interruzione della barriera intestinale – una condizione che aumenta la permeabilità dell’intestino, con un maggior passaggio di sostanze nocive verso l’organismo. Verrà impiegato un modello in vitro di tessuto intestinale bio-stampato, che permetterà di convalidare l’efficacia di alcune nanoparticelle, realizzate per essere rilasciate direttamente sulla cellula bersaglio. La ricerca aiuterà a identificare nuovi farmaci, che potranno essere definiti nanoscudi, utili a rendere gli organi più resistenti alla contaminazione da PFAS. Questo aprirà la strada a nuove strategie per prevenire, o ridurre, gli effetti nocivi dovuti alla contaminazione da PFAS.
Dove si svilupperà la ricerca:
Università degli Studi di Padova
Nuove strategie per proteggere gli organi dai PFAS
- DoveUniversità degli Studi di Padova
- Durata12 mesi
- Area di ricercaNon definito
Questo progetto studia gli effetti sulla salute umana dei PFAS (sostanze perfluoroalchiliche), composti chimici molto diffusi e difficili da eliminare, concentrandosi in particolare su intestino e cuore. L’obiettivo è capire come queste sostanze possano provocare infiammazione e danni cellulari, aumentando il rischio di malattie, tra cui i tumori.
Per farlo, saranno utilizzati organoidi 3D, cioè piccoli modelli di tessuti umani stampati in laboratorio, che riproducono il funzionamento dell’intestino e del cuore. Su questi modelli saranno testati nuovi nano-sistemi di protezione composti da minuscole particelle e componenti naturali derivati da cellule staminali, capaci di difendere i tessuti e ridurre l’infiammazione.
Lo studio in questione permetterà di osservare come il danno intestinale causato dai PFAS possa influire anche sul cuore e di valutare l’efficacia di questi sistemi protettivi nel prevenirne gli effetti. I risultati potranno aprire la strada a nuove strategie per ridurre i rischi legati ai PFAS e tutelare meglio la salute delle persone.
