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tumori cerebrali

«Con il tumore ho scoperto una forza che non pensavo di avere»

Domenico ha ricominciato a vivere dopo il tumore cerebrale che lo ha colpito a 18 anni. Finite le cure ha recuperato la maturità, ripreso gli studi e oggi guarda al futuro con una nuova consapevolezza

A vent'anni Domenico è tornato a guardare avanti. Ha da poco iniziato un tirocinio in un'agenzia viaggi, va in palestra e pensa al suo futuro con entusiasmo. Solo tre anni fa, però, la sua quotidianità è stata stravolta da un germinoma del sistema nervoso centrale, un tumore cerebrale raro che colpisce prevalentemente bambini e giovani adulti.

Domenico si è accorto che qualcosa non andava quando ha notato alcune difficoltà nel camminare, cadeva spesso. La causa di questi disturbi era un idrocefalo, ovvero un accumulo del liquido cerebrospinale che gli rendeva faticoso compiere anche i gesti più semplici.

Dopo il ricovero al Policlinico di Bari, dove è stato sottoposto a un delicato intervento neurochirurgico, sono seguiti quattro cicli di chemioterapia, un mese di radioterapia e un lungo percorso di riabilitazione.

Se per Domenico la malattia è stata una prova da affrontare giorno dopo giorno, per la madre Vittoria è stato soprattutto un percorso fatto di paura e speranza. «All’inizio è stata davvero dura, vedere il dolore di un figlio è emotivamente difficile da gestire e la mia ansia, già presente in me per natura, si è esasperata in quel periodo. Vedere piccoli miglioramenti ed essermi affidata ai medici mi ha aiutata a superare questo momento», racconta.

Nei mesi più difficili la famiglia gli è sempre rimasta accanto. Un sostegno speciale è arrivato dalla nonna Margherita, che lo ha accompagnato durante i ricoveri: «Per me non è solo una nonna, è una seconda madre».

Il percorso di cura non è stato semplice. La perdita dei capelli, ad esempio, è stata uno degli aspetti più difficili da affrontare. «A volte si pensa che vedere i propri capelli cadere sia meno impattante per i maschi, ma per me è stata una sfida psicologicamente molto dura. Portavo sempre il cappellino, lo toglievo soltanto quando andavo a dormire», ricorda Domenico. Anche la scuola si è fermata. «Ho dovuto sospendere gli studi, ma una volta concluse le terapie ho recuperato l'esame di maturità. Oggi frequento un corso di formazione nel campo del Turismo e guardo al futuro con molto entusiasmo».

«Questa difficile esperienza mi ha reso la persona che sono oggi. Se cinque anni fa mi avessero detto che avrei superato un tumore al cervello non ci avrei mai creduto. Invece ho scoperto una forza che non pensavo di avere». Tra i ricordi che porta con sé ce n'è uno in particolare. Durante una terapia, la nonna gli ha detto una frase che è diventata il suo motto: «Il leone è ferito, ma non è morto».

Le cure si sono concluse e i controlli, inizialmente trimestrali, sono diventati annuali. L'attesa dei risultati dei vari esami continua a mettere in apprensione Vittoria. «Adesso, però, è lui a tranquillizzare me», racconta.

A chi oggi sta affrontando un percorso simile, Domenico lascia un messaggio semplice: «Può sembrare una frase scontata, ma bisogna trovare la forza di non mollare mai. Io l'ho trovata pensando a tutto quello che avrei voluto fare una volta finite le cure».

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