Glutine e rischio di tumori
Il glutine, una proteina presente in numerosi alimenti molto comuni sulle nostre tavole, viene spesso visto come nemico della salute, ma in realtà non ci sono studi che indichino un legame tra consumo di glutine e aumento del rischio di tumore nella popolazione generale. L’impatto del glutine sulla salute di chi è affetto da celiachia o altre condizioni mediche specifiche è invece decisamente più pesante, seppur gestibile con alcune accortezze e il supporto del medico.
- Nella popolazione generale, il consumo di glutine non crea particolari problemi alla salute e non aumenta il rischio di sviluppare tumori.
- Secondo quanto riportato in alcuni studi il glutine, soprattutto quello consumato attraverso cereali integrali, aiuta a ridurre il rischio di tumore del colon-retto.
- Nelle persone con celiachia non controllata la presenza di glutine nella dieta contribuisce ad aumentare il rischio di tumore del colon-retto e di linfomi.
- In assenza di celiachia o di altre patologie legate al glutine, una dieta gluten-free non è una scelta vincente e potrebbe anche portare a carenze nutrizionali o diete sbilanciate.
Cos’è il glutine?
Quando si parla di glutine si intende un complesso proteico formato in particolare da due gruppi di proteine, le gliadine e le glutenine. È presente in molti cereali (ma non in tutti!) come frumento, orzo e segale e grazie alle sue proprietà chimiche e fisiche è in grado di determinare la struttura e la consistenza degli impasti. Le gliadine ne influenzano infatti la viscosità, mentre le glutenine conferiscono elasticità e forza al composto. Particolare attenzione deve essere posta alla prolamina, una delle proteine del glutine che determina l’effetto tossico in chi soffre di celiachia.
Pane, pasta, pizza e altri alimenti molto comuni sulle nostre tavole contengono naturalmente glutine, ma ci sono anche casi nei quali il glutine viene estratto e concentrato per poter poi essere aggiunto a cibi pronti, condimenti o integratori come agente legante o per modificare la consistenza del prodotto stesso.
Le proteasi presenti nel nostro organismo, enzimi deputati a “scomporre” e digerire le proteine, sono in grado di digerire solo parzialmente il glutine, ma nella maggior parte delle persone questo livello è sufficiente per non creare problemi di salute. Diverso è invece il caso di chi soffre di celiachia o di altre patologie legate al glutine.
Quando il glutine è nemico della salute
In alcune persone geneticamente predisposte, l’assunzione di glutine porta a uno stato di infiammazione cronica dell’intestino tenue chiamato celiachia (o malattia celiaca). È una patologia autoimmune che interessa circa l’1% della popolazione italiana e del mondo occidentale in generale e che, se non trattata, può portare a conseguenze negative importanti per la salute.
Nelle persone con celiachia, il glutine danneggia i villi intestinali e riduce o impedisce l’assorbimento dei cibi, dando il via a una serie di sintomi che possono essere molto vari sia per tipologia che per intensità. Tra questi ci sono:
- Sintomi gastrointestinali, come dolore addominale, crampi, senso di pienezza o diarrea;
- Sintomi generali, come perdita di peso in assenza di diete dimagranti, affaticamento o ritardo della crescita nei più piccoli. Infine, si può presentare un’eruzione cutanea non legata al contatto, ma all’ingestione del glutine, chiamata dermatite erpetiforme.
Oltre alla celiachia esistono altri disturbi legati al glutine che non devono essere sottovalutati:
- Sensibilità al glutine non celiaca: è una condizione meno definita rispetto alla celiachia. Chi ne soffre va incontro a sintomi simili a quelli della celiachia, ma non presenta in realtà anticorpi specifici o danni intestinali.
- Allergia al grano: è una reazione immunitaria contro le proteine del frumento e viene diagnosticata attraverso test cutanei.
- Atassia da glutine: una rara malattia neurologica autoimmune nella quale, in risposta all’ingestione di glutine, l’organismo genera anticorpi che vanno ad attaccare i centri dell’equilibrio che si trovano nel cervello.
Glutine e cancro
Ad oggi non esistono dati a sostegno di un legame tra ingestione di glutine e aumento del rischio oncologico nella popolazione generale, non affetta da celiachia. A onor del vero, non sono molti gli studi che hanno esaminato questa associazione, ma un’analisi che ha seguito per tre decenni oltre 200.000 persone senza malattia celiaca ha mostrato che in individui non celiaci non c’è un legame tra livello di assunzione di glutine con la dieta e rischio di sviluppare alcuni tumori dell’apparato digerente, tra i quali quelli del cavo orale, dell’esofago, dello stomaco, del pancreas, del fegato e del colon-retto. Alcuni studi suggeriscono addirittura che, in persone senza celiachia, il glutine potrebbe ridurre il rischio di tumore del colon-retto, soprattutto se associato al consumo di cereali integrali.
Nei soggetti celiaci, invece, l’infiammazione cronica causata dal glutine può favorire lo sviluppo di alcuni tipi di linfoma e tumori dell'esofago, dell’intestino tenue o del colon-retto. Gli studi mostrano però che esiste una soluzione per tenere sotto controllo il rischio: nelle persone celiache che seguono una dieta rigorosamente gluten-free per cinque o più anni il rischio oncologico scende e raggiunge valori simili a quelli della popolazione generale.
Dieta gluten-free, sì o no?
Per chi soffre di celiachia o di disturbi associati al glutine, eliminare questa proteina dalla dieta è l’unica terapia al momento disponibile. È molto efficace e oggi, almeno in Italia e nei paesi occidentali, è piuttosto semplice da seguire grazie alla presenza sul mercato di numerosi prodotti senza glutine, riconoscibili dal disegno di una spiga sbarrata sulla confezione.
Per aiutare le persone che hanno problemi con il glutine a scegliere in sicurezza i cibi da portare in tavola, l’Associazione Italiana Celiachia mette a disposizione sul proprio sito una guida (ABC della dieta del celiaco) nella quale gli alimenti sono divisi in tre categorie: alimenti permessi (glutine sicuramente assente), alimenti a rischio (possibile rischio di presenza di glutine), alimenti vietati (glutine sempre presente).
Sono molte però le persone che, pur non essendo celiache o sensibili al glutine, scelgono di seguire una dieta gluten-free. Le ragioni sono molteplici e vanno dall’idea, errata, che una dieta senza glutine aiuti a dimagrire e sia sempre più sana di una che lo contiene, all’imitazione di alcune star che hanno deciso di intraprendere questa scelta alimentare.
In realtà, i dati mostrano che per la popolazione generale la dieta gluten-free non solo non aiuta la salute, ma si associa a diversi svantaggi:
- Rischio di carenze nutrizionali: chi segue questi regimi tende ad avere carenze di fibre, ferro, acido folico e vitamine del gruppo B rispetto a chi consuma prodotti integrali con glutine.
- Maggior esposizione ad additivi e nutrienti non naturalmente previsti: grassi, zucchero e sodio vengono aggiunti ai cibi per compensare la mancanza di elasticità data dal glutine.
- Aumento della spesa: la versione senza glutine di un prodotto viene in genere venduta a prezzi più elevati rispetto a quella classica.
