È circa 200 volte più dolce dello zucchero e di conseguenza se ne possono usare quantità molto più ridotte per ottenere lo stesso effetto dolcificante. È questa una delle caratteristiche che hanno determinato il successo dell’aspartame, un dolcificante artificiale sul mercato ormai da più di 40 anni, disponibile sotto forma di compresse in alternativa allo zucchero e presente nelle bevande “zero”, nelle gomme da masticare, in molti prodotti di pasticceria e confetteria, prodotti lattiero-caseari e anche farmaci o cosmetici. L’aspartame e gli altri dolcificanti artificiali vengono utilizzati in quantità estremamente ridotte e di conseguenza il loro apporto calorico alla dieta è trascurabile; per questa ragione a volte vengono descritti come “non-nutrienti”.
Dal punto di vista della classificazione e della regolamentazione degli alimenti, l’aspartame rientra nella categoria degli additivi alimentari e viene indicato in etichetta con la sigla E951.

| Dentro l’aspartame. Una volta arrivato nell’intestino, questo dolcificante si scinde nei tre metaboliti fenilalanina, acido aspartico e metanolo, sostanze che vengono prodotte anche in seguito al consumo di numerosi alimenti come frutta e verdura. In realtà, il contributo dell’aspartame alla presenza di questi composti nell’organismo è in genere decisamente inferiore rispetto a quello dei cibi normalmente portati in tavola. Se in linea di massima questi metaboliti non creano problemi alla popolazione generale, la presenza di fenilalanina rappresenta però un problema per le persone affette da fenilchetonuria. A causa di un'alterazione del metabolismo dell’aminoacido fenilalanina, queste persone possono andare incontro a un accumulo della sostanza che a sua volta può creare danni a livello cerebrale. Chi soffre di questa patologia deve quindi prestare particolare attenzione al contenuto di aspartame nei cibi e nelle bevande. |
Aspartame e salute
La sicurezza dell’aspartame è stata valutata da numerose agenzie internazionali che hanno analizzato i risultati degli studi condotti su uomini e su animali nel corso degli anni. Una delle difficoltà incontrata dagli esperti nell’analizzare i dati e arrivare alle conclusioni è legata al fatto che spesso si tratta di studi datati e portati avanti in periodi nei quali le regole per determinare il disegno sperimentale delle ricerche non era definito in modo rigoroso come è oggi.
Detto ciò, e nonostante alcune lievi differenze nei giudizi, le valutazioni delle diverse agenzie concordano su un punto: il consumo di aspartame alle dosi normalmente assunte oggi dalla popolazione è sicuro. Queste dosi sono in genere molto inferiori alla cosiddetta dose giornaliera ammissibile (DGA; in inglese acceptable daily intake o ADI) fissata in Europa a 40 mg per chilogrammo di peso corporeo al giorno.
A quanto corrisponde questa dose ammissibile? Ammettendo che non ci siano altre fonti di assunzione di aspartame, per raggiungere i 40 mg per kg di peso corporeo una persona di 70 kg dovrebbe consumare in una giornata tra 9 e 14 lattine di una bevanda “zero”, che contiene in media 200-300 mg di aspartame.
Aspartame e cancro
Il dubbio su un possibile legame tra aspartame e tumori ha cominciato a farsi strada molti anni fa, anche con il contributo di uno studio italiano dell’Istituto Ramazzini di Bologna nel 1997. Lo studio, condotto su modelli animali, mostrava un aumento del rischio di sviluppare tumori nei roditori che assumevano aspartame rispetto a quelli che non lo assumevano, con un rischio soprattutto per alcuni tumori del sangue e per il tumore del fegato. Questo studio nel tempo è stato però criticato per diversi aspetti metodologici che hanno in un certo senso ridotto la forza del legame emerso tra aspartame e rischio di cancro.
Lo studio, assieme a molti altri, è stato comunque preso in considerazione nelle revisioni delle diverse agenzie per la salute al fine di determinare la sicurezza dell’aspartame.
- Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC). Nel 2023 ha classificato l'aspartame come “possibilmente cancerogeno per l’uomo” (Gruppo 2B). Il giudizio indica che la forza dei dati a sostegno di un legame diretto tra aspartame e cancro nell’uomo è limitata, così come quella relativa al legame nei modelli animali e ai meccanismi alla base dell’aumento del rischio.
- Comitato Congiunto FAO/OMS di Esperti sugli Additivi Alimentari (JECFA). Nel 2023 è giunto alla conclusione che le prove di un’associazione tra il consumo di aspartame e il cancro negli esseri umani non sono convincenti e ha confermato l’attuale dose giornaliera ammissibile.
- Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA). Nel 2013 ha concluso che l’aspartame e i suoi prodotti di degradazione sono sicuri per il consumo umano ai livelli di esposizione attuali.
La ricerca non si ferma
Nonostante le rassicurazioni delle principali agenzie internazionali, gli esperti continuano a valutare la sicurezza delle prove soprattutto perché alcuni studi non escludono del tutto il legame tra aspartame e rischio di tumori o di obesità.
In particolare, EFSA aggiorna continuamente le valutazioni sulla sicurezza degli additivi oltre all’aspartame puro (E951), valutando per esempio anche la combinazione aspartame-acesulfame (E962). Per quanto riguarda l’acesulfame (E950), nel 2025 l’EFSA ha concluso che l’assunzione di questo additivo è sicura alla nuova dose giornaliera ammissibile di 15 mg per kg di peso corporeo (in precedenza la dose era 9 mg per kg di peso corporeo).
Alcuni studi osservazionali inoltre mostrano un’associazione tra consumo di dolcificanti e obesità, anche se non è stato dimostrato un rapporto causale diretto. In generale piuttosto di ricorrere all’utilizzo dei dolcificanti al posto di alimenti zuccherati, per effettuare una reale scelta di salute converrebbe limitarsi al consumo moderato di cibi naturalmente dolci come frutta e latticini.
