«Per molti anni la mia ansia ha avuto un volto ben preciso. Fin da giovanissima mi svegliavo nel cuore della notte con gli attacchi di panico e vivevo in uno stato di allerta costante. A un certo punto quell'ansia aveva iniziato a influenzare anche il mio rapporto con il cibo. Siccome i momenti di maggiore agitazione erano accompagnati da forti disturbi gastrointestinali, avevo finito per sviluppare un comportamento evitante. Per paura di stare male, mangiavo sempre meno, o non mangiavo affatto.
Intorno al 2010 ho deciso di chiedere aiuto e ho iniziato un percorso di psicoterapia. È stato un cammino lungo, che mi ha permesso poco alla volta di conoscermi meglio e di ritrovare un equilibrio. Proprio quando iniziavo a sentirmi finalmente in pace con me stessa, è arrivata la diagnosi di cancro al seno.
LA DIAGNOSI
Me ne sono accorta quasi per caso. Stavo guidando quando ho sentito che la cintura di sicurezza mi dava fastidio sul seno. Quel dolore continuava a tornare e così mi sono rivolta al mio medico di famiglia, che mi ha consigliato un'ecografia. Mi ha detto infatti che quella formazione probabilmente non era un semplice nodulo.
Prima ancora di ricevere la diagnosi definitiva, ho ricontattato la mia psicoterapeuta. Il mio pensiero non era soltanto il tumore. Avevo una paura ancora più grande: che tornasse l'ansia di un tempo e che, insieme a lei, ricomparissero anche i disturbi alimentari che avevo faticosamente superato.
Lei mi ha detto una frase che ancora oggi porto con me: “ora che abbiamo davanti la paura, possiamo accoglierla e lasciarci guidare da essa” e mi ha consigliato di rivolgermi a un nutrizionista, così da monitorare la mia alimentazione durante le cure e prevenire il rischio di ricadere nei vecchi meccanismi.
Poco dopo è arrivata la conferma: un carcinoma mammario infiltrante ormonosensibile. Ho iniziato il percorso terapeutico fatto di chemioterapia, radioterapia e terapia ormonale.
PRENDERMI CURA DI ME
Durante la malattia ho capito che, oltre alle terapie, avevo bisogno di continuare a prendermi cura di me stessa.
Ho proseguito la psicoterapia, mi sono convinta a farmi seguire da una nutrizionista e ho cercato di mantenere il corpo in movimento. La palestra mi ha aiutata moltissimo, sia a gestire alcuni effetti collaterali delle cure sia a liberare la mente. Durante il periodo della pandemia, quando tutto sembrava essersi fermato, camminavo tantissimo. Quelle passeggiate erano diventate uno spazio tutto mio, un modo per respirare e ritrovare un po' di serenità.
Anche tenere un diario è stato fondamentale. Durante le visite mediche spesso mi capitava di andare in confusione e le domande mi venivano in mente solo una volta tornata a casa. Così ho iniziato ad annotarle tutte, per poi portarle all'appuntamento successivo. Scrivo dall’età di undici anni e durante la malattia ho sempre scritto, anche nei momenti più difficili. Quando sentivo arrivare l'ansia o un attacco di panico, mettevo tutto nero su bianco. Era come dialogare con quella parte di me che avevo sempre cercato di zittire.
IMPARARE AD ASCOLTARSI
Se c'è una cosa che il tumore mi ha insegnato è che non tutto va combattuto. Per questo non mi è mai piaciuta la retorica della battaglia contro il cancro. Io non volevo combattere il tumore, perché il tumore era nel mio corpo e faceva parte della mia storia e di me. Quello che potevo fare era prendermi cura di me stessa, ogni giorno, con gli strumenti che avevo.
Anche l'ansia continua a fare parte di me. Non è scomparsa. La differenza è che oggi non provo più a ignorarla o a scacciarla. La ascolto. So che c'è e non le permetto più di decidere al posto mio.
Tutto quello che ho imparato è confluito nel libro autobiografico "C'è voluto un cancro - Storia di una rinascita" pubblicato nel 2023. Ho anche dato vita al progetto "Donne in Rinascita", uno spazio in cui raccolgo le storie di altre donne che hanno affrontato un tumore. Organizziamo anche incontri dedicati a temi di cui troppo spesso si parla poco, come la sessualità, l'affettività e la qualità della vita durante e dopo la malattia. Per molto tempo ci si è concentrati soprattutto sulla sopravvivenza. Oggi sappiamo che questo non basta. È importante aiutare le persone a vivere nel miglior modo possibile anche durante le cure e dopo la loro conclusione.
Molti mi chiedono se il tumore mi abbia cambiata, ma io rispondo di no. Non credo di essere diventata una persona diversa, penso piuttosto che questa esperienza abbia permesso alle tante versioni di me stessa di incontrarsi. È come se avesse rimesso insieme pezzi che erano rimasti sparsi per troppo tempo.
Se dovessi dare un consiglio a chi oggi sta affrontando un tumore, direi questo: ascoltatevi. Piangete se avete bisogno di piangere, restate in silenzio se sentite che è quello che vi serve, chiedete aiuto quando ne avete bisogno. Non cercate di essere forti a tutti i costi. Prendersi cura di sé significa anche concedersi il diritto di sentire tutto quello che si prova, momento per momento».


